24 dicembre 2002

Depuratori, Cuffaro ed una firma che vale 550 miliardi

La Sicilia rischia di perdere 550 miliardi di finanziamenti CEE per interventi nel campo della tutela delle acque, se Cuffaro non firmerà entro il 31 Dicembre l'accordo quadro tra Regione e Stato

Una diecina di associazioni, tra circoli locali di LEGAMBIENTE e strutture associative di base come il circolo "Metropolis" di Castellammare del golfo e l'associazione "Peppino Impastato" di Cinisi e Terrasini, si sono riunite nel "Coordinamento Ambientalista del Golfo di Castellammare", per affrontare i problemi di quest'area indicata già negli anni 80 nel piano regionale delle acque ed anche recentemente dalla CEE, come area a rischio, suscettibile di interventi duri tecnologicamente, da parte delle istituzioni locali e regionali. E' d'altronde un'area bellissima, sulla quale, però, un'eccessiva antropizzazione ha provocato guasti incommensurabili: le zone costiere, da Alcamo Marina a Balestrate, a Trappeto e alla Ciammarita, sono state invase e deturpate, nel corso degli anni, da una fungaia di villette abusive e da colate di cemento, mentre in tempi recenti il comune di Castellammare ha programmato interventi di edilizia alberghiera a Scopello a ridosso della riserva orientata dello Zingaro; d'altra parte due grossi impianti di distillazione dei residui della lavorazione del vino, l'Enodistil di Alcamo e la Distilleria Bertolino di Partinico ed altre aziende vinicole, hanno fatto il resto, appestando l'aria e rendendo, a volte, le acque del mare "colore del vino".

Tutto ciò ha provocato negli ultimi anni nell'area del Golfo problemi di inquinamento delle acque del mare e dei torrenti, presenze di mitili nelle zone più degradate e fenomeni di eutrofizzazione.

Occorreva quindi affrontare i problemi del degrado ambientale dal punto di vista complessiva dell'ecosistema Golfo, che superasse il dato locale e la suddivisione del territorio in due province (Trapani e Palermo).

Dall'elaborazione di un primo dossier con la situazione dei depuratori, paese per paese, si sono scoperte situazioni paradossali, come quella di Castellammare che ha un depuratore non funzionante da sempre e però un finanziamento di otto miliardi fin dal 1991, non utilizzato, in una costa in cui d'estate affluiscono migliaia di villeggianti stagionali, da Scopello ad Alcamo Marina, a Balestrate, a Trappeto e Terrasini, dove però mancano, non funzionano o non sono adeguati gli impianti di depurazione e spesso e volentieri, anche le reti fognarie.

Il Coordinamento ambientalista ha chiesto ed ottenuto un incontro con la dottoressa Silvia Coscienza, sub-commissario regionale alle acque reflue, per chiedere che si intervenisse di conseguenza, per adeguare gli impianti esistenti o per realizzarli dove non esistono, favorendo, laddove possibile, il riuso delle acque reflue. Nel corso dell'incontro abbiamo scoperto che c'è un progetto stralcio in Sicilia per questi interventi, in base alle richieste dei singoli comuni, che prevede in una prima fase le cose da noi richieste, con la possibilità di poter utilizzare circa 550 miliardi di finanziamenti da parte della Cee, con i fondi strutturali e con quelli Cipe; per quanto riguarda la nostra zona, pur in presenza di qualche contraddizione, come quella del Comune di Borgetto che, avendo una rete fognaria cittadina incompleta, tuttavia chiede ed ottiene finanziamenti per una zona di villeggiatura, o del comune di Partinico, che ha dagli anni 80 un impianto per il riuso delle acque reflue pronto, ma mai messo in funzione, tuttavia si tratta di interventi utili per far diminuire il livello del degrado.

Tutto sembrerebbe normale, ma qua scatta la sorpresa: questi fondi non potranno essere utilizzati e andranno persi se il solito Cuffaro, governatore regionale e commissario straordinario di tutto, compresa l'emergenza idrica e le acque reflue, non firmerà prima del 31 Dicembre un accordo di programma quadro tra Stato e Regione con i ministeri dell'Ambiente, delle Infrastrutture, delle politiche comunitarie e dell'economia, cosa che finora, inspiegabilmente non ha fatto.

Lo stesso Ministro dell'Ambiente Mattoni, qualche giorno fa gli ha inviato una lettera, bacchettandolo e affermando che non si può continuare con la politica degli interventi straordinari della Protezione Civile, ma bisogna cominciare con la programmazione degli interventi, pena la perdita dei finanziamenti da parte della Comunità europea: In assenza della sottoscrizione di uno strumento di programmazione "non è possibile rendicontare alla Commissione Europea le spese sostenute entro il 31 Dicembre per gli interventi relativi al settore del ciclo integrato dell'acqua e utilizzare i fondi Cipe per le aree depresse destinate alla Regione per infrastrutture". Come si vede, l'Amministrazione regionale, come sempre, perde il pelo ma non il vizio.

Gino Scasso

scassogino@tiscalinet.it

 

 

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