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Il caso Vittoria Interventi |
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Criminalità e mafia a Vittoria e nel Ragusano Da Le prospettive di sviluppo dell'area di Vittoria di Antonio Dallara e Paolo Rizzi. Laboratorio Economia Locale - Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Economia, Piacenza. Gennaio 2000.
Il dato negativo più evidente è quello della criminalità organizzata. La provincia di Ragusa è stata considerata per anni l'isola felice della Sicilia, lontana dalle aree a più elevata presenza mafiosa (Palermo, Catania, Agrigento, Trapani); secondo scrittori siciliani (Gambetta (1), Centorrino) le province sud-orientali dell'isola hanno sempre espresso una mafia debole. In realtà un'analisi storiografica più attenta aiuta a comprendere come il fenomeno sia fortemente radicato anche nella provincia ragusana come nel resto della Sicilia (2). Soprattutto la storia degli ultimi quindici anni con oltre cento morti dimostra come l'anomalia della provincia "babba" sia solo uno stereotipo legato forse allo stile discreto e meno violento dei boss del passato. In realtà già dagli anni Ottanta con il clan di Turi Gallo per arrivare al periodo sanguinario dei fratelli Carbonaro e all'attuale gestione Dominante, la Stidda di Vittoria in particolare ha assunto ruoli e caratteristiche che la distinguono dalle vicende dei corleonesi di Palermo, ma la caratterizzano come forma criminale altrettanto organizzata e violenta: i fatti di sangue del gennaio del '99 lo dimostrano in tutta la loro cruenza. Se fino agli anni Sessanta la mafia ragusana mantiene un carattere discreto e un'incidenza contenuta nella vita sociale, con rarissimi casi di sangue, con l'avvento del boom serricolo e della ricchezza del nuovo distretto agricolo si rafforza la presenza mafiosa nell'area. In generale le diverse forme mafiose hanno un unico modello di controllo dell'economia attraverso l'inserimento nel settore edile e più in generale degli appalti, attraverso la trasformazione delle proprie attività in imprese legali per il riciclaggio dei proventi delle attività sommerse e illegali (3). Nella criminalità economica mafiosa si distinguono tradizionalmente tre fasi distinte:
L'analisi macroeconomica tradizionale porta all'affermazione che la mafia danneggia lo sviluppo economico e la crescita di un dato territorio. E' provato che esiste un rapporto negativo tra la presenza della criminalità organizzata e lo sviluppo economico, configurando la presenza criminale e mafiosa come un vincolo e un elememto frenante alla crescita. A livello microeconomico gli operatori in genere adottano strategie di adattamento alla mafia, internalizzandone il costo sociale e imparando a gestire questo costo aggiuntivo, ad esempio con l'evasione fiscale. Quindi il legame mafia-sottosviluppo non risulta sempre valido. Infatti si registrano casi di imprenditoria di successo anche nelle zone a più alta densità mafiosa e Vittoria ne è un esempio paradigmatico. Gli effetti principali della criminalità organizzata sulle condizioni di produzione e di equilibrio di un sistema economico risultano:
Infine la presenza crimimale condiziona anche le scelte localizzative delle imprese, costituendo un evidente vincolo alle politiche di attrazione degli investimenti. Per il sistema Vittoria tutti questi elementi di vincolo allo sviluppo e alterazione delle forme di concorrenza causati dalle presenze criminali organizzate, risultano un ulteriore punto di debolezza alla crescita territoriale e del distretto agricolo in particolare; soprattutto quando i fabbisogni del sistema appaiono quelli di maggiore capacità promozionale e di marketing territoriale, oltre che di maggiore apertura ai capitali e alle tecnologie esterne.
Note (1) Gambetta D., The Sicilian mafia: the business of private protection, Cambridge, Mass, Harvard University Press, 1993. (2) Ruta C., Cono d'ombra. La mafia a Ragusa, Palermo, Edizioni La Zisa, 1997. Risulta emblematico come gli unici due rapporti recenti di analisi sociale dell'area vittoriese trattino principalmente il tema della presenza mafiosa. (3) Centorrino M., La spina A., Signorino G., Il nodo gordiano, Roma-Bari, Laterza, 1999.
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