Caso Vittoria

Delitti 1980-2001

 

Agguati vittoriesi

Di là dalle sordine, vari elementi, corroborati dai numeri, fanno di Vittoria un caso nazionale, riguardo ai fenomeni di mafia. Dalle cronache giudiziarie risulta che nei passati anni novanta oltre un migliaio di cittadini, cioè circa uno su sessanta, è stato indagato e processato per reati associativi o connessi al traffico di narcotici. E una tale media non ha riscontri nell'intero sud. Ugualmente significativo è il numero dei carcerati in rapporto alla popolazione. Nel 1999 ne risultano circa cinquecento, cioè uno ogni centoventi abitanti, quando la proporzione italiana è di un carcerato ogni mille cittadini. Ma l'elemento più sintomatico rimane quello degli atti di sangue, che nel vittoriese hanno espresso livelli qualitativi inusitati, pure in chiave militare, con il ricorrere dimostrativo di agguati mortali, e talora di stragi che hanno reso visibili agli italiani, sia pure per attimi, gli orrori del sud-est. Perché se ne abbia nozione e s'intenda quanto sia incongruo il silenzio, ecco una traccia cronologica degli eventi più importanti.

 

9 settembre 1983. Per volontà di Turi Gallo, giovane emergente, viene assassinato il vecchio boss di Vittoria Giuseppe Cirasa (foto a destra). Nel commando, Silvio e Claudio Carbonaro.

11 novembre 1984. In una villetta alla periferia di Vittoria vengono uccise tre persone. E' un regolamento di conti, con evidenti richiami dimostrativi, messo in opera dalla fazione di Turi Gallo.

Dicembre 1986. Ai vittoriesi di Turi Gallo giunge richiesta, da Palermo, di predisporre un commando per l'uccisione di Vito Ciancimino e Ignazio Salvo. Ma l'operazione non ha luogo perché Claudio e Silvio Carbonaro, che dovrebbero dirigere la squadra, si oppongono, rivendicando l'autonomia del gruppo dai palermitani.

Febbraio-giugno 1987. Avviene in tre momenti lo sterminio della famiglia Gallo. Il 19 febbraio viene ucciso Turi (foto a sinistra). Il 7 maggio cadono Vittorio e Giovanni, rispettivamente zio e fratello del primo. L'operazione si chiude il 2 giugno, con l'uccisione di Giuseppe, padre del capomafia.

10 marzo 1989. Muore in una imboscata, ordita da Luigi Mallia e altri associati al clan, il professore Biagio Gravina. Nei mesi successivi tutti i responsabili dell'omicidio vengono uccisi, per volontà di Carmelo Dominante e i fratelli Carbonaro, che hanno assunto la guida dell'organizzazione.

9 giugno 1989. Su mandato dei Carbonaro, viene ucciso Salvatore Incardona, operatore del mercato ortofrutticolo di Vittoria. Sollecitava i colleghi della struttura pubblica a reagire alla mafia.

28 luglio 1989. Sulla strada Gela-Scoglitti, un commando vittoriese uccide il boss gelese Giuseppe Rinzivillo, alleato di Giuseppe Madonia.

Luglio 1990. Su mandato della cosca Grassonelli di Agrigento, è strage a Porto Empedocle tra la folla, con tre morti e tre feriti. Il commando è a direzione vittoriese.

25 settembre 1990. Per ordine dei Carbonaro vengono assassinati tre giovani rapinatori, perché, come comfesseranno poi gli artefici dell'eccidio, responsabili di avere leso l'autorità del clan e di allarmato la cittadinanza vittoriese.

26-30 settembre 1990. A integrazione della strage anzidetta, vengono uccisi altri tre ragazzi, appartenenti alla stessa banda. Su indicazione di alcuni rei confessi, i resti verranno ritrovati alcuni anni dopo.

5 novembre 1990. Strage dimostrativa con quattro morti in una villetta di Costa Fenicia, località balneare di Vittoria (foto a destra). Bersagli sono Roberto e Franco Piscopo, emergenti del gruppo e sospettati di contiguità con i Madonia di Gela. ra le vittime Serafina De Luca, di Torre del Greco, legata a Franco Piscopo ma estranea alle faide vittoriesi.

27 novembre 1990. Strage a Gela in tre punti della città, su disposizione degli Iannì-Cavallo. L'obiettivo è di decapitare la fazione concorrente dei Rinzivillo-Madonia. L'operazione, concertata con i Dominante-Carbonaro in un covo del ragusano, ha un esito di otto morti e sette feriti. Nel commando diversi sicari vittoriesi.

10 novembre 1992. Su disposizione degli Iannì-Cavallo viene ucciso a Gela l'orefice Gaetano Giordano. Un reo confesso di mafia, Angelo Di Stefano, poi rivelerà che a eseguire l'operazione è stato il vittoriese Sebastiano Amodei, "esattore" dei Dominante-Carbonaro.

5 luglio 1993. A Caucana, località turistica nei pressi di Vittoria, un ragazzo ventenne, Andrea Castelli, viene ucciso con un colpo di pistola alla testa da un gelese del gruppo Iannì-Cavallo che è sfuggito da poco agli arresti. Il giovane aveva difeso la sorella dalle insolenze del latitante.

marzo-giugno 1996. E' guerra fra il clan Dominante e i Russo di Niscemi. Vengono uccisi a Vittoria Rosario Foresti, fratello di un affiliato ai niscemesi, Emanuele Scaretti e Sebastiano Amodei.

14 luglio 1996. Sotto i colpi di un commando vittoriese cadono Raffaele Di Stefano, Angelo Di Nicola e Gaetano Butera, legati ai Russo di Niscemi. I loro corpi vengono trovati nei pressi di Vizzini.

Ottobre 1997. Nel carcere siracusano di contrada Cavadonna, gli esponenti di maggiore spicco del clan vittoriese preparano un piano per uccidere sei rei confessi con alcuni bisturi. Ma l'operazione viene sventata dalla Dda catanese, messa al corrente dal boss sciclitano Pietro Ruggieri, che ha partecipato alle fasi preliminari del progetto.

20 aprile 1998. Viene ucciso nel centro di Vittoria Giuseppe Radicia, nipote del capomafia Carmelo Dominante.

2 gennaio 1999. Strage a Vittoria dentro il bar di un distributore Esso (foto sotto). Il bilancio è di cinque morti, fra cui Angelo Mirabella, elemento di spicco delle squadre di Carmelo Dominante. Fra gli uccisi, due giovani estranei alle faide di mafia.

22 marzo 2000. Viene ucciso a randellate Filippo Aiello, ex prete di Bagheria, fratello del defunto Michelangelo, ex sindaco della cittadina del palermitano e già inquisito per mafia. L'omicidio avviene in una villa nei pressi di Acate, dove la vittima dimorava dai primi anni ottanta, quando l'intera famiglia Aiello si è spostata nell'Ippari.

23 marzo 2000. Viene uccisa a Scoglitti, nella propria abitazione, Emanuela Sansone, convivente di Gaetano Dominante, figlio del capomafia.

18 agosto 2001. In un agguato perde la vita Giuseppe Privitera di 20 anni, viene gravemente ferito Giuseppe Nigito di 32 anni, originario di Niscemi e da decenni residente nell'Ippari con la famiglia, mentre un terzo giovane riesce a sfuggire al fuoco degli attentatori, che evidentemente volevano la strage.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Cirasa

 

Turi Gallo

 

Salvatore Incardona

 

Strage di Costa Fenicia