| 31 ottobre 2003 Su Vittoria e sull'onore Un chiarimento necessario
Con il contributo di tanti, dentro e fuori, nell'ufficialità e nell'ombra, Vittoria è ormai una città al collasso civile, depredata di fatto del presente. Lo è purtroppo da più prospettive, incluse quelle in cui si riconoscono numerosi "oppositori" dell'attuale ceto dirigente. E di questo si dirà dopo. Da questo giornale web e con le inchieste pubblicate da "La Zisa" e "Le Pietre", si sta cercando da anni di testimoniare le cose, tragiche e angoscianti, che interessano la città dell'Ippari, ma riguardo alle situazioni del sud-est siciliano, pure altri casi non meno sconvolgenti ed emblematici si sta cercando di porre in luce: gli iter dei fratelli Minardo e di Giuseppe Drago di Modica, la vicenda Carbone-Verdirame-Bellassai lungo l'asse Scicli-Ragusa, le movenze della procura retta da Agostino Fera, le trame della banca Antonveneta lungo la linea jonica, mentre in sede storica vengono passati al vaglio gli insoluti della vicenda Tumino-Spampinato, per dire ovviamente della materia più rilevante. E i percorsi di tali inchieste, come di altre che sono in progetto, verranno portati fino in fondo, senza remore. In particolare nell'area ragusana, da dove si dipana l'investigazione, sono definitivamente trascorsi i tempi delle sordine a tutto tondo, degli ossequi mortificanti, delle induzioni al riserbo che ledono la dignità. Per quanto duro sia, i ceti dirigenti, di qualsiasi orientamento, come le istituzioni territoriali, tenuti a rendere conto del loro operato pure all'opinione pubblica, si debbono abituare all'autonomia dell'informazione, alla libertà di critica, al diritto di espressione sancito dalla legge delle leggi. A tale lavoro, diviso fra l'analisi e l'indagine, sovente si è replicato con la querela di parte, esercitando un diritto che, di là dalle motivazioni, rimane ovviamente fuori discussione. Ha presentato querela Saverio La Grua, deputato di Alleanza Nazionale, per quanto lo riguardava in un rapporto, e un giudice gli ha dato torto. Altri querelanti di Vittoria, come l'assessore Giuseppe Nicosia e il presidente di una società sportiva, sono stati fermati dal proscioglimento in istruttoria. Diversi procedimenti, promossi da magistrati della DDA catanese e di Ragusa, da dirigenti politici di destra, come Rocco Verdirame, e da quadri iblei di polizia giudiziaria, seguono una varietà di tempi, avviandosi tuttavia ai dibattimenti, che potrebbero contribuire alla comprensione di vicende di cui si rischia di perdere definitivamente il bandolo. Infine, il sindaco di Vittoria. Ha presentato querela numerose volte, sin dall'uscita della prima inchiesta. Si è andati al dibattimento per le prime tre, di cui una condivisa con il funzionario comunale Giorgio Cicciarella, e ha clamorosamente perso. Avrebbe potuto prendere atto delle cose, prepararsi con decoro all'Appello. Invece tutti sanno con quale veemenza e mancanza di misura si è lanciato all'invettiva. Prima della chiusura del 2003 verrà l'esito processuale della quarta iniziativa giudiziaria, e si vedrà. Il sindaco di Vittoria non demorde nell'assicurare connubi immaginifici, contraddetti dai fatti, dalle storie personali, disponendosi a un continuato dileggio. Ovviamente non è uno sprovveduto: sa come stanno le cose, e segue un canovaccio, che vorrebbe pagante. E' del resto comprensibile che faccia il possibile per difendersi, con i mezzi che trova congeniali. Il sistema Vittoria è da anni motivo di analisi, è finito sotto costante osservazione, e la cosa sta risultando insopportabile. Aiello faccia allora quel che vuole, si difenda come vuole, ma come altri esponenti delle istituzioni, dell'economia, della politica, di destra e di sinistra, non si faccia illusioni: non otterrà sconti, non sono consentite aree di vantaggio. Non può esistere, d'altra parte, alcuna "guerra santa" contro l'individuo. Da questi spazi, il sindaco vittoriese non riceverà insulti personali. Come altri, non verrà tirato in causa indebitamente. L'assunzione di responsabilità, infine, è stata e sarà sempre piena e irrevocabile. Di certo, il clima vittoriese non favorisce il ripristino della normalità, rimanendo, come si diceva prima, guasto e contaminante pure dalla prospettiva degli oppositori, pubblici e privati. Coloro che si candidano al ricambio istituzionale, in particolare, possono assumere movenze rassicuranti, "garantiti" da decenni di estraneità al governo municipale, ma restano il bilico fra l'intrigo e il compromesso, secondo le regole della consociazione. Privi di un programma di recupero civile, non hanno mai espresso posizioni coerenti sulle potenti consorterie dell'Ippari: quelle di cui non dicono i giornali e gli atti giudiziari. Per quanto rappresentano realmente, non costituiscono quindi una garanzia di futuro per la città. E lo si è documentato varie volte. D'altra parte, non si può garantire un impegno civile autentico quando si offre condivisione morale ai Mauro e si condiscende agli affarismi dei Drago e dei Minardo. Ovviamente, tale linea oppositiva e le guerre private mosse da taluni vittoriesi al sindaco, abilmente contrastate e usate da quest'ultimo, stanno finendo con il disorientare l'opinione pubblica, e confondere ancora di più le cose. In definitiva, dopo oltre un quarto di secolo di predominio personale, Aiello insiste a esercitarsi nell'arte del travisare, a reggersi sull'esiguità politica e civile dei concorrenti, mentre la città brucia di furore. I fatti sono tuttavia di pietra, e a eluderli non bastano le recite, i vittimismi canonici, né le "assoluzioni" di taluni segmenti di PG, che evidentemente non intendono investigare a fondo il groviglio Vittoria, usando al meglio i mezzi che recano a disposizione. Come detto, si provvederà da questa sede a contraddire i silenzi e a documentare. Carlo Ruta
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