Caso Vittoria

le date significative

 

I983

Maggio-giugno. Il pretore ingiunge al sindaco di Vittoria Rosario Iacono di ordinare la demolizione o l'acquisizione al patrimonio comunale delle costruzioni abusive di cui è pervenuta la segnalazione dei vigili. La giunta vittoriese, un monocolore del partito comunista, per tutta risposta si dimette, ma solo nominalmente, senza cioè rinunziare al governo della cosa pubblica.

9 settembre. Graziato dal presidente della repubblica da appena quindici giorni, dietro garanzia di persone influenti, viene ucciso in una contrada dell'Ippari Giuseppe Cirasa, da oltre vent'anni boss del contrabbando. A organizzarne l'eliminazione è Turi Gallo, dal 1980 capo di un gruppo concorrente che reca i seguenti campi di attività: estorsioni, traffico di narcotici, gioco d'azzardo, usura, impieghi economici di vario genere. Fra gli associati al clan, risultano il gelese Carmelo Dominante, l'insegnante Biagio Gravina e i fratelli Bruno, Claudio e Silvio Carbonaro.

12 ottobre. Un episodio che rimarrà oscuro. Il deputato regionale del PCI Francesco Aiello, avvicinato a tarda sera da una pattuglia di carabinieri mentre sosta in auto in compagnia di qualcuno alla periferia di Scoglitti, fugge senza farsi riconoscere. Dai militari parte una raffica di mitra, che non produce danni alle persone. L'episodio viene reso pubblico dall'uomo politico dopo alcuni giorni. Le versioni sono discordanti. I componenti della pattuglia vengono poi trasferiti.

 

1985

14 ottobre. Nasce a Vittoria il comitato per la riforma della sanatoria. Con Monello, che ne è il presidente, sono i sindaci di città fra le più colpite dall'abusivismo, come Riesi, San Cataldo, Licata, Campobello di Mazara. Si rivendica in particolare il taglio dell'oblazione prevista, la deroga delle norme antisismiche, la piena autonomia dei municipi nel trattare l'abusivismo della costa.

 

1986

11 settembre. Procedimento giudiziario per omissione d'atti d'ufficio nei riguardi dell'ex sindaco Iacono e di quello in carica, Monello, "per aver omesso di ordinare l'acquisizione al patrimonio comunale ovvero la demolizione di numerosi fabbricati eseguiti in assenza della prescritta licenza o concessione edilizia".

25 novembre. Il pretore di Vittoria Antonio Cavallaro condanna Paolo Monello e Rosario Iacono a cinque mesi di reclusione, con il beneficio della condizionale. Per protesta i due si autodenunziano "per aver portato i servizi sociali nei quartieri abusivi". Il riferimento è al Forcone e a Chiusa Inferno, dove più si alimenteranno i bubboni vittoriesi.

 

1987

19 febbraio. L'insegnante Biagio Gravina e i fratelli Carbonaro uccidono il capomafia Turi Gallo e preparano lo sterminio dell'intera famiglia. Non segue alcun commento ad alta voce da parte della città ufficiale. Eppure per chi occupa i maggiori osservatorî cittadini l'attività dei Gallo non può essere un mistero, e non può esserlo in particolare per il deputato Francesco Aiello, se nell'ottobre del '95 potrà affermare in piazza, e la cosa verrà riportata dal quotidiano catanese, "lo sanno tutti a Vittoria che il clan dei Gallo aveva deciso di ammazzarmi". In tutte le fasi dell'operazione, che si chiude a giugno, regge comunque un impenetrabile silenzio, mentre la stampa lascia credere che nulla si sappia degli uccisi, rappresentati come commercianti all'ingrosso di bibite. Ovviamente, tale silenzio, corroborato dalla stampa, di fatto agevola il completamento dello sterminio, che verrà completato a giugno.

Novembre. Il presidente della Commissione antimafia all'ARS Giuseppe Campione, intervistato dalla "Gazzetta del Sud", censura le condotte del ceto dirigente di Vittoria, in ordine al fenomeno mafioso. In città repliche veementi e raccolta di firme perché venga revocato l'incarico al politico DC.

 

1988

25 ottobre Il sindaco di Vittoria Francesco Aiello invia un telegramma a varie autorità pubbliche per segnalare la recrudescenza delle pressioni mafiose. Paventa in particolare una nuova guerra di mafia, ma sulle passate, che gli sono evidentemente note, non si esprime. Il sindaco comunque vede giusto, mostrando una conoscenza notevole su quello che si muove nell'Ippari di là dalla facciata.

 

1989

10 marzo. Viene ucciso in una imboscata, ordita da Luigi Mallia, il professor Biagio Gravina. La guida del gruppo viene assunta da Carmelo Dominante e i Carbonaro. Come aveva temuto il sindaco di Vittoria Aiello, è guerra di mafia su vari fronti.

Tarda primavera. In via Cavalieri di Vittorio Veneto viene inaugurato il negozio di sanitari Do.Mo., di cui sono proprietari i boss Bruno Carbonaro e Franco Di Falco. Partecipano al festeggiamento, fino a tarda sera, il sindaco di Vittoria Vincenzo Cilia e la funzionaria del comune Gloria Bonifazio. L'evento viene fissato da un servizio fotografico. Il reo confesso Bruno Carbonaro dirà pure della presenza alla cerimonia del vicesindaco Francesco Aiello. Sul caso esiste pure una nota dei carabinieri di Vittoria.

9 giugno. Viene ucciso il commissionario Salvatore Incardona. Si era ribellato al pizzo imposto dai Carbonaro e spingeva i colleghi dell'ortomercato a fare altrettanto. Ovviamente, al Fanello tutti sono in grado di conoscere i motivi dell'uccisione. Dal canto loro, i carabinieri imboccano presto la pista della rappresaglia estorsiva, e la stampa ne dà conto. Ma non viene alcuna presa di posizione dal palazzo municipale.

6 ottobre. Presso un deposito di plastica per serre, su mandato dei Carbonaro viene ucciso l'agronomo Claudio Volpicelli, poco più che trentenne. Dopo qualche giorno viene appurato dai carabinieri che si è trattato d'uno scambio di persona, e che il giovane era del tutto estraneo alle mafie. Nessuna presa di posizione da parte dei poteri municipali.

31 ottobre. Ferimento di Giovanni Cannizzo, presidente della cooperativa Rinascita e proprietario di alcune aziende agricole. Nel corso della manifestazione che segue, Francesco Aiello, discreto conoscitore delle trame mafiose dell'Ippari, sostiene che il motivo dell'agguato sia da ricercare nelle scelte innovative assunte negli ultimi anni dalla Rinascita. Si sarebbe voluto eliminare cioè "una presenza pericolosa per determinati interessi". Tale lettura risulterà però inconsistente. I Carbonaro, organizzatori del ferimento, confesseranno infatti che si è trattato di una rappresaglia per il mancato pagamento del pizzo, non mirante peraltro all'uccisione.

Ottobre. Vincenzo Cilia si rivolge all'alto commissario Sica, lamentando che è quasi impossibile amministrare la città iblea, perché "sindaco e giunta sono esposti in prima persona ad attentati e intimidazioni". La minaccia sicuramente esiste, ma è inverosimile che possa venire dai fratelli Carbonaro, con cui il primo cittadino ha brindato appena novanta giorni prima. È di quel periodo, e la cosa può costituire un indizio, un'interrogazione di Paolo Monello al ministro di Grazia e Giustizia perchè vengano rimossi da Scoglitti, dove soggiornano coattivamente, i capimafia di Niscemi Salvatore Russo e Calogero Pardo.

Dicembre. Su sollecitazione di Francesco Aiello, il consiglio comunale di Vittoria delibera un servizio di scorta in favore degli elementi più esposti alle pressioni. La cosa, del tutto inusuale, viene assunta dalla prefettura come una sfida, mentre il vicesindaco parla di una provocazione ad hoc. In realtà, come dà atto il comandante dei vigili Giuseppe Piccione, si è cercato di ufficializzare un servizio di cui già godevano alcuni esponenti municipali.

 

1990

Francesco D'Agati, protagonista del gruppo che i giornali siciliani nei primi anni ottanta definirono la "mafia del mercato", e condannato nel 1986 per associazione a delinquere di stampo mafioso, ha assunto la comproprietà di uno stand all'ortomercato.

20 gennaio. Il consiglio comunale di Vittoria approva il regolamento del mercato dei fiori, che tende a privilegiare alcune cooperative vicine al partito di maggioranza. In risposta l'opposizione inoltrerà una denunzia all'alto commissario Sica e alla locale Procura della Repubblica. Si addiverrà infine a un accordo. Referenti del clan Carbonaro, come risulterà dall'inchiesta Squalo della DDA catanese, sono Giovanni Cilia, socio della cooperativa Maxiflora, aderente al consorzio Gemeflo, cui è stata affidata la gestione del mercato, e l'imprenditore Salvatore Di Natale, consigliere del medesimo e battitore d'asta. Il secondo, prossimo agli ambienti municipali, è attivo nei clan da un ventennio.

Metà giugno. La stampa siciliana si occupa di un dossier di Domenico Sica, dando risalto a una nota su possibili presenze mafiose entro i due mercati vittoriesi. Ancora una volta la città ufficiale, sindaco in testa, replica con rumore. In una dichiarazione a "La Sicilia" Francesco Aiello è categorico: al Fanello non esiste alcuna inflitrazione.

12 settembre. La sottrazione di una pistola al vigile Chiara Casabene fa insorgere le istituzioni municipali. Motivo d'allarme sono gli "zingari", banda giovanile che ha firmato vari colpi milionari, senza esiti cruenti. Non cede invece il tabù sui Carbonaro, che solo nei mesi estivi hanno totalizzato cinque uccisi, fra cui Marco Tedeschi, figlio ventenne di un boxista dell'ortomercato, un ferimento grave e un discreto numero d'incendi, di cui uno a un vigile del fuoco. Esito significativo: l'indomani i Carbonaro fanno recapitare la pistola della vigile a una pattuglia del locale commissariato, e nel giro di pochi giorni uccidono sei affiliati alla banda. Il motivo verrà confermato dalle deposizioni di quasi tutti i rei confessi: gli "zingari" ledevano l'autorità del clan e allarmavano la città.

28 novembre. A caldo della strage di Gela, che ha fatto otto uccisi, con il supporto logistico dei boss vittoriesi, vengono arrestati per porto d'armi abusivo Carmelo Dominante e due Carbonaro, Bruno e Claudio. Silenzio assoluto da parte dei poteri municipali. Su "La Sicilia" del 29 novembre, in un articolo del catanese Tony Zermo, si legge un passaggio utile: "Uno dei Carbonaro ha la passione per il calcio e dirige una società sportiva che ha una squadra di terza categoria. Di loro non si sa di più".

1991 Maggio. Inchiesta del programma Diogene di Rai 2 sul pizzo che viene imposto agli autotrasportatori del Fanello. Non vengono fatti i nomi, ma è indubbia l'allusione ai fratelli Matteo e Carmelo Di Martino, titolari di un'agenzia di trasporti situata in un capannone abusivo, proprio davanti all'ortomercato. Da tale reportage prende spunto un'inchiesta giudiziaria, affidata ai carabinieri, che acquisscono le prove del racket organizzato dai Di Martino, in compartecipazione con i Carbonato.

Maggio. Il deputato regionale Francesco Aiello assiste a una partita calcistica di terza categoria dalla panchina della Vittoria Colonna, appartenente alla società sportiva omonima, di cui il capomafia Bruno Carbonaro e diversi affiliati al clan sono i dirigenti più quotati. Il politico rilascia pure delle dichiarazioni di soddisfazione al giornale della società. Nota significativa: fra i dirigenti del sodalizio sportivo risulta pure un esponente sindacale del PDS.

2 ottobre. I carabinieri, che da giugno conducono un'inchiesta all'ortomercato del Fanello, inviano un rapporto alla Procura della Repubblica, con cui segnalano l'attività estorsiva che Matteo e Carmelo Di Martino, titolari di un'impresa di autotrasporti, esercitano all'interno della struttura pubblica nei confronti dei camionisti. Intanto, sotto lo sguardo "disattento" degli addetti ai controlli, al mercato tutto procede come prima.

Giugno-dicembre. Taluni politici vittoriesi accusano i carabinieri di non controllare adeguatamente il territorio sotto il profilo del crimine organizzato. Nessuna accusa si leva invece nei confronti della polizia urbana, cui spetta il controllo dell'ortomercato, motore dell'economia dell'Ippari e del mercato dei fiori.

 

1992

27 aprile. La Procura della Repubblica non ravvisa elementi di reato a carico di Matteo e Carmelo Di Martino, malgrado i carabinieri abbiano acquisito la prova diretta del racket estorsivo, facendo accedere al mercato due militari travisati da camionisti. L'inchiesta viene perciò archiviata. Si è evitato beninteso di trasmettere gli atti alla DDA catanese, operativa da gennaio.

4 giugno.Su disposizione della Dda di Catania, da poco istituita, operazione contro il gruppo Dominante-Carbonaro, con diciotto arresti e la notifica di trentuno ordinanze di custodia in carcere.

 

1993

12 gennaio. Su richiesta del Viminale, il prefetto di Ragusa dispone un accesso al comune di Vittoria. L'accertamento dovrà riguardare la situazione nei due mercati, gli appalti, la gestione dell'abusivismo edilizio, il servizio della nettezza urbana. A condurre l'indagine sono tre funzionari della prefettura, un dirigente del commissariato di Vittoria, due ufficiali dei carabinieri.

Gennaio. Quando s'insediano gl'ispettori al comune, il sindaco Angelo Curciulo dichiara alla stampa: "Siamo sereni circa il giudizio finale", e promette di collaborare. Ma presto le autorità municipali contestano i poteri di accesso, attivando i referenti parlamentari. Alla fine gl'ispettori dichiarano che la collaborazione degli organi comunali è stata scarsa e talora ostruzionistica.

Marzo. Il rapporto compilato dai sei ispettori prefettizi viene trasmesso alla Procura della Repubblica per gli adempimenti di legge. E il PM incaricato delega ai carabinieri di Vittoria e Ragusa e al commissariato PS di Vittoria il prosieguo delle indagini, invitandoli ad accertare i fatti e a evidenziare quelli penalmente rilevanti. Sotto un certo aspetto la situazione è paradossale: con il rapporto dei sei, fra cui figurano due ufficiali dell'Arma, per la seconda volta viene denunziato il racket dei Di Martino, sollecitando di fatto una lettura conseguente dell'inchiesta passata, cui si fa riferimento esplicito, ma la magistratura ragusana, se prima ha archiviato, adesso perde tempo.

3 agosto. Su richiesta della DDA etnea, accompagnata dai verbali dei rei confessi, il reparto operativo dei carabinieri di Ragusa stila un documento di "notizie di reato" che in qualche modo dovrebbe essere orientativo per i magistrati, fissando riscontri e indizi. Sui contatti fra mafia e istituzioni il rapporto si mostra però esiguo e sbrigativo, configurandosi come una traccia per un'indagine a tutto campo, che non verrà. E gli usi indebiti che si faranno a Vittoria di alcuni passaggi serviranno ad alimentare l'alibi del complotto. Il documento resta in ogni caso rilevante, centrando fra l'altro le mediazioni di Cilia e Di Natale al mercato dei fiori, e, per la terza volta, il racket dei fratelli Di Martino: mentre il rapporto dei sei ispettori continua a giacere presso la Procura ragusana.

 

1994

28 novembre. Operazione Squalo, diretta dalla DDA catanese. Fra i centoundici arrestati risultano Matteo e Carmelo Di Martino, Giovanni Cilia e Salvatore Di Natale del Gemeflo, l'imprenditore Pasquale Pizzimenti, il commissionario Emanuele Amoroso. In sostanza, i maggiorenti che per anni hanno assicurato l'assenza di mafia dentro i mercati vengono sconfessati con clamore. Ma nessuno si mostra disposto a un chiarimento. L'inchiesta prova in modo conclusivo che Salvatore Incardona è stato ucciso per la sua resistenza civile. Il quotidiano catanese il 29 novembre intitola "Vittoria, un altro Libero Grassi". Ma per anni ancora non verrà alcuna correzione dalla città ufficiale. In merito ai Di Martino, l'esito etneo comprova infine la condotta anomala della Procura ragusana, che con oltre due anni di anticipo avrebbe potuto smantellare la "dogana" del Fanello.

 

1995

26 gennaio. Su richiesta presentata dal PM tre giorni prima, il GIP del tribunale di Ragusa dispone l'archiviazione del rapporto della prefettura. Dalla ricezione del documento sono passati quasi due anni, ma sono mancate indagini di qualche peso.

31 aprile. Il consiglio comunale di Vittoria, a maggioranza PDS, approva un piano di zona presentato dall'impresa "Immobiliare Surdi", dei fratelli Russello di Gela, già indagati per reati di mafia. Il piano viene ritenuto perfettamente in regola dal punto di vista tecnico.

Ottobre-novembre. Dopo un convulso convegno, nel corso del quale il vice presidente della Commissione parlamentare antimafia accusa le giunte vittoriesi di appalti sospetti, il sindaco Aiello chiede di essere ascoltato dall'Antimafia. Ma quando questa, a Catania per altre ragioni, lo convoca per un'audizione, rifiuta di aderire alla richiesta, per ragioni di protocollo: "Non possono pretendere di convocarmi entro due ore. Io sono un sindaco". In merito agli appalti e ad altre vicende il primo cittadino di Vittoria non viene quindi ascoltato, né lo sarà negli anni a venire.

Novembre-dicembre. Negli anni in cui vigevano il racket dei Di Martino e le mediazioni di Salvatore Di Natale, il sindaco Aiello era categorico nell'affermare, lui che aveva vaticinato guerre di clan con anticipo di mesi, che all'ortomercato non esistevano infiltrazioni mafiose. Adesso, che il giro anzidetto è stato smantellato, il primo cittadino scopre che la mafia, nel senso di un'illegalità strisciante, al Fanello esiste. E a muoverla sarebbero i boxisti che svolgono a un tempo il ruolo di commerciante e di commissionario. Si tratta beninteso di un incongruo, giacché, come si legge in un rapporto di Paolo Dallara e Paolo Rizzi, commissionato proprio dal comune di Vittoria, nei mercati del centro-nord Italia tale figura risulta molto diffusa, lasciando che sia la libera contrattazione fra operatori a determinare i ruoli. Con l'ordinanza 787 il sindaco avvia comunque la sua campagna, inibendo agli operatori dell'ortomercato lo svolgimento della doppia attività. Da quel momento su tanti boxisti, che malgrado il divieto non verranno meno alla consuetudine, penderà la minaccia della revoca della concessione, con quel che ne consegue.

1998

Maggio. Informatissimo come di consueto, il sindaco di Vittoria Aiello si reca al Viminale per dare conto della situazione in città. Porta con sé un'ampia rassegna stampa e documenti riservati: argomento, il clan di Francesco D'Agosta, operante da pochi mesi. Per il suo attivismo in proposito ha peraltro ottenuto dalla prefettura, per la prima volta, il servizio di scorta, che gli verrà revocato dopo qualche mese, dopo il blitz che disarticola il gruppo anzidetto. Evidentemente, non si ritiene che il clan storico, che da oltre un ventennio condiziona la vita vittoriese, possa arrecargli danni.

27 settembre. Dopo nove anni, il comune di Vittoria intitola una via al commissionario Salvatore Incardona. Nell'annunziare la cerimonia il segretario della camera del lavoro Paolo Monello asserisce che quando avvenne l'uccisione, nel giugno 1989, non esistevano le condizioni perché si capisse, e l'equivoco fu inevitabile. In realtà tali presupposti esistevano e tutti al mercato erano in grado di capire quel che avvenne.

 

2000

9 marzo. Per appalti truccati vengono arrestati a Vittoria l'architetto Salvatore Lorefice, dirigente dell'ufficio comunale cottimi e manutenzioni, l'usciere Gaetano Rizzo e cinque imprenditori.

Aprile. Manovre all'interno del comitanto antiracket vittoriese. Per ragioni indistinte, alcune persone vengono allontanate dalla direzione, imputando le responsabilità a situazioni esterne. Il tutto avviene nella più assoluta opacità, mentre viene revocata una fiaccolata annunziata da settimane. Da tale quadro convulso esce la presidenza dell'imprenditore Santamaria.

Settembre. Roberto Centaro, senatore della Repubblica, componente dell'Antimafia ed ex magistrato negli Iblei, dopo la strage del 2 gennaio 1999 è intervenuto sul caso Vittoria con accuse documentate rivolte al locale ceto dirigente. Querelato per tale motivo dal sindaco Aiello, è stato prosciolto dal GIP del tribunale di Palermo su richiesta del PM. Sul medesimo argomento è intervenuto nel marzo 2000, dopo l'arresto dei due dipendenti comunali. Querelato nuovamente dal sindaco, viene assolto perché il fatto non sussiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sindaco
Il capomafia

Salvatore Incardona

 

Salone delle aste al mercato dei fiori

 

 

Il deputato Aiello in panchina

Un vigile urbano all'asta dei fiori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco D'Agosta