22 giugno 2005

La Ragusa civile reclama condotte coerenti da parte delle istituzioni superiori dello Stato. Un dirigente amministrativo del palazzo di Giustizia si rivolge al CSM. Si può ancora pensare che non esista un gravissimo caso che investe la magistratura della città, e non solo?


E' pervenuto e viene qui presentato un documento importante, per quanto è in grado di testimoniare sullo stato della giustizia a Ragusa. Si tratta di un esposto che, a dispetto del clima sempre più intimidatorio che stringe il capoluogo ibleo, il 21 giugno è stato inoltrato al Consiglio Superiore della Magistratura da un cittadino autorevole: Ignazio Andolina, fino a qualche anno fa alto dirigente amministrativo presso il locale Palazzo di Giustizia.



E' in edicola, in Ragusa e ampie zone limitrofe, un altro libro-denunzia, stavolta dal titolo Ragusa sotto inchiesta di Carlo Ruta, scrittore e giornalista di straordinario coraggio civile, tanto perseguitato e maltrattato, proprio dalla Giustizia, quanto testimone caparbio e ostinato di omissioni, abusi, inerzie investigative, atti di copertura di potentati economici e politici locali, posti apertamente a carico della Procura di Ragusa, retta dal magistrato Agostino Fera, del quale chiede, unitamente a numerosi cittadini, peraltro, che in tal senso si sono pubblicamente pronunziati, l'allontanamento dall'ufficio, al fine, soprattutto, di recidere la vasta ragnatela di relazioni che in tanti (troppi) anni di permanenza in questa città il predetto è riuscito, o non ha mai disdegnato, di tessere coi personaggi che "contano", con grave pregiudizio del decoro e della credibilità dell'istituzione Giustizia in questo circondario, o allo scopo di riaprire, affidandole a giudici che possano agire in piena autonomia, inchieste a suo tempo da lui scandalosamente insabbiate, quale quella relativa all'uccisione dell'ingegnere Tumino del febbraio 1972, inchiesta ormai recepita, nella più favorevole considerazione dell'opinione pubblica, come uno strumento allora utilizzato non a fini di giustizia e di verità, ma di lotta interna al palazzo di giustizia.

Il libro contiene affermazioni gravi e offre certamente spunti per un'indagine ispettiva, la cui mancanza comincia già a porsi, e ad essere avvertita come un piccolo scandalo che si aggiunge a quello più esteso di durata ultratrentennale legato all'inaccettabile verdetto di delitto compiuto ad opera di ignoti.

Come cittadino che avverte, anzitutto, il dovere morale di sostenere la più che meritoria azione di Carlo Ruta e il diritto, poi, di continuare a coltivare l'illusione che in questo nostro Paese la Giustizia, prima o poi, intervenga, qualora, ovviamente, stimolata, nel tessuto sociale per ricomporvi le vistose smagliature ed eliminare le pericolose deviazioni che certi figuri inevitabilmente determinano quando agiscono a copertura del loro vantaggio "particulare" , riservandosi, tuttavia, il loro sfrontato diritto di dichiararsi, in ogni utile occasione, rigorosamente rispettosi dei principi di democrazia sui quali si regge lo Stato, chiedo che si disponga un'ispezione sulla conduzione dell'ufficio di Procura della Repubblica di Ragusa, rivisitando gli atti relativi al delitto Tumino, ed esplorando, per quanto sarà possibile, l'atmosfera che ora regna dentro e fuori l'ufficio, sia in relazione ai fatti denunziati dal Ruta, sia in relazione a quelli denunziati da chi scrive, dei quali è possibile trovare traccia anche in codesto ufficio.

Ignazio Andolina- Via Archimede 17/d - Ragusa


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