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giugno 2005 La
Ragusa civile reclama condotte coerenti da parte delle istituzioni superiori dello
Stato. Un dirigente amministrativo del palazzo di Giustizia si rivolge al CSM.
Si può ancora pensare che non esista un gravissimo caso che investe la
magistratura della città, e non solo? E'
pervenuto e viene qui presentato un documento importante, per quanto è
in grado di testimoniare sullo stato della giustizia a Ragusa. Si tratta di un
esposto che, a dispetto del clima sempre più intimidatorio che stringe
il capoluogo ibleo, il 21 giugno è stato inoltrato al Consiglio Superiore
della Magistratura da un cittadino autorevole: Ignazio Andolina, fino a qualche
anno fa alto dirigente amministrativo presso il locale Palazzo di Giustizia.
E' in edicola, in Ragusa e ampie zone limitrofe, un altro libro-denunzia,
stavolta dal titolo Ragusa sotto inchiesta di Carlo Ruta, scrittore e giornalista
di straordinario coraggio civile, tanto perseguitato e maltrattato, proprio dalla
Giustizia, quanto testimone caparbio e ostinato di omissioni, abusi, inerzie investigative,
atti di copertura di potentati economici e politici locali, posti apertamente
a carico della Procura di Ragusa, retta dal magistrato Agostino Fera, del quale
chiede, unitamente a numerosi cittadini, peraltro, che in tal senso si sono pubblicamente
pronunziati, l'allontanamento dall'ufficio, al fine, soprattutto, di recidere
la vasta ragnatela di relazioni che in tanti (troppi) anni di permanenza in questa
città il predetto è riuscito, o non ha mai disdegnato, di tessere
coi personaggi che "contano", con grave pregiudizio del decoro e della
credibilità dell'istituzione Giustizia in questo circondario, o allo scopo
di riaprire, affidandole a giudici che possano agire in piena autonomia, inchieste
a suo tempo da lui scandalosamente insabbiate, quale quella relativa all'uccisione
dell'ingegnere Tumino del febbraio 1972, inchiesta ormai recepita, nella più
favorevole considerazione dell'opinione pubblica, come uno strumento allora utilizzato
non a fini di giustizia e di verità, ma di lotta interna al palazzo di
giustizia.
Il
libro contiene affermazioni gravi e offre certamente spunti per un'indagine ispettiva,
la cui mancanza comincia già a porsi, e ad essere avvertita come un piccolo
scandalo che si aggiunge a quello più esteso di durata ultratrentennale
legato all'inaccettabile verdetto di delitto compiuto ad opera di ignoti.
Come
cittadino che avverte, anzitutto, il dovere morale di sostenere la più
che meritoria azione di Carlo Ruta e il diritto, poi, di continuare a coltivare
l'illusione che in questo nostro Paese la Giustizia, prima o poi, intervenga,
qualora, ovviamente, stimolata, nel tessuto sociale per ricomporvi le vistose
smagliature ed eliminare le pericolose deviazioni che certi figuri inevitabilmente
determinano quando agiscono a copertura del loro vantaggio "particulare"
, riservandosi, tuttavia, il loro sfrontato diritto di dichiararsi, in ogni utile
occasione, rigorosamente rispettosi dei principi di democrazia sui quali si regge
lo Stato, chiedo che si disponga un'ispezione sulla conduzione dell'ufficio di
Procura della Repubblica di Ragusa, rivisitando gli atti relativi al delitto Tumino,
ed esplorando, per quanto sarà possibile, l'atmosfera che ora regna dentro
e fuori l'ufficio, sia in relazione ai fatti denunziati dal Ruta, sia in relazione
a quelli denunziati da chi scrive, dei quali è possibile trovare traccia
anche in codesto ufficio. Ignazio
Andolina- Via Archimede 17/d - Ragusa prima
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