2 settembre 2006

Giustizia a Catania. Dopo le denunce pubbliche dell'imprenditore Angelo Scammacca, si avverte la necessità di rilanciare il caso, a tutti i livelli. E da questa sede di documentazione si intende offrire un contributo, proponendo intanto sei interrogazioni parlamentari che, significativamente, fino a oggi non hanno ottenuto alcuna risposta dal Ministero della Giustizia.

 

 

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00409
presentata da ETTORE BUCCIERO martedì 16 aprile 2002 nella seduta n.159

 

BUCCIERO. Al Ministro della giustizia. Premesso che:
l'edizione del 7 marzo 2002 del settimanale "Panorama" ricostruisce la storia dei procedimenti giudiziari di tale Sebastiano Scuto, nonché dei rapporti tra il dott. Giuseppe Gennaro ed il costruttore Carmelo Rizzo, ai fini del discusso acquisto di una villa, oggetto di innumerevoli articoli apparsi sul quotidiano "La Sicilia";
i procedimenti a carico dello Scuto hanno subito sorti diverse, a quanto risulta dai predetti organi di stampa;
una prima richiesta di custodia cautelare avanzata dal pubblico ministero dott. Marino è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari e revocata dal Tribunale per il riesame;
singolarmente, però, alla vigilia dell'udienza presso il Tribunale del riesame, il Procuratore della Repubblica di Catania contestò il fondamento della richiesta avanzata dal pubblico ministero del suo ufficio in occasione di un'intervista al quotidiano "La Sicilia";
altro procedimento a carico dello Scuto nel cui ambito i pubblici ministeri Caponcello e Fonzo avevano richiesto l'archiviazione è stato invece avocato dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Catania che ha richiesto ed ottenuto la custodia cautelare dello Scuto confermata dal Tribunale per il riesame;
il dott. Caponcello, autore della richiesta di archiviazione nei confronti dello Scuto è cognato dell'ing. Sciortino, già titolare dell'Ufficio del Genio Civile di Catania, che aveva progettato per lo Scuto una via d'accesso ad un suo supermercato in territorio di San Giovanni La Punta: costui è indagato nel procedimento per gli appalti all'ospedale Garibaldi di Catania senza che nei suoi confronti sia stata emessa alcuna misura cautelare contrariamente agli altri soggetti colpiti da identiche imputazioni;
che risulta dal settimanale "Panorama" che lo Scuto abbia proposto quale Sindaco di San Giovanni La Punta, in occasione di un colloquio con l'on. avv. Guarnera, il dott. Gennaro;
al dott. Gennaro, Procuratore aggiunto presso la Procura di Catania, è stato attribuito il compito di coordinare le indagini di criminalità organizzata di stampo mafioso ma le circostanze riferite dal settimanale "Panorama" nonché l'impostazione delle indagini nei confronti dello Scuto rivela clamorosa assenza di coordinamento in una vicenda particolarmente delicata;
risultano pendenti avanti la Procura della Repubblica di Messina (competente ex art. 11 del codice di procedura penale) ed al Consiglio Superiore della Magistratura procedimenti nei confronti dei dottori Busacca, Caponcello e Gennaro,
si chiede di conoscere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di far piena luce su comportamenti e provvedimenti che suscitano inquietanti sensazioni sull'operato di importanti esponenti della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania e ciò anche al fine di fugare ogni ombra che fatalmente grava sui predetti magistrati. (3-00409)

Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.


 

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02500
presentata da ETTORE BUCCIERO martedì 25 giugno 2002 nella seduta n.196

BUCCIERO. Ai Ministri dell'interno e della giustizia. Premessa come nota l'interrogazione 3-00409, presentata dallo scrivente sin dal 16 aprile 2002 e rimasta a tutt'oggi senza alcuna risposta, nonostante la gravità dei fatti esposti, interrogazione con la quale si chiedeva al Ministro della giustizia di far luce su alcuni magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania ed in particolare del dott. Giuseppe Gennaro, già presidente dell'ANM;
premesso che l'agenzia "Il Velino" ha riportato nel numero 117 del 21/06/02 i seguenti stralci dell'esposto che il sostituto procuratore Nicolò Marino ha inviato al Procuratore Generale di Catania, stralci che si trascrivono integralmente per la gravità dei fatti:
"Addirittura inquietante appare poi la vicenda del trasferimento da Catania del comandante del nucleo operativo del comando provinciale dei carabinieri. Il maggiore Sottili, solo dal 1998 al comando di uno dei migliori Reparti investigativi della provincia, aveva condotto molte importanti indagini sulle più pericolose famiglie mafiose del Catanese, collaborando con quasi tutti i colleghi della Direzione distrettuale antimafia di Catania. Tra l'altro, sin dal momento del suo arrivo a Catania, aveva svolto con puntualità l'attività investigativa delegata nell'ambito delle inchieste da me condotte su Cosa nostra catanese e sulle implicazioni mafia-appalti-politica, da "Orione" al "Garibaldi" e da ultimo al caso San Giovanni La Punta. Per l'attività svolta, in particolare nelle mie indagini, l'ufficiale aveva dovuto subire nel tempo minacce, pressioni e ritorsioni dai vertici del mio ufficio e da alcuni miei colleghi che nel tentativo di fare terra bruciata intorno a me speravano di intimidirlo per indurlo a tralasciare le indagini delegategli. Ma il maggiore Sottili, per nulla intimorito, aveva continuato a svolgere il proprio lavoro con equilibrio ed efficacia tanto che, al momento della avocazione da parte della procura generale del procedimento su Scuto Sebastiano, era diventato ben presto il più stretto collaboratore anche dei colleghi Bua e Siscaro. Fallito il tentativo di aggressione diretta, la procura aveva allora aggirato l'ostacolo trovando, spiace dirlo, terreno fertile nei colonnelli Damiano e D'Agata. Tanta era stata la fermezza del maggiore Sottili quanta sarà l'arrendevolezza di questi ufficiali ai quali veniva chiesto l'allontanamento da Catania del comandante del Nucleo operativo. Più di una volta chi scrive ha sentito il colonnello Damiano, comandante provinciale dei carabinieri, lamentare che il procuratore capo Busacca e il dott. Gennaro gli avevano intimato che, se non avesse fatto trasferire il maggiore Sottili, i carabinieri non avrebbero più avuto ordinanze di custodia cautelare né deleghe dalla procura. Il comando dell'Arma, non più rappresentato da uomini forti come in passato era stato il col. Pinotti, aveva deciso di subire passivamente tali prevaricazioni ed aveva proposto al maggiore Sottili un trasferimento al Nucleo operativo di Palermo, che l'ufficiale non poteva fare a meno di accettare. Mi consta che la Eminenza Vostra, pienamente d'accordo con i colleghi Bua e Siscaro, i quali non gradivano affatto l'avvicendamento, avesse chiesto precise garanzie al generale Gualdi, comandante della regione Sicilia, affinché il movimento del maggiore slittasse di un mese e che lo stesso ufficiale potesse continuare a lavorare alla inchiesta su Scuto anche da Palermo. Malgrado gli impegni presi, i comandi dell'Arma non avevano però tenuto fede alla parola data, evidentemente per timore di eventuali ritorsioni della procura, creando gravi intralci e ritardi alle indagini in corso, tanto da costringere i magistrati inquirenti della procura generale a far ricorso anche ad altri organi di polizia e a lamentare più volte atteggiamenti di minor collaborazione da parte dei carabinieri. Mi risulta che si sia giunti addirittura a contestare in documenti ufficiali al maggiore Sottili di essere stato troppo vicino ad alcuni pubblici ministeri trasformando in colpe i suoi maggiori pregi: la lealtà, la tenacia ed il coraggio delle proprie idee. D'altronde la Eminenza Vostra conosce bene i meriti del maggiore Sottili tanto che all'atto della sua partenza da Catania gli ha tributato un encomio scritto. Ma le ritorsioni messe in atto dal comando provinciale dei carabinieri di Catania, per compiacere i vertici della procura e colpire i più stretti collaboratori miei e del maggiore Sottili, non termineranno col trasferimento di questi, malgrado il suo successore sia un buon ufficiale. Non passa giorno che non raccolga le lamentele di qualcuno di quegli investigatori che sino all'estate del 2001 formavano una formidabile compagine operativa nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata e che ora appaiono demotivati e mortificati solo per aver lavorato con me. Mi chiedo, ma quanto ancora dovranno pagare i carabinieri che hanno lavorato con grande coraggio e slancio alle indagini da me condotte affinché il col. D'Agata ed il col. Damiano possano guadagnare la considerazione dei vertici di questa discussa procura e farsi perdonare per il fatto che i loro dipendenti hanno collaborato a inchieste "non gradite", tutte peraltro confermate dal Gip, dal tribunale del riesame ed alcune dal giudizio di primo grado? Ed ancora, i vertici istituzionali dell'Arma dei carabinieri sanno quel che sta accadendo a Catania e se ne disinteressano? Oppure vengono tenuti all'oscuro di tutto?".
Le azioni finalizzate al mio isolamento. "Non solo i carabinieri e una delle fonti di accusa verranno colpite nel corso delle investigazioni in parola, ma verrà messa in atto ogni sorta di attacco contro chiunque abbia avuto l'ardire di collaborare con me, colpendo persone assolutamente al di fuori delle scelte investigative come possono esserlo i segretari, i collaboratori di cancelleria e, addirittura, i consulenti tecnici. Come è noto alla Eminenza Vostra, la mia assistente, cancelliere B3 signora Rosalba Fontana, senza alcuna esigenza di servizio e senza che ciò si sia mai verificato in altri casi, veniva assegnata ad altri incarichi proprio nel momento in cui, per il mio carico di lavoro, avevo maggiore necessità di collaborazione di persona capace e di esperienza. Analoga sorte toccava al collaboratore Alfredo Buccheri, dopo oltre un decennio di dedizione agli uffici della procura di Catania, anche in questo caso in assenza di valide motivazioni. La persecuzione nei confronti della signora Fontana è arrivata addirittura al tentativo di intimidazione nei confronti dei medici fiscali incaricati di documentare le sue successive condizioni di salute. La mia assistente, forse a seguito dell'immotivato e punitivo provvedimento, cadeva infatti in uno stato di depressione confermato anche da visite specialistiche dei medici fiscali ed i responsabili dell'ufficio di procura arrivavano ad inviare, presso i medici stessi, agenti della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza per accertare senza apparente motivo se vi fossero state inadempienze dei sanitari. Mi chiedo in quanti altri casi di dipendenti dichiaratisi ammalati ciò sia stato fatto. Ancor più ambigue sono state le ritorsioni contro il consulente tecnico Filippo Di Grazia, reo di aver troppo spesso lavorato nei procedimenti da me coordinati. A prescindere dal fatto che il Di Grazia era tecnico di fiducia sia dei carabinieri del Ros sia di quelli del Nucleo operativo, è pur vero che le sue trascrizioni risultavano sempre più complete di quelle di altri. Attualmente, dopo essere stato ingiustamente escluso dall'albo dei consulenti del Pm, il Di Grazia non ha praticamente alcun incarico a Catania se non quello conferitogli dai sostituti della procura generale proprio nel procedimento avocato. Reputo necessario ribadire un'ultima circostanza. Da anni ero sottoposto a misure di protezione, con la tutela composta da due uomini della polizia di Stato e la scorta dell'Arma dei carabinieri. Recentemente, nel quadro del riesame generale dei servizi di protezione, da un lato mi è stata tolta la scorta, così come avvenuto per altri colleghi e senza alcuna mia rimostranza, ma dall'altro, inspiegabilmente e dietro proposta del procuratore capo Busacca, il mio servizio di tutela è stato assunto dalla Guardia di finanza con la riduzione di una unità. Tale variazione si è verificata solo per me e proprio nel momento in cui maggiore era divenuta la mia sovraesposizione a causa delle indagini su mafia-politica-imprenditoria dei procedimenti su San Giovanni La Punta e sulla costruzione del secondo lotto dell'ospedale Garibaldi di Catania",
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'interno abbia ritenuto o meno di convocare il Comandante Generale dei Carabinieri e il generale Gualdi, Comandante della Regione Sicilia, al fine di riferire su quella che sembrerebbe una gravissima e pedissequa dipendenza quasi gerarchica dell'Arma dei Carabinieri da alcuni potenti magistrati che avrebbero usato l'Arma per i loro presunti loschi disegni atti a coprire le loro presunte malefatte e complicità mafiose, al punto di pretendere ed ottenere l'allontanamento da Catania di un valoroso ufficiale, il maggiore Sottili, che indagava anche sui fatti che vedevano in sospetto i predetti potenti magistrati;
se il Ministro della giustizia abbia o meno avviato a Catania e Messina la doverosa ispezione che pareva opportuna sin dall'atto della precitata interrogazione dello scrivente.

Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.

 


Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01152
presentata da VINCENZO FRAGALA' mercoledì 26 giugno 2002 nella seduta n.165


FRAGALÀ. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

già nel corso della XIII legislatura la Commissione Parlamentare Antimafia ebbe ad occuparsi approfonditamente del cosiddetto "caso Catania" e segnatamente delle ipotesi di infiltrazioni mafiose non solo nelle sedi politiche, con particolare riferimento al comune di San Giovanni La Punta, ma anche in quelle giudiziarie;

alcune settimane fa il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia ha annullato l'elezione a Sindaco di San Giovanni La Punta di Santo Trovato, coindagato con l'imprenditore Sebastiano Scuto, attualmente agli arresti, nei processi che hanno dato corpo al "caso Catania", disponendo la ripetizione del turno di ballottaggio;

risulta all'interrogante che il Prefetto di Catania abbia effettuato l'accesso amministrativo presso il comune di San Giovanni La Punta previsto nel quadro delle procedure propedeutiche all'eventuale scioglimento per infiltrazioni mafiose;

notizie di Stampa (La Gazzetta del Sud del 18 giugno 2002, La Sicilia del 19 giugno 2002 e Il Giornale del 19 giugno 2002) riferiscono che il dottor Giuseppe Gennaro, procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Catania e coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia, sarebbe indagato e prossimo al rinvio a giudizio anche per concorso in associazione mafiosa;

dalle stesse notizie di stampa si apprende di un nuovo circostanziato esposto inoltrato al Procuratore Generale di Catania ed al Ministro della Giustizia dal dottor Nicolò Marino il quale riferisce di pressioni gravissime, certamente in contrasto con fini di giustizia, esercitate dai vertici della Procura della Repubblica anche nei confronti degli investigatori dell'Arma dei Carabinieri -:

quali iniziative intendano adottare, ciascuno nell'ambito della propria competenza, per bonificare il Comune di San Giovanni La Punta dalla pervasiva infiltrazione mafiosa e per verificare la reale portata della situazione all'interno della Procura della Repubblica di Catania alla luce di quanto emerso in Commissione Antimafia e nell'indagine in corso presso gli uffici giudiziari di Messina ed in particolare se non ritengano urgenti ed indifferibili tanto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di quella amministrazione comunale quanto un'approfondita ispezione degli uffici della Procura della Repubblica di Catania. (3-01152)

Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05257
presentata da NICHI VENDOLA giovedì 30 gennaio 2003 nella seduta n.256


VENDOLA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

da notizie di stampa si apprende che:

il 23 gennaio 2001 il dottor Nicolò Marino, sostituto procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia del tribunale di Catania, rendeva alla Commissione parlamentare antimafia dichiarazioni con le quali denunciava comportamenti anomali da parte del procuratore distrettuale dello stesso ufficio di procura, dottor Mario Busacca;

in particolare, il dottor Marino denunciava la condotta abusiva del dottor Busacca relativamente ad una indagine di una certa delicatezza: e cioè un reiterato intervento favoritistico nei confronti di tale ingegner Ignazio Sciortino, cognato di altro sostituto della stessa procura (dottor Carlo Caponcello), denunciato per gravi reati in materia di appalti;

il dottor Busacca tentava ripetutamente di scongiurare persino l'iscrizione, da parte del dottor Marino, dell'ingegner Sciortino nel registro degli indagati: non vale la pena di sottolineare quanto quella iscrizione fosse, a norma di legge, un atto obbligatorio;

in data 15 marzo 2001 il procuratore Mario Busacca rilasciava un'intervista al quotidiano La Sicilia sulle vicende catanesi nella quale sminuiva la consistenza degli indizi a carico dell'imprenditore Sebastiano Scuto, coimputato dell'ingegner Sciortino; l'intervista precedeva di pochi giorni la fissazione dell'udienza presso il tribunale del riesame di Catania relativa alla richiesta di revoca della misura cautelare emessa dal gip nei confronti dei due suddetti coimputati;

la procura distrettuale della Repubblica presso il tribunale di Messina, interessata ex articolo 11 del codice di procedura penale del conflitto insorto in seno agli uffici giudiziari catanesi, elevava imputazione nei confronti del dottor Busacca per il reato di abuso d'ufficio in relazione alle resistenze dapprima opposte nei confronti del dottor Marino per non fare iscrivere l'ingegner Sciortino nel registro degli indagati (atto dovuto per legge), e, successivamente, perché non ne fosse richiesta la cattura nell'ambito del procedimento penale relativo all'appalto per i lavori del secondo lotto dell'ospedale Garibaldi di Catania, provvedimento eseguito solo per gli altri coimputati;

con provvedimento dell'11 luglio 2002 l'ufficio di procura di Messina richiedeva l'archiviazione della posizione del dottor Busacca;

scrivono i magistrati che "appare evidente la sussistenza di atti idonei ed univocamente posti in essere in violazione di legge", ma nei fatti addebitati a Busacca mancherebbe, tuttavia, il vantaggio di naturale patrimoniale dell'ingegner Sciortino, cioè l'elemento oggettivo del reato;

è evidente quindi, che le condotte del dottor Busacca sono sicuramente meritevoli di valutazione sotto il profilo penale e disciplinare;

alla luce del provvedimento adottato dal pubblico ministero di Messina sull'operato del dottor Busacca emerge chiara, ad avviso dell'interrogante, la violazione dell'articolo 18 del regio decreto-legge 31 maggio 1946 n. 511 (ordinamento giudiziario) per avere il dottor Busacca mancato ai suoi doveri, rendendosi perciò immeritevole di fiducia e considerazione e compromettendo il pregio dell'ordine giudiziario e ciò per aver impedito al dottor Nicolò Marino l'iscrizione dell'ingegner Sciortino nel registro degli indagati per interessi non di giustizia -:

quali iniziative disciplinari intenda adottare nei confronti del dottor Mario Busacca, procuratore capo presso il tribunale di Catania. (4-05257)

Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05317
presentata da VINCENZO FRAGALA' martedì 4 febbraio 2003 nella seduta n.258


FRAGALÀ. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

dall'inchiesta svolta dalla Commissione Parlamentare Antimafia nel corso della XIII legislatura sul cosiddetto "caso Catania" sono emerse ipotesi gravissime di rapporti tra magistrati della Procura della Repubblica di Catania, esponenti politici ed associazioni mafiose che hanno dato luogo all'apertura di fascicoli d'indagine a carico di detti magistrati presso la competente Procura della Repubblica di Messina;

in particolare, come riportato da notizie di stampa (La Gazzetta del Sud del 18 giugno 2002, pagina 33, Il Giornale del 19 giugno 2002, pagina 7 e Il Giornale del 15 luglio 2002, pagina 8), risultano essere sottoposti ad indagine, tra gli altri, il Procuratore capo, dottor Mario Busacca (per il reato di abuso d'ufficio) ed il suo aggiunto, per altro coordinatore della direzione distrettuale antimafia, dottor Giuseppe Gennaro (da fonti giornalistiche anche per il reato di cui all'articolo 416-bis del codice penale);

mentre proseguono le indagini che riguardano il dottor Gennaro, pare siano state concluse quelle relative al dottor Busacca (Controvento, mensile in attesa di registrazione, pubblicato a Catania nel dicembre 2002, pagina 3) con una richiesta di archiviazione del procedimento n. 4748/02 N.R. nella quale, in modo circostanziato, si afferma che il dottor Busacca in effetti ha posto in essere tutti gli elementi costitutivi del reato per il quale è stato indagato ad esclusione solo del perseguimento di un vantaggio patrimoniale;

essendo la condotta contestata al dottor Busacca, attinente alle pressioni dallo stesso esercitate per impedire l'iscrizione nel registro degli indagati di un congiunto di altro magistrato del suo stesso ufficio per reato connesso a reati di mafia, finisce per essere evidente che si è avuta una gravissima interferenza nell'ordinaria gestione dell'ufficio, così come è avvenuto per altri comportamenti tenuti dallo stesso magistrato per altri processi (in particolare, esternazioni ed interviste rilasciate in delicatissime fasi di indagine per il procedimento contro Scuto Sebastiano e la mafia di S. Giovanni La Punta) pure esplicitamente presi in considerazione nella richiesta di archiviazione;

pur richiedendo l'archiviazione per i fatti suddetti, i magistrati della procura della Repubblica di Messina hanno ritenuto che tali comportamenti, penalmente siano rilevanti sotto il profilo disciplinare e, per tale motivo, hanno trasmesso copia degli atti ai titolari dell'azione disciplinare e cioè al Ministro della giustizia e al Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione ed al CSM, che ne sono quindi legittimamente a conoscenza;

risulta all'interrogante che il Ministro avrebbe intenzione di avviare un'ispezione del Ministero della giustizia presso gli uffici giudiziari catanesi e, pur potendo i fatti dar luogo a specifica inchiesta, tuttavia dovrebbero essere riscontrati dagli ispettori per le gravi, documentate e riconosciute (anche in sede giudiziaria) interferenze sull'ordinaria gestione dell'ufficio della procura della Repubblica di Catania, peraltro oggetto di numerosi e circostanziati esposti e relazioni versate agli atti della Commissione Parlamentare Antimafia, del CSM e della Procura Generale di Catania -:

quali siano le iniziative urgenti che il Ministro della giustizia, a fronte di tali gravissimi e documentati fatti, intenda adottare;

se e quali iniziative intenda assumere per salvaguardare l'onorabilità, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, e specificamente di quella catanese, non coinvolta e di quella di Messina che ha il diritto/dovere di operare nel rispetto che le è dovuto;

se agli ispettori in opera a Catania sia stata fornita la documentazione già in possesso del ministero della giustizia, per verificare se, come affermano i magistrati di Messina, ci siano effettivamente state pressioni ed interferenze attinenti alla corretta gestione della procura della Repubblica di Catania da parte dei vertici dell'ufficio;

se, in ogni caso, non ritenga opportuno disporre l'apertura di specifica inchiesta amministrativa.(4-05317)

Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.

 


Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05864
presentata da ANGELA NAPOLI giovedì 27 marzo 2003 nella seduta n.288


ANGELA NAPOLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

fin dal 27 marzo 2000, con atto ispettivo n. 4-29179 l'interrogante ha denunziato la triplice reciprocità d'indagine tra le procure di Messina, Reggio Calabria e Catania con chiari e vicendevoli condizionamenti;

infatti, il tribunale di Messina è sede di inchiesta su alcuni magistrati catanesi; il tribunale di Reggio Calabria è sede di inchiesta su alcuni magistrati messinesi e catanesi; il tribunale di Catania è sede di inchiesta su alcuni magistrati messinesi e reggini;

all'interrogante appariva, ad esempio, già allora inquietante la circostanza che uno degli inquirenti catanesi, titolare delle indagini sui colleghi messinesi e reggini, fosse egli stesso indagato a Messina;

durante i lavori svolti dalla Commissione nazionale antimafia nella XIII Legislatura era già emerso il "caso Catania", con il coinvolgimento di magistrati della procura della Repubblica di Catania per i quali era stata aperta una fase di indagine da parte della procura della Repubblica di Messina;

la fine della XIII Legislatura ha impedito alla precedente Commissione nazionale antimafia di fare piena luce sulle dichiarazioni rese alla stessa da Giambattista Scidà, ex Presidente del tribunale dei minori di Catania e dal dottor Nicolò Marino relative ad ipotetiche collusioni tra alcuni magistrati catanesi con uomini politici ed uomini della criminalità organizzata;

il Presidente Scidà aveva, infatti, denunziato che "la procura di Catania avrebbe assunto una posizione di vero dominio, incamerando notizie di reato senza approfondirle" ed in particolare ha sottolineato il fatto che il processo sull'ospedale "Garibaldi", "sarebbe stato bloccato per mesi dal dottor Carlo Busacca, Procuratore capo presso il tribunale di Catania, allo scopo di non sottoporre ad indagini Ignazio Sciortino, cognato del sostituto procuratore Carlo Caponcello";

il dottor Nicolò Marino divenne, invece, vittima del "caso Catania", in quanto, da titolare dell'inchiesta sull'ospedale "Garibaldi", ha attenzionato la relativa Commissione anomalie incaricata di valutare le offerte per la gara, che avrebbe escluso irregolarmente la ditta Costanzo per aggiudicare l'appalto alla cooperativa rossa di Giulio Romagnoli;

della Commissione faceva parte anche Sciortino e mentre gli altri componenti furono arrestati, questo fu invece lasciato libero;

peraltro nel comune di San Giovanni La Punta Giuseppe Gennaro, procuratore aggiunto di Catania ha comprato una villa che, secondo un'informativa della polizia, gli sarebbe stata ceduta da un costruttore legato al clan Laudani;

così oggi a Messina sono in corso indagini sul Capo della procura di Catania Mario Busacca, sul procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e sul PM Carlo Caponcello, e contemporaneamente a Catania si celebrano processi a carico dell'ex sostituto procuratore della DNA, Giovanni Lembo e dell'ex Capo del GIP Marcello Mondello (vedi notizie stampa giugno-luglio 2002);

della procedura penale del conflitto insorto in seno agli uffici giudiziari catanesi è stata quindi interessata la procura della Repubblica di Messina che ha elevato imputazioni nei confronti del dottor Busacca, per le quali è stata successivamente richiesta l'archiviazione;

proseguono, invece, le indagini che riguardano il dottor Giuseppe Gennaro;

le reciprocità delle due procure di Catania e Messina sono state evidenziate anche dal fallimento "Ceruso C. e F. srl" in cui è stato coinvolto l'imprenditore Angelo Scammacca di Catania che aveva denunziato il magistrato della città Francesco D'Alessandro;

nell'esposto dello Scammacca è stato denunciato che il fallimento sarebbe stato trattato in modo illecito per favorire alcuni personaggi collusi con la mafia;

il giudice D'Alessandro, all'interno dello stesso fallimento, ha svolto le funzioni di giudice delegato, giudice istruttore e consigliere estensore della sentenza in appello;

il giudice D'Alessandro presiede il processo Lembo-Sparacio;

un procedimento nei confronti del giudice D'Alessandro, dopo essere transitato dalle procure di Messina e Reggio Calabria confluirà, per competenza, a Catania;

l'assemblea della camera penale di Catania ha chiesto, inoltre, un'ispezione alla procura della Repubblica in merito alla gestione del collaboratore di giustizia Angelo Mascali, il quale durante la sua collaborazione avrebbe continuato a controllare il racket delle estorsioni e dell'usura con alcuni familiari legati alla cosca Santapaola -:

se non intenda dover avviare urgentemente adeguate visite ispettive presso le procure di Catania, Messina e Reggio Calabria, così come già richiesto dall'interrogante con l'atto ispettivo n. 4-29179;

se non ritenga, altresì, di dover fornire all'interrogante ed alla Commissione nazionale antimafia le risultanze di precedenti visite ispettive effettuate presso le tre procure in questione;

se non ritenga, ancora, di voler salvaguardare l'autonomia e l'immagine della magistratura richiedendo gli opportuni interventi nei confronti di coloro che si rendono responsabili di tali situazioni a discapito della vera giustizia.(4-05864)

Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.

 

 

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