2 settembre 2006 Giustizia a Catania. Dopo le denunce pubbliche dell'imprenditore Angelo Scammacca, si avverte la necessità di rilanciare il caso, a tutti i livelli. E da questa sede di documentazione si intende offrire un contributo, proponendo intanto sei interrogazioni parlamentari che, significativamente, fino a oggi non hanno ottenuto alcuna risposta dal Ministero della Giustizia.
Atto Senato Interrogazione
a risposta orale 3-00409
BUCCIERO.
Al Ministro della giustizia. Premesso che: Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta. Atto Senato Interrogazione
a risposta scritta 4-02500 BUCCIERO.
Ai Ministri dell'interno e della giustizia. Premessa come nota l'interrogazione
3-00409, presentata dallo scrivente sin dal 16 aprile 2002 e rimasta a tutt'oggi
senza alcuna risposta, nonostante la gravità dei fatti esposti, interrogazione
con la quale si chiedeva al Ministro della giustizia di far luce su alcuni magistrati
della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania ed in particolare
del dott. Giuseppe Gennaro, già presidente dell'ANM; Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.
Interrogazione
a risposta orale 3-01152 FRAGALÀ. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: già nel corso della XIII legislatura la Commissione Parlamentare Antimafia ebbe ad occuparsi approfonditamente del cosiddetto "caso Catania" e segnatamente delle ipotesi di infiltrazioni mafiose non solo nelle sedi politiche, con particolare riferimento al comune di San Giovanni La Punta, ma anche in quelle giudiziarie; alcune settimane fa il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia ha annullato l'elezione a Sindaco di San Giovanni La Punta di Santo Trovato, coindagato con l'imprenditore Sebastiano Scuto, attualmente agli arresti, nei processi che hanno dato corpo al "caso Catania", disponendo la ripetizione del turno di ballottaggio; risulta all'interrogante che il Prefetto di Catania abbia effettuato l'accesso amministrativo presso il comune di San Giovanni La Punta previsto nel quadro delle procedure propedeutiche all'eventuale scioglimento per infiltrazioni mafiose; notizie di Stampa (La Gazzetta del Sud del 18 giugno 2002, La Sicilia del 19 giugno 2002 e Il Giornale del 19 giugno 2002) riferiscono che il dottor Giuseppe Gennaro, procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Catania e coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia, sarebbe indagato e prossimo al rinvio a giudizio anche per concorso in associazione mafiosa; dalle stesse notizie di stampa si apprende di un nuovo circostanziato esposto inoltrato al Procuratore Generale di Catania ed al Ministro della Giustizia dal dottor Nicolò Marino il quale riferisce di pressioni gravissime, certamente in contrasto con fini di giustizia, esercitate dai vertici della Procura della Repubblica anche nei confronti degli investigatori dell'Arma dei Carabinieri -: quali iniziative intendano adottare, ciascuno nell'ambito della propria competenza, per bonificare il Comune di San Giovanni La Punta dalla pervasiva infiltrazione mafiosa e per verificare la reale portata della situazione all'interno della Procura della Repubblica di Catania alla luce di quanto emerso in Commissione Antimafia e nell'indagine in corso presso gli uffici giudiziari di Messina ed in particolare se non ritengano urgenti ed indifferibili tanto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di quella amministrazione comunale quanto un'approfondita ispezione degli uffici della Procura della Repubblica di Catania. (3-01152) Il
Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta. Atto Camera Interrogazione
a risposta scritta 4-05257
da notizie di stampa si apprende che: il 23 gennaio 2001 il dottor Nicolò Marino, sostituto procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia del tribunale di Catania, rendeva alla Commissione parlamentare antimafia dichiarazioni con le quali denunciava comportamenti anomali da parte del procuratore distrettuale dello stesso ufficio di procura, dottor Mario Busacca; in particolare, il dottor Marino denunciava la condotta abusiva del dottor Busacca relativamente ad una indagine di una certa delicatezza: e cioè un reiterato intervento favoritistico nei confronti di tale ingegner Ignazio Sciortino, cognato di altro sostituto della stessa procura (dottor Carlo Caponcello), denunciato per gravi reati in materia di appalti; il dottor Busacca tentava ripetutamente di scongiurare persino l'iscrizione, da parte del dottor Marino, dell'ingegner Sciortino nel registro degli indagati: non vale la pena di sottolineare quanto quella iscrizione fosse, a norma di legge, un atto obbligatorio; in data 15 marzo 2001 il procuratore Mario Busacca rilasciava un'intervista al quotidiano La Sicilia sulle vicende catanesi nella quale sminuiva la consistenza degli indizi a carico dell'imprenditore Sebastiano Scuto, coimputato dell'ingegner Sciortino; l'intervista precedeva di pochi giorni la fissazione dell'udienza presso il tribunale del riesame di Catania relativa alla richiesta di revoca della misura cautelare emessa dal gip nei confronti dei due suddetti coimputati; la procura distrettuale della Repubblica presso il tribunale di Messina, interessata ex articolo 11 del codice di procedura penale del conflitto insorto in seno agli uffici giudiziari catanesi, elevava imputazione nei confronti del dottor Busacca per il reato di abuso d'ufficio in relazione alle resistenze dapprima opposte nei confronti del dottor Marino per non fare iscrivere l'ingegner Sciortino nel registro degli indagati (atto dovuto per legge), e, successivamente, perché non ne fosse richiesta la cattura nell'ambito del procedimento penale relativo all'appalto per i lavori del secondo lotto dell'ospedale Garibaldi di Catania, provvedimento eseguito solo per gli altri coimputati; con provvedimento dell'11 luglio 2002 l'ufficio di procura di Messina richiedeva l'archiviazione della posizione del dottor Busacca; scrivono i magistrati che "appare evidente la sussistenza di atti idonei ed univocamente posti in essere in violazione di legge", ma nei fatti addebitati a Busacca mancherebbe, tuttavia, il vantaggio di naturale patrimoniale dell'ingegner Sciortino, cioè l'elemento oggettivo del reato; è evidente quindi, che le condotte del dottor Busacca sono sicuramente meritevoli di valutazione sotto il profilo penale e disciplinare; alla luce del provvedimento adottato dal pubblico ministero di Messina sull'operato del dottor Busacca emerge chiara, ad avviso dell'interrogante, la violazione dell'articolo 18 del regio decreto-legge 31 maggio 1946 n. 511 (ordinamento giudiziario) per avere il dottor Busacca mancato ai suoi doveri, rendendosi perciò immeritevole di fiducia e considerazione e compromettendo il pregio dell'ordine giudiziario e ciò per aver impedito al dottor Nicolò Marino l'iscrizione dell'ingegner Sciortino nel registro degli indagati per interessi non di giustizia -: quali
iniziative disciplinari intenda adottare nei confronti del dottor Mario Busacca,
procuratore capo presso il tribunale di Catania. (4-05257) Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta. Atto Camera Interrogazione
a risposta scritta 4-05317
dall'inchiesta svolta dalla Commissione Parlamentare Antimafia nel corso della XIII legislatura sul cosiddetto "caso Catania" sono emerse ipotesi gravissime di rapporti tra magistrati della Procura della Repubblica di Catania, esponenti politici ed associazioni mafiose che hanno dato luogo all'apertura di fascicoli d'indagine a carico di detti magistrati presso la competente Procura della Repubblica di Messina; in particolare, come riportato da notizie di stampa (La Gazzetta del Sud del 18 giugno 2002, pagina 33, Il Giornale del 19 giugno 2002, pagina 7 e Il Giornale del 15 luglio 2002, pagina 8), risultano essere sottoposti ad indagine, tra gli altri, il Procuratore capo, dottor Mario Busacca (per il reato di abuso d'ufficio) ed il suo aggiunto, per altro coordinatore della direzione distrettuale antimafia, dottor Giuseppe Gennaro (da fonti giornalistiche anche per il reato di cui all'articolo 416-bis del codice penale); mentre proseguono le indagini che riguardano il dottor Gennaro, pare siano state concluse quelle relative al dottor Busacca (Controvento, mensile in attesa di registrazione, pubblicato a Catania nel dicembre 2002, pagina 3) con una richiesta di archiviazione del procedimento n. 4748/02 N.R. nella quale, in modo circostanziato, si afferma che il dottor Busacca in effetti ha posto in essere tutti gli elementi costitutivi del reato per il quale è stato indagato ad esclusione solo del perseguimento di un vantaggio patrimoniale; essendo la condotta contestata al dottor Busacca, attinente alle pressioni dallo stesso esercitate per impedire l'iscrizione nel registro degli indagati di un congiunto di altro magistrato del suo stesso ufficio per reato connesso a reati di mafia, finisce per essere evidente che si è avuta una gravissima interferenza nell'ordinaria gestione dell'ufficio, così come è avvenuto per altri comportamenti tenuti dallo stesso magistrato per altri processi (in particolare, esternazioni ed interviste rilasciate in delicatissime fasi di indagine per il procedimento contro Scuto Sebastiano e la mafia di S. Giovanni La Punta) pure esplicitamente presi in considerazione nella richiesta di archiviazione; pur richiedendo l'archiviazione per i fatti suddetti, i magistrati della procura della Repubblica di Messina hanno ritenuto che tali comportamenti, penalmente siano rilevanti sotto il profilo disciplinare e, per tale motivo, hanno trasmesso copia degli atti ai titolari dell'azione disciplinare e cioè al Ministro della giustizia e al Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione ed al CSM, che ne sono quindi legittimamente a conoscenza; risulta all'interrogante che il Ministro avrebbe intenzione di avviare un'ispezione del Ministero della giustizia presso gli uffici giudiziari catanesi e, pur potendo i fatti dar luogo a specifica inchiesta, tuttavia dovrebbero essere riscontrati dagli ispettori per le gravi, documentate e riconosciute (anche in sede giudiziaria) interferenze sull'ordinaria gestione dell'ufficio della procura della Repubblica di Catania, peraltro oggetto di numerosi e circostanziati esposti e relazioni versate agli atti della Commissione Parlamentare Antimafia, del CSM e della Procura Generale di Catania -: quali siano le iniziative urgenti che il Ministro della giustizia, a fronte di tali gravissimi e documentati fatti, intenda adottare; se e quali iniziative intenda assumere per salvaguardare l'onorabilità, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, e specificamente di quella catanese, non coinvolta e di quella di Messina che ha il diritto/dovere di operare nel rispetto che le è dovuto; se agli ispettori in opera a Catania sia stata fornita la documentazione già in possesso del ministero della giustizia, per verificare se, come affermano i magistrati di Messina, ci siano effettivamente state pressioni ed interferenze attinenti alla corretta gestione della procura della Repubblica di Catania da parte dei vertici dell'ufficio; se,
in ogni caso, non ritenga opportuno disporre l'apertura di specifica inchiesta
amministrativa.(4-05317) Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.
Interrogazione
a risposta scritta 4-05864
fin dal 27 marzo 2000, con atto ispettivo n. 4-29179 l'interrogante ha denunziato la triplice reciprocità d'indagine tra le procure di Messina, Reggio Calabria e Catania con chiari e vicendevoli condizionamenti; infatti, il tribunale di Messina è sede di inchiesta su alcuni magistrati catanesi; il tribunale di Reggio Calabria è sede di inchiesta su alcuni magistrati messinesi e catanesi; il tribunale di Catania è sede di inchiesta su alcuni magistrati messinesi e reggini; all'interrogante appariva, ad esempio, già allora inquietante la circostanza che uno degli inquirenti catanesi, titolare delle indagini sui colleghi messinesi e reggini, fosse egli stesso indagato a Messina; durante i lavori svolti dalla Commissione nazionale antimafia nella XIII Legislatura era già emerso il "caso Catania", con il coinvolgimento di magistrati della procura della Repubblica di Catania per i quali era stata aperta una fase di indagine da parte della procura della Repubblica di Messina; la fine della XIII Legislatura ha impedito alla precedente Commissione nazionale antimafia di fare piena luce sulle dichiarazioni rese alla stessa da Giambattista Scidà, ex Presidente del tribunale dei minori di Catania e dal dottor Nicolò Marino relative ad ipotetiche collusioni tra alcuni magistrati catanesi con uomini politici ed uomini della criminalità organizzata; il Presidente Scidà aveva, infatti, denunziato che "la procura di Catania avrebbe assunto una posizione di vero dominio, incamerando notizie di reato senza approfondirle" ed in particolare ha sottolineato il fatto che il processo sull'ospedale "Garibaldi", "sarebbe stato bloccato per mesi dal dottor Carlo Busacca, Procuratore capo presso il tribunale di Catania, allo scopo di non sottoporre ad indagini Ignazio Sciortino, cognato del sostituto procuratore Carlo Caponcello"; il dottor Nicolò Marino divenne, invece, vittima del "caso Catania", in quanto, da titolare dell'inchiesta sull'ospedale "Garibaldi", ha attenzionato la relativa Commissione anomalie incaricata di valutare le offerte per la gara, che avrebbe escluso irregolarmente la ditta Costanzo per aggiudicare l'appalto alla cooperativa rossa di Giulio Romagnoli; della Commissione faceva parte anche Sciortino e mentre gli altri componenti furono arrestati, questo fu invece lasciato libero; peraltro nel comune di San Giovanni La Punta Giuseppe Gennaro, procuratore aggiunto di Catania ha comprato una villa che, secondo un'informativa della polizia, gli sarebbe stata ceduta da un costruttore legato al clan Laudani; così oggi a Messina sono in corso indagini sul Capo della procura di Catania Mario Busacca, sul procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e sul PM Carlo Caponcello, e contemporaneamente a Catania si celebrano processi a carico dell'ex sostituto procuratore della DNA, Giovanni Lembo e dell'ex Capo del GIP Marcello Mondello (vedi notizie stampa giugno-luglio 2002); della procedura penale del conflitto insorto in seno agli uffici giudiziari catanesi è stata quindi interessata la procura della Repubblica di Messina che ha elevato imputazioni nei confronti del dottor Busacca, per le quali è stata successivamente richiesta l'archiviazione; proseguono, invece, le indagini che riguardano il dottor Giuseppe Gennaro; le reciprocità delle due procure di Catania e Messina sono state evidenziate anche dal fallimento "Ceruso C. e F. srl" in cui è stato coinvolto l'imprenditore Angelo Scammacca di Catania che aveva denunziato il magistrato della città Francesco D'Alessandro; nell'esposto dello Scammacca è stato denunciato che il fallimento sarebbe stato trattato in modo illecito per favorire alcuni personaggi collusi con la mafia; il giudice D'Alessandro, all'interno dello stesso fallimento, ha svolto le funzioni di giudice delegato, giudice istruttore e consigliere estensore della sentenza in appello; il giudice D'Alessandro presiede il processo Lembo-Sparacio; un procedimento nei confronti del giudice D'Alessandro, dopo essere transitato dalle procure di Messina e Reggio Calabria confluirà, per competenza, a Catania; l'assemblea della camera penale di Catania ha chiesto, inoltre, un'ispezione alla procura della Repubblica in merito alla gestione del collaboratore di giustizia Angelo Mascali, il quale durante la sua collaborazione avrebbe continuato a controllare il racket delle estorsioni e dell'usura con alcuni familiari legati alla cosca Santapaola -: se non intenda dover avviare urgentemente adeguate visite ispettive presso le procure di Catania, Messina e Reggio Calabria, così come già richiesto dall'interrogante con l'atto ispettivo n. 4-29179; se non ritenga, altresì, di dover fornire all'interrogante ed alla Commissione nazionale antimafia le risultanze di precedenti visite ispettive effettuate presso le tre procure in questione; se
non ritenga, ancora, di voler salvaguardare l'autonomia e l'immagine della magistratura
richiedendo gli opportuni interventi nei confronti di coloro che si rendono responsabili
di tali situazioni a discapito della vera giustizia.(4-05864) Il Ministro della Giustizia non ha, allo stato, fornito alcuna risposta.
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