10 novembre 2005 Vessazioni e abusi nell'Arma dei Carabinieri. Il caso del maresciallo Gaetano Campisi
Sono
il Maresciallo Capo dei Carabinieri in "quiescenza" Gaetano Campisi,
di cinquantadue anni, trenta dei quali trascorsi nella Gloriosa Arma dei Carabinieri.
Mi sono arruolato all'età di diciassette anni e mezzo ed ho svolto servizio
nei più svariati reparti di prima linea, come l'antidroga di Roma, Napoli
e Milano, e reparti operativi sparsi per l'Italia; ho partecipato alle indagini
della bomba a piazza della Loggia a Brescia, ho prestato servizio nell'antimafia
di Palermo ed ho fatto anche la scorta ad un magistrato. Tanti anni di servizio
spesi con onestà, abnegazione e sacrificio, sino al giorno in cui mi ha
colpito una grave malattia dell'intestino (il morbo di Crohn), che mi ha poi costretto
a lasciare l'attività operativa per quella burocratica. "1..
In esito alla Sua istanza del 30 novembre 2004, si rappresenta che, a parere del
Direttore dell'Infermeria Presidiaria di questa Regione, la 'persistente rigidità
caratteriale', riscontrataLe in sede di visita collegiale del 4.11.2004, non configura
sicuri aspetti psicopatologici meritevoli di terapia farmacologica ma di adeguato
supporto psicologico. - la seconda, a firma del Capo di Stato Maggiore Col. Cosimo Chiarelli con prot. n. 25/58-1/2005-RP del 7 marzo 2005, che afferma quanto segue: "Seguito
lett. nr.11/1-3-RP dell'11 gennaio 2005. Confortato da queste autorevoli risposte, inviavo una richiesta di cura al prof. Adolfo Pazzagli direttore dell'Istituto di Psicologia clinica dell'Università di Firenze, che mi rispondeva prontamente: "Gentile Maresciallo, la rigidità caratteriale non è una diagnosi nè psicologico clinica né psichiatrica ma un'attribuzione che descrive alcune caratteristiche della personalità. Per questo non sono previsti trattamenti specifici. Se la rigidità determina sofferenza nel soggetto, allora, solo una psicoterapia può, in qualche caso, essere di aiuto al soggetto. Oggi le psicoterapie si svolgono solitamente come attività private; per una valutazione diagnostica e per l'indicazione di eventuale trattamento può prendere appuntamento attraverso l'ambulatorio del dipartimento, telefonando al 055.4277482. La informo poi che il responsabile attuale di questo servizio è la prof. Benvenuti. Cordiali saluti, Adolfo Pazzagli". Mi sono recato prontamente, quindi, dalla prof.ssa Benvenuti, che dopo avermi visitato mi ha rilasciato il seguente referto: "Egregio dott. Lottini, ho visto due volte il suo paziente Gaetano Campisi, che mi chiedeva una valutazione clinica di patologia mentale e di eventuale terapia da attivare. Vedendo il materiale che il Signor Campisi ha portato, e credo di poter ipotizzare che si sia trattato di una situazione di conflitto esasperato e autoalimentato negli anni, in cui sono stati trasformati in diagnosi psichiatriche alcuni tratti di personalità non patologici di per sè, ma che sono apparsi tali nel contesto di rivendicazione che si è creato. Se l'ipotesi è corretta, come credo, non ci sono trattamenti terapeutici da attivare neppure di tipo psicoterapeutico. Cordiali Saluti. Paola Benvenuti". In data 12 maggio u.s.mi recavo nella seconda struttura medica indicata dal Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, cioè all'azienda sanitaria n. 10, ambulatorio di psichiatria, dove duemedici mi hanno rilasciato il seguente referto: "Attestiamo che il signor Campisi Gaetano, nato a Cefalù (PA), il ....., non è in cura presso il Servizio di Psichiatria, nè presso il servizio di psicologia di questa zona Sanitaria della ASL 10 -Firenze. In passato egli ha avuto ripetuti contatti con gli scriventi in relazione al suo problematico e conflittuale rapporto con l'Amministrazione pubblica, di cui è dipendente, per consigli e indicazioni medico-legali. Come è stato ribadito nel corso degli anni dai numerosi specialisti, a vario titolo, consultati, nell'ambito del contenzioso fra il sig. Campisi e l'Arma dei Carabinieri e, di recente dal prof. Pazzagli, direttore dell'Istituto di Psicologia clinica dell'Università di Firenze, anche a nostro giudizio, il termine "persistente rigidità caratteriale" , attribuito al Campisi dal Direttore dell'Infermeria Presidiaria della Regione dei Carabinieri della Toscana, in data 11.1.05, non corrisponde nè ad una definizione psicologico - clinico, nè ad una diagnosi psichiatrica. Anche a nostro parere il signor Campisi non necessita nè di cure psichiatriche, nè di trattamento psicologico ( fra l'altro una terapia psicologica, peraltro effettuabile solo in ambito privato, non ci appare indicata in questa specifica situazione). Firmato dott. Giuseppe Livio Comin e dott. Pier Giovanni Serafini". Ti
ho raccontato il mio caso, perché ho bisogno della Tua e Vostra attenzione
(commenti critiche e quant'altro perché civili e costruttive).Vi chiedo
di aiutarmi a capire se: Mar.
Capo dei CC in quiescenza
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