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Nel decennale delle stragi… di Ernesto Burgio (Attac Palermo) |
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A dieci anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio che hanno cambiato la nostra vita è triste e doloroso ammettere che, con ogni probabilità, soltanto i macellai che di tanto orrore furono gli esecutori materiali sono oggi in galera, mentre sui mandanti esistono solo ipotesi e inchieste archiviate per insufficienza di prove. Ma oggi, 23 maggio 2002, nel decimo anniversario della strage che costò la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonino Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani abbiamo reputato nostro dovere adoperarci perché, se anche sul piano giudiziario non è stato possibile portare a termine le indagini, la gente sappia quali inquietanti scenari questa ennesima tragedia italiana riveli a uno sguardo più attento. Convinti del fatto che, ancora una volta, non si stia facendo abbastanza perché la gente sappia, ci limiteremo qui a indicare con chiarezza alcuni dati di fatto su cui ormai concordano molti osservatori e testimoni attenti e desiderosi di rispettare la memoria di chi ha dato la propria vita nella lotta contro una criminalità internazionale che negli ultimi decenni è riuscita a corrompere e, in taluni casi, a infiltrare governi, parlamenti e istituzioni politico-finanziarie sopranazionali. Crediamo in particolare che sia venuto il momento di dichiarare pubblicamente: - che la decisione di eliminare, con una messa in scena plateale, Falcone e soprattutto Borsellino (la cui "esecuzione" fu subito giudicata inutile e controproducente per la mafia siciliana) maturò con grande probabilità in ambienti esterni a Cosa Nostra - che parecchi collaboratori di giustizia hanno fatto in tal senso nomi precisi: nomi di personaggi molto potenti oggi in Italia e nel mondo; - che pressioni di ogni tipo hanno costretto le procure ad archiviare i procedimenti a carico di questi probabili assassini; ma se in sede giudiziaria è necessario avere prove inconfutabili a carico di singoli individui… in sede di denuncia pubblica, non è necessario fare nomi precisi e ci si può limitare a denunciare gli scenari inquietanti che numerose testimonianze hanno evocato (…); - che questa è una situazione tutt'altro che nuova nel nostro paese, se è vero che da Portella della Ginestra in poi tutte le stragi di Stato sono rimaste impunite: nella migliore delle ipotesi hanno pagato gli esecutori, mai i mandanti. Non si vede per quale motivo si debba supporre che le stragi del '92 rappresentino l'eccezione alla regola; - che Falcone aveva annotato nel suo personal computer tutto ciò che sarebbe servito a far luce sul suo lavoro e sulla sua propria (possibile) morte… e che il computer fu manomesso dagli inquirenti;; - che anche Borsellino aveva sempre con sé un'agenda personale in cui annotava i fatti più significativi della sua vita… e che qualcuno si premurò di far scomparire anche questa dalla scena del delitto; - che nel luogo della strage di Capaci fu trovato un foglietto con un numero telefonico del Sismi; - che Riina cercò di trattare con uomini delle istituzioni la propria resa e che è difficile non rimanere colpiti dalla constatazione che il numero 1 di Cosa Nostra, imprendibile per decenni, si sia praticamente arreso poco dopo le stragi e che in quegli stessi anni ('89-93) in cui l'intero ordine planetario mutò, a seguito dell'implosione dell'Impero sovietico, saltarono molti altri gangli del vecchio sistema di controllo politico-mafioso del mondo (non solo Riina e Caruana-Cuntrera, ma anche personaggi quali Escobar e Kun Sa, Marcos, Siad Barre e Noriega…); - che già alla fine degli anni '80 un altro giudice, Carlo Palermo, anche lui vittima di un attentato mafioso nel quale persero la vita una donna e i suoi due bambini, aveva rivelato l'impressionante intreccio di interessi criminali internazionali che legava tra loro uomini politici, banchieri, mafiosi, speculatori, faccendieri, imprenditori, massoni (P2), uomini dei servizi segreti, ex-generali del kgb, agenti della Cia, sicari e terroristi della destra eversiva internazionale… tutti attori e comparse, burattinai e burattini di un dramma mondiale in cui si intrecciavano i traffici più ignobili e micidiali: quello delle armi e quello della droga, quello dei (nuovi) schiavi e dei migranti e quello - che tutti li permette e sostiene - di valuta; - che lo stesso Carlo Palermo quando seppe della strage di Capaci dichiarò a tutte lettere che la morte di Falcone doveva essere collegata a questo senario politico-criminale globale; - che è dimostrato come da qualche tempo Falcone non solo indagasse nella rete intricata di paradisi fiscali, finanziarie ombra e istituti di credito off shore in cui scorreva il flusso insanguinato di narco e petrodollari che era (ed è) frutto di questi traffici… ma avesse anche iniziato a occuparsi di Gladio, la struttura militare clandestina organizzata dai servizi segreti italiani su precise direttive dei servizi segreti americani e sospettata di essere stato il tramite principale dei finanziamenti allo stragismo di Stato e al terrorismo nero nel nostro paese (Gladio era rimasta occulta per decenni: la sua esistenza era stata da poco ufficialmente svelata al paese dal presidente del consiglio Giulio Andreotti e il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga aveva dovuto dimettersi esattamente un mese prima della strage di Capaci, per evitare l'impeachment); - che indagare su Gladio avrebbe portato Falcone a collegare definitivamente tra loro alcuni fili che non bisogna(va) collegare: lo stragismo nero, la strategia Nato in Italia e in Europa, l'utilizzo della mafia siciliana da parte dei servizi segreti americani (l'Oss nell'immediato dopoguerra, la Cia a partire dal 1947) e della Democrazia Cristiana, il ruolo di Gelli e della P2 e quello di Sindona, Calvi Marcinkus e di altre figure inquietanti di quel sottobosco criminal-polit6ico-finanziario che per decenni ha operato nell'ombra con il fine preciso di impedire che in Italia (e in altri paesi europei) si realizzasse una vera democrazia (e che i partiti di sinistra conquistassero il Potere). A questo punto crediamo di aver fornito dati sufficienti a delineare un quadro interpretativo abbastanza chiaro e credibile: ci sembra infatti possibile affermare sulla base di quanto appena accennato: - che le stragi del '92 debbano essere inserite nel più ampio contesto politico-criminale internazionale e nazionale (in questo senso è anche importante ricordare come esse siano avvenute nel momento drammatico in cui Mani Pulite aveva causato la crisi definitiva della Prima Repubblica e dei partiti che per mezzo secolo erano stati i principali soggetti della vita democratica del nostro paese; che la mafia aveva da poco decretato la morte di alcuni ex alleati che non erano più in grado di garantirla e cercava nuove alleanze; che si preparava a scendere in campo un nuovo soggetto politico, che avrebbe avuto un ruolo molto significativo negli anni a venire: Forza Italia…); - che, come suggerito dallo stesso giudice Palermo e da molti altri osservatori, a decidere le stragi del '92 siano stati quei potentati finanziari e criminali internazionali che non potevano permettere che le indagini dei due giudici siciliani penetrassero nei misteri di Galdio/Stay Behind, fino a svelare gli intrecci perversi tra politica, mafia, finanza internazionale, servizi segreti più o meno deviati e destra internazionale eversiva. Per concludere e per chiarire quelle che a nostro parere sono le vere cause di un silenzio colpevole che dura tuttora e dell'estrema pericolosità di questa situazione vogliamo almeno abbozzare due importanti considerazioni: - se oggi in Italia si minaccia quotidianamente l'indipendenza della magistratura e si cerca di di imbrigliare e controllare l'intero sistema dell'informazione, di disintegrare la sanità e la scuola pubbliche, di smantellare lo Stato sociale, di annullare i diritti acquisiti dai lavoratori in decenni di lotte, di distruggere le maggiori forze politiche e sindacali di sinistra… è facile riconoscere in tutto questo la concreta attuazione del cosiddetto Piano di Rinascita democratica messo a punto proprio da quella famosa Loggia P2 che per decenni è stata la vera centrale operativa di Gladio e probabilmente dello stragismo di destra nel nostro paese; - da anni alcuni noti studiosi del processo di globalizzazione neoliberista, primo fra tutti Noam Comsky, sostengono che ci sono attualmente nel mondo alcune centinaia di personaggi (in larga misura banchieri e gestori di fondi pensione, grandi speculatori e faccendieri, petrolieri e trafficanti d'armi, di droga e di schiavi: insomma gli stessi signori sui quali si era accentrata l'attenzione dei nostri giudici) in grado di muovere ogni giorno da una piazza finanziaria all'altra miliardi di dollari, di controllare in tal modo l'intero circuito economico planetario (il 97% delle transazioni finanziarie internazionali sarebbero ormai di natura puramente speculativa) e di condizionare la stessa politica interna ed estera dei singoli stati… Ci sembra a questo punto che ostinarsi a parlare delle stragi del '92 come di delitti di mafia sia non soltanto riduttivo, ma pericoloso: perché è fuorviante additare quali responsabili di eventi di questa portata personaggi tutto sommato di piccolo calibro e dotati di un potere limitato, anziché sforzarsi in ogni modo di smascherare i poteri forti che oggi sembrano cogliere indisturbati i frutti delle loro azioni criminali.
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