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maggio 2005 Retroscena
dell'affare "Icom": come il monopolio dei media produce profitti di
regime. Nascerà Cianciopoli?
di
Marco Benanti
L'affare
chiamato variante, in consiglio comunale, è passato: ora il passaggio successivo
è quello della conferenza di servizi. Di lì il via definitivo e
la possibilità, in due o tre anni al massimo, della realizzazione, meglio
dell'ennesima colata di cemento sul corpo martoriato della periferia. Sempre che
non ci siano colpi di scena
. L' affare "centro commerciale Icom"
va, quindi, avanti; dopo l'approvazione, il 25 febbraio scorso, della variante
al vecchio Piano Regolatore, il dibattito su questa scandalosa operazione, avvenuta
in una città senza piano regolatore approvato e senza piano commerciale
(mai realizzato), è al punto zero. Sono scese in piazza Confcommercio,
Confesercenti e Federconsumatori, le prime due organizzazioni hanno sottoscritto
un ricorso al Tar, in consiglio comunale sono state depositate le osservazioni
della Confcommercio, che, però, resteranno, per il momento, lettera morta:
il consiglio, preso da altre "emergenze" e orami in dirittura di chiusura,
non ha potuto occuparsene. Da parte del restante mondo economico, politico e sociale,
più silenzi che altro. La stessa opposizione di centro-sinistra, dopo avere
tentato di opporsi in consiglio (con assenze al suo interno), non ha ritenuto
opportuno parlare direttamente alla città: nessun dibattito, nessuna conferenza
stampa, nessuna presa di posizione ufficiale dei leader. Eppure, di cosa da
spiegare su questa storia di speculazione ce ne sono tante: a cominciare da un
dato essenziale per capire l'affare. Di chi sono i terreni dell'area interessata
al centro commerciale? Già, perchè il tentativo di "smontare"
il caso è già partito. Come? Difendendo il centro commerciale, che
porterà tanti posti di lavoro -dicono. E' davvero così? Statistiche
ormai verificate da tempo hanno dimostrato che per ogni posto di lavoro creato
dalla grande distribuzione, se ne perdono tre. In sostanza: se nel centro commerciale
lavoreranno fino a 1500 persone (l'attesa più ottimistica), in 4500 perderanno
il posto. La collocazione del centro è poi davvero bizzarra: nell'area
interessata ci sono già grosse strutture (non solo "Auchan",
ma anche "Eurospin" e "Mar", in poche decine di centinaia
di metri) che incombono sui piccoli e medi commercianti i quali, con la loro presenza,
danno vitalità all'area, per decenni abbandonata. Il rischio di tornare
a vie buie è dietro l'angolo. Di fatto, i commercianti della loro zona
non sono stati informati. Eppure rischiano l'estinzione, ma nessuno gliene ha
parlato. Anzi no: "l'abbiamo saputo dal giornale, a cose fatte". E le
Municipalità? Il Presidente della X Lorenzo Leone (An) ha dichiarato: "non
ci è mai stato chiesto un parere per approvare la variante urbanistica.
L'Icom non creerà nuova occupazione, toglierà lavoro ai commercianti
di una zona già in difficoltà". Il modello della privazione
delle periferie ritorna: si specula, con l'avallo delle istituzioni, sulle aree,
l'economia locale langue o decade, di qui si rafforzano i processi di separazione
sociale: il passo seguente alla devianza e alla criminalità è breve.
Il sistema politico-mafioso torna così a colpire. I "fratelli delle
periferie" sono già dimenticati. Il dato, comunque, più
rilevante per capire questa operazione è quello relativo ai terreni: di
chi sono? La Regione Siciliana, assessorato territorio ed ambiente,dipartimento
regionale urbanistica, nella sua proposta di parere n° 69 dell' 11/11/2003,
ha sostenuto che l'intervento "è localizzato nella fascia sud-ovest
dell'area urbana catanese, interessa un'area di proprietà dell'Icom, di
mq 241.600
" E chi è socio nell' "Icom srl": Mario
Ciancio, con una quota singola (19,5%) che è la maggiore fra tutte le altre
dei soci, fra cui c'è anche la sua consorte, Valeria Guarnaccia (13,5%).
Una bella fetta, quindi, è del padrone della stampa catanese. Poi fra gli
altri soci ci sono anche soggetti a lui legati del mondo dei media. Le sorprese,
però, non sono finite: le visure catastali storiche dell'area interessata
al centro commerciale parlano chiaro (vedi scheda allegata). La quasi totalità
di quei terreni è -direttamente o indirettamente- di Ciancio. Terreni -si
badi bene- definiti a pascolo, seminativo, agrumeto. Ora sono diventati edificabili:
tombola! Una bella fetta è intestata alla "Sud Flora spa",
società che si occupa di coltivazioni agricole, orticoltura e floricoltura.
E chi sono i proprietari della "Sud Flora spa"? Ma proprio loro: Mario
Ciancio e consorte (50% a testa). E non è finita: altra fetta rilevante
dei terreni è direttamente intestata a lui, Mario Ciancio Sanfilippo. Lo
si poteva dire alla città, in consiglio comunale: in fondo le visure catastali
sono facilmente accessibili. "Cui prodest?" hanno gridato i consiglieri
D'Agata e Licandro il 25 febbraio scorso. Ecco "cui prodest". Ecco anche
cosa produce il monopolio dei media: una città imbavagliata, in perenne
"compravendita". Intanto -guarda caso- il giornale di Ciancio ha un
occhio di riguardo (anche a poche settimane dal voto) proprio per Scapagnini e
la sua giunta. Nascerà, quindi, il nuovo centro commerciale? Forse,
perché intanto occorre attendere il responso della conferenza dei servizi,
organo composto da rappresentanti di Regione, Provincia, Comune e Camera di Commercio,
più comuni vicini e organizzazioni sindacali, di categoria, dei consumatori,
queste ultime con voto consultivo. Se ne potrebbe parlare anche fra diversi
mesi. Eppure, di cosa da discutere ce ne sono, eccome, a cominciare dall'estensione
del centro commerciale. Secondo le prime analisi, realizzate da esperti del
settore, infatti, sembrerebbe molto probabile che non siano più disponibili
spazi da occupare in provincia di Catania, almeno secondo quanto prevede il decreto
del Presidente della Regione n° 165 del 2000. L'area interessata per il non
alimentare (non food) è già occupata tutta a Catania -è questo
l'esito delle prime analisi. Nello specifico, infatti, la suddivisione delle aree
da adibire a queste strutture è individuata su base regionale o interprovinciale:
nessuna razionalità, quindi, nemmeno in relazione alle caratteristiche
di ogni singola provincia. Eppure le leggi di settore, la 28/'99 e il decreto
165/2000 hanno sancito proprio questo. Perché, allora, l'amministrazione
comunale e il consiglio hanno approvato la delibera? Quali interessi -reali- si
sono voluti favorire? Intanto, una considerazione: a chi fanno riferimento i quindici
consiglieri comunali che hanno votato a favore? Il gruppo di Forza Italia è
da anni vicino (taluni dicono "espressione") al senatore Pino Firrarello;
il gruppo Udc ai "maggiorenti" Raffaele Lombardo e Domenico sudano;
Alleanza Nazionale poi si è espressa a favore con i consiglieri Siciliano
e Giammona, vicini all'assessore regionale Raffaele Stancanelli e con il consigliere
Zuccarello, peraltro molto vicino al mondo del commercio e all'europarlamentare
Nello Musumeci. E se -per ipotesi- fosse definitivamente verificato che l'estensione
del nuovo centro commerciale è superiore -nei fatti- ai limiti previsti
dalla legge per l'area catanese? Sussurri e voci già circolano: mettere
su un'operazione del genere -spiegano esperti del settore- può anche servire
a realizzare immobili da poter -eventualmente- affittare o rivendere. Una rendita
nella rendita, insomma; ma non è finita, altri parlano chiaro: "Sembrerà
incredibile -ha dichiarato il VicePresidente di Confcommercio Pietro Agen- io
alla variante del Pigno sono favorevole, l'importante è che si abbia il
coraggio di dire quel che ci vuole fare. Si vuole realizzare al Pigno un quartiere
moderno, funzionante. Confcommercio è favorevolissima, ma non facciamo
farse, chiamiamo le cose col loro nome. Non facciamo finta di voler fare un centro
commerciale che non si può fare
. Il Pigno è la famosa goccia
che fa traboccare il vaso, ma porcherie, in maniera commerciale, il comune di
Catania ne ha fatte, di peggio, anche prima. Nessuno ricorda che il comune di
Catania ha votato a favore del centro commerciale 'Le Tenutelle', la cui delibera
è da ritenersi, a nostro avviso, assolutamente illegittima. La verità
è che di fronte a grandi interessi speculativi il comune di Catania ha
sempre risposto in un solo modo: 'Signor Sì, presente!'". Come
è andata quella sera
Votazione
con il procedimento elettronico con registrazione dei nomi Presiede:
il Presidente Roberto Commercio Oggetto: Icom srl Votazione
palese seduta ordinaria del 25/02/2005 in seconda convocazione ore 00:46 26/02/05 Votano
Sì: Arcidiacono Giuseppe FI, Buscema Giovanni FI, Chisari Mario FI; Condorelli
Sebastiano Ppe, Consoli Marco Udc, Failla Michele Udc, Giammona Sergio An, Gesualdo
Ingrassi Udc, Lombardo Agatino Udc, Pulvirenti Salvatore Udc, Reina Vincenzo FI,
Riva Gaetano Udc, Francesco Siciliano An, Vittorio Giuseppe Udc, Zuccarello Luciano
An
Votano No:
Condorelli Rosario Democratici con Bianco, D'Agata Rosario Ds, Licandro Orazio
Pdci, Romeo Antonino Ds. Astenuti:
Commercio Roberto Udc, Ferrera Giovanni Ppe, Giuffrida Francesca Ppe, La Rosa
Domenico FI, Maravigna Pietro Centro Indipendente, Vasta Giovanni FI Assenti:
Arena Giuseppe An, Bonaccorso Salvo Sdi, Bonica Antonino Democratici con Bianco,
Castorina Orazio Democratici con Bianco, Coco Giuseppe Ppi, Coppa Mario Udeur,
Curia Bartolomeo Misto, D'Avola Giovanni Democratici con Bianco, Finocchiaro Corrado
Udeur, Fiorenza Cataldo Centro Indipendente, Giacalone Giovanni Democratici con
Bianco, Laudani Rosario Misto, Lipera Piero Centro Indipendente, Montemagno Francesco
Ppi, Occhipinti Santi Centro Indipendente, Russo Alfio Ppe, Sangiorgio Gaspare
Udc, Scaringi Giovanni Centro Indipendente, Serrentino Mariagrazia Italia dei
Valori, Tringali Aldo FI.
M.B.
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