7 maggio 2005 Il caso Spampinato, il palio di Vittoria, le istituzioni di Ragusa Testimonianza di Biagio Battaglia, delegato provinciale della LAV Biagio, tu sai che si parla in questo periodo della riapertura del caso Tumino-Spampinato. Cosa puoi dire in proposito? E' stata una vicenda che ha interessato l'intera collettività iblea, e non solo, visto che le attività giornalistiche e l'impegno civile di Spampinato erano riconosciuti e stimati in tutta la Sicilia e oltre. Come tale merita di essere approfondita e spiegata fino in fondo, come tanti altri casi italiani degli anni sessanta-settanta, che giacciono tuttora irrisolti. Il fatto che si faccia fatica a riaprire l'istruttoria, che si faccia silenzio nonostante siano venuti fuori documenti importanti, in grado di fare chiarezza, come lo consideri? Si sa che i poteri forti riescono a manipolare le cose a loro piacimento, a dispetto delle regole democratiche e dei diritti, quindi non meraviglia che facciano di tutto per impedire la riapertura dei casi che in qualche modo possono riguardarli, e per garantire la continuazione del loro dominio sulla società civile. Le cose stanno così. E del resto, per allargare il discorso, la recente sentenza sulla strage di Piazza Fontana è una prova lampante di tutto questo. Nello specifico dei delitti Tumino-Spampinato, cosa pensi? Dai documenti e dagli articoli usciti di recente, che ho avuto modo di leggere, dal lavoro prodotto da Carlo Ruta, emerge nettamente che il caso necessita di essere riaperto, anche se non grado di specificare in quali termini in senso giuridico, non essendomene occupato personalmente. Si tratta certamente di una vicenda importante e non è concepibile che da parte delle istituzioni interessate si continui a far finta di niente. Riguardo al palio di Vittoria, sul quale avete prodotto un importante video di denunzia, ritieni che l'atteggiamento dei poteri pubblici sia stato corretto, consono alla situazione? La prima cosa che abbiamo rilevato è stata l'indifferenza da parte delle autorità. Non siamo stati ricevuti dal prefetto Calvosa quando l'abbiamo chiesto, nonostante avessimo fatto una lettera aperta, che è stata letta abbastanza perché riportata da numerosi giornali. C'è stato solo un brevissimo incontro con il vicario, che non permise alcun approfondimento della situazione. Il prefetto non dimostrò alcun interesse per le cose che noi denunciavamo, malgrado se ne fossero occupati giornali nazionali come Striscia la notizia, Studio aperto, il TG3. C'erano naturalmente degli aspetti poco chiari, già a partire dal comitato organizzatore. I componenti venivano presentati come persone perbene, assolutamente prive di agganci con ambienti dell'illegalità organizzata. Invece ci siamo presto accorti che uno di tali membri, il signor Gaetano Sallemi, era risultato coinvolto nel 1993 in una corsa clandestina avvenuta ad Acate. Si direbbe quindi che le notizie inoltrate dalla prefettura ragusana al Viminale, su richiesta di quest'ultimo, fossero non veritiere. Nell'interrogazione della vice-presidente della Commissione Antimafia c'è un passaggio in cui si dice di possibile condizionamento mafioso nello svolgimento del palio. Noi per la verità non siamo riusciti a trovare prove in tal senso, ma sicuramente il contesto in cui si è svolto il palio non è apparso normale, mentre la presenza di talune persone, con precedenti penali non indifferenti, durante le fasi organizzative e lo svolgimento della manifestazione ha costituito un elemento squalificante per la città. Alla luce di tutto questo, le informazioni che il prefetto ha fatto pervenire al ministro dell'Interno non potevano essere ispirate all'obiettività e mancavano comunque di adeguati approfondimenti. A quanto mi risulta, voi avete presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Ragusa. Ritieni che il riscontro giudiziario al vostro documento sia stato adeguato? Proprio adesso ti ho dato il DVD che contiene la registrazione delle cose più crudeli che sono avvenute durante lo svolgimento del palio. C'erano tutti gli elementi per aprire procedimenti penali contro gli organizzatori, contro il sindaco Aiello, contro Luigi Marchi, assessore alla tutela degli animali, beffa della situazione, contro l'ASL, che non era presente con i propri veterinari nei luoghi degli incidenti. In particolare, su alcuni episodi, che hanno indignato milioni di italiani, era pienamente ravvisabile il reato di maltrattamento. Ebbene, a dispetto delle nostre denunzie, la Procura di Ragusa non è intervenuta e non ha mai chiesto alcuna informazione alla LAV provinciale né a quella nazionale, che pure si è attivata sulla questione con diverse iniziative. Si direbbe che vigano canali comunicativi a vari livelli. Come tutti noi, operanti nella società civile, usiamo vederci alle nostre manifestazioni e alle nostre feste, allo stesso modo i rappresentanti del potere, magistrati inclusi, usano incontrarsi fra di loro non soltanto per motivi ufficiali, ma anche privati, per esempio negli spettacoli di teatro, in occasioni di concerti lungo la costa iblea, e così via. Ho sentito dire di contatti amichevoli fra il procuratore della Repubblica Fera e il sindaco Aiello. Cosa del tutto legittima beninteso, e che tuttavia, alla luce di quanto detto prima, può anche generare delle perplessità. Ancora in tema del palio, hai altro da dire sulle condotte dei poteri istituzionali? Una cosa che mi ha molto meravigliato è l'atteggiamento assunto verso coloro che contestavano lo svolgimento delle corse. Lasciare dei giovani e dei giovanissimi, anche di 17-18 anni, lì a protestare sul percorso del palio, senza alcuna protezione reale, non è stato certo qualcosa di qualificante per le istituzioni, che recano fra i loro compiti primari quelli di garantire la sicurezza pure ai cittadini comuni. Durante lo svolgimento della manifestazione c'era a dire il vero un nutrito schieramento di agenti di polizia e di carabinieri, che tuttavia mancavano prima delle corse e soprattutto dopo, quando la tensione era divenuta particolarmente alta. a cura di c.r. |