28 luglio 2005 Barbara, ragazza dell'est europeo, vessata, stuprata, minacciata di morte. Ha denunziato tutto, ma rimane pericolosamente sola. Chi può faccia qualcosa, prima che sia tardi! Barbara
Nowek è una cittadina polacca di 28 anni, che, come tante altre, è
venuta nel nostro paese per cercare lavoro, costretta dalle difficoltà
economiche in cui versa la sua famiglia. E' sposata e madre di una bambina. E'
arrivata in Sicilia, a Ragusa, con tante speranze, ma ha fatto presto a disilludersi.
Come tante altre, nella nostra Europa "civilissima", ha subìto
infatti con continuità offese e umiliazioni. In ultimo è stata stuprata
e ha ricevuto minacce di morte. E tutto questo l'ha prostrata. Adesso, non potendo
più lavorare, trascorre le sue giornate "barricata" in casa,
ospite di un amico, Marco, che si è preso cura di lei. Barbara ha avuto
il coraggio di presentare denunzia presso i carabinieri di Modica, reclamando
giustizia, manca però di ogni tutela. Chiede quindi aiuto, ed è
auspicabile che la sua testimonianza, che viene proposta di seguito, riesca a
giungere a sedi della società civile che possano occuparsi del suo caso.
Per ragioni di sicurezza non può essere esposto il numero del suo cellulare.
Chi intende contattarla può farlo comunque scrivendole al seguente indirizzo
email: sos.barbara@tiscali.it
Mi
dica qualcosa di lei. Mi
chiamo Barbara Nowek, ho 28 anni, sono originaria della Polonia, e sono venuta
in Italia per potere mantenere la mia bambina e mio marito, che ho lasciato in
Polonia. Può
raccontarmi perché è venuta in Italia? Prima
di venire in Italia abitavo vicino Kielce con mio marito Mariusz e mia figlia
Wiktoria di 6 anni, lavoravo in un pollaio, mi alzavo alle 4 di mattina per andare
al lavoro in bicicletta, guadagnavo 400zl al mese, circa 100euro. Con questi soldi
dovevo mantenere mio marito, che non riusciva a trovare lavoro e la mia bambina.
Questi soldi non potevano bastare, anche perchè avevamo dei debiti, e quindi
ho deciso di andare all'estero. Come
è arrivata in provincia di Ragusa? Mi
sono rivolta ad un vicino che mi ha dato il numero di un certo Marco, da cui erano
già andate sua figlia e sua sorella, assicurandomi che era una persona
affidabile. Marco è venuto a prendermi alla stazione, e mi ha portato da
una famiglia di Ragusa. Dovevo assistere un uomo di circa 80 anni seduto sulla
sedia a rotelle, a Ragusa in via Generale Scrofani. Non mi hanno voluta, perchè
non sapevo parlare italiano e perché ero troppo magra e piccola per potere
sollevare il vecchietto. E
come ha fatto, senza lavoro e senza conoscere la lingua italiana? Ho
avuto paura che sarei dovuta tornare in Polonia. Invece il signor Marco mi ha
portata a casa sua, a Modica, dove mi ha ospitata, e insieme alla sua ragazza,
mi hanno insegnato un poco di italiano, a cucinare, insomma mi hanno trattata
bene. Ha
poi trovato un lavoro? Dopo
una settimana Marco mi ha trovato un lavoro a Ragusa, dalla signora Maria S.,
in via Generale Scrofani. Lì sono rimasta dal fino al marzo 2004. Per un
mese sono andata in Polonia, ho finito tutti i soldi guadagnati, e sono dovuta
tornare dalla signora Maria S.. Come
si è trovata in questo posto di lavoro? Era
il mio primo lavoro, non potevo fare confronti. Mi pagavano 520 euro al mese,
da mangiare non compravano quasi niente, compravo quasi tutto con i soldi che
guadagnavo, anche alla vecchietta davo quello che compravo con i miei soldi. Non
avevo libera uscita, solo mezz'ora al giorno se la vecchietta dormiva. E'
mai stata molestata da qualcuno? Durante
la permanenza a Ragusa, sono stata moltissime volte molestata dal dottore della
signora, G. C., che con la scusa di visitare la signora, veniva quasi ogni giorno,
anche di domenica, e dal figlio della signora G. A.. Può
raccontarci qualche episodio in particolare? Il
dottore, per due volte, mi attirò con una scusa nell'ambulatorio, e dopo
aver chiuso la porta, mi chiedeva ripetutamente di prenderglielo in bocca. Gli
ho sempre detto di no, lui insisteva, diceva che ero cattiva perché lui
mi dava le medicine e io non volevo aiutarlo. Il figlio della signora, invece,
mi chiedeva di baciarlo e mi proponeva rapporti sessuali, e io dicevo sempre di
no. Ma solo a parole, né il dottore, né il figlio mi hanno mai usato
violenza. nè mi hanno minacciata. Una volta, nell'ottobre 2004, mi è
anche capitato che un meccanico di nome Enzo, che aveva una polacca amica mia
ad assistere la mamma, polacca che lui molestava in continuazione, mi ha invitata
nella sua officina di sera per ripararmi il motorino, mi ha chiusa dentro, e mi
ha ripetutamente proposto atti sessuali, facendomi vedere una videocassetta pornografica.
Ma vedendo il mio rifiuto mi ha infine aperto. A
parte questi episodi, ha subito altro? Certamente,
capitava spesso che sconosciuti mi abbordavano per strada invitandomi ad andare
con loro, capitava che sconosciuti telefonassero per conoscermi e invitarmi...,
ma tutto questo è normale, capita a tutte noi straniere. Cosa
pensa di questa situazione, cioè delle molestie? Le
altre polacche mi spiegavano che è così in tutti i lavori, che in
Sicilia è normale che qualcuno molesti le polacche, che in ogni casa c'è
o il vecchio stesso, o un figlio, un nipote, un genero, un parente, un amico,
un dottore, un infermiere, un vicino, sempre c'è qualcuno che fa proposte
sessuali, che dovevo accettare questa situazione e dovevo imparare a difendermi,
e se la situazione diventava pericolosa dovevo immediatamente rivolgermi a Marco
che poteva parlare con loro o anche cambiarmi lavoro. Fino
a quando ha lavorato a Ragusa? Il
6 novembre 2004 hanno arrestato Marco, il signore che mi ha trovato il lavoro,
non ho capito per quale motivo, e a me hanno ritirato i documenti. Così
il figlio della signora Maria S., il 10 novembre 2004, mi ha buttata fuori. Senza
lavoro, senza documenti, senza famiglia, senza amici, senza nessuno, non sapevo
cosa fare. Tutte le polacche che prima venivano a trovarmi sono sparite, nessuno
voleva aiutarmi, nessuno mi voleva al lavoro, in Polonia non potevo tornare perchè
non avevo i documenti, per l'albergo non avevo soldi. E
come ha fatto, senza casa e senza potere tornare in Polonia? Mi
ha aiutata la ragazza di Marco. Mi ha portata a casa sua, mi ha pagato da mangiare,
mi ha dato per qualche settimana il suo posto di lavoro, per farmi guadagnare
qualcosa per mandare alla mia bambina. Ha
poi trovato un altro lavoro? A
gennaio del 2005 ho trovato lavoro da una zia di Marco, M. S. a Ragusa in via
Natalelli. Dopo meno di tre mesi mi sono ammalata, non potevo più continuare
a lavorare. Allora, a fine marzo del 2005 mi sono licenziata e nuovamente sono
tornata da Marco che mi ha ospitata, mi ha portata dal dottore, mi ha comprato
le medicine. Come
mai non si è occupata la datrice di lavoro, della sua malattia? Io
lavoravo in nero, se stavo male dovevo lavorare lo stesso, e il lavoro era molto
perché dovevo pulire due grandi appartamenti, andare in giro per le spese,
portare il cane a passeggio. Ho lavorato anche con la febbre alta. Ma in ultimo
non potevo più muovermi, dovevo andar via. Come
è finita a lavorare a Modica? Dopo
14 giorni di riposo, ospite in casa del signor Marco, questi mi ha detto che aveva
trovato un lavoro leggero, adatto per me che ormai ero in scarse condizioni, a
Modica, vicino casa sua. Può
raccontarci qualcosa su questo nuovo lavoro? L'11
aprile 2005, sono andata ad accudire il sig. G. P. in via Sacro Cuore a Modica.
Si trattava di un uomo circa 82 anni, allettato, con il catetere e la flebo. Nella
casa non c'erano mobili, non c'era cucina, non c'era frigorifero. Nella stanza
in cui dormiva il vecchietto c'era un altro letto in cui ho saputo che dormiva
il figlio, E. P. di circa 60 anni. Veniva una signora per lavare l'anziano e due
infermieri per curarlo. Il figlio E. P. con la moglie S. F. abitavano nell'appartamento
accanto, sullo stesso piano. Il mangiare lo preparava la moglie S. F.. Di notte
il figlio dormiva con il vecchietto. Ma
allora lei cosa ci stava a fare, qual era il suo ruolo? Io
non capivo per cosa ero necessaria: non dovevo lavare il vecchietto, non dovevo
lavare i panni, non dovevo assisterlo di notte, non dovevo cucinare, a mangiare
gli dava il figlio, insomma non ho capito perché volevano una polacca.
Ho anche chiesto se potevo venire solo di giorno, vedendo che la notte non ero
necessaria. Il figlio E. P. mi ha risposto che così si sentiva più
sicuro e che dovevo restare anche di notte. Non
le sembrava un po' strana questa situazione? Tutto
mi sembrava strano, ma Marco mi ha rassicurato dicendo che non poteva succedere
niente perché lui aveva raccomandato a E. P. di comportarsi bene, e perché
accanto c'era la moglie S. F.. Come
si comportava questo signore, cioè il figlio dell'anziano? Fin
dal primo giorno voleva sempre parlare con me, mi faceva strani discorsi, diceva
che ero una donna speciale, che ero buona, che avrebbe voluto una moglie come
me, che la sua donna non valeva niente, che solo voleva soldi e non voleva sapere
niente di aiutare con il padre. Nei giorni successivi ha anche incominciato a
dire che gli piaceva come mi muovevo, come mi vestivo, che ero molto sexy. Si
è confidata con qualcuno? Ero
preoccupata, l'ho detto a Marco, gli ho chiesto di cambiarmi lavoro, ma lui mi
diceva che il signor E. P. non poteva fare niente. Ho comunque riferito quanto
accadeva anche ad altre persone. Lei
ha avuto paura di questo signore? Io
dormivo in una stanza a parte, diversa da quella in cui dormivano il vecchietto
G. P. e il figlio E. P., mi chiudevo sempre a chiave, non uscivo mai per andare
in bagno, perchè avevo paura di lui. Quell'uomo vecchio, enorme, brutto,
con i suoi modi di fare falsi, modi che avevo già visto in altre persone
che volevano portarmi a letto, mi faceva molta paura. In
che condizioni psichiche lei si trovava in quel momento della sua vita? Io
ero psicologicamente distrutta, per l'arresto di Marco e di un suo amico pure
di nome Marco, e perché avevano accusato anche me e la ragazza di Marco,
Anita, per associazione a delinquere, perché ero rimasta senza lavoro e
senza soldi, avevo paura di tutti e di tutto, non avevo più nessuna amica
perché tutte si erano allontanate dopo l'arresto di Marco. Avevo bisogno
di lavorare perché avevo ancora debiti da pagare e dovevo spedire ogni
mese i soldi per la mia bambina. La notte non riuscivo a dormire per la paura
che mi venisse a bussare, perché lui era sveglio, perché il vecchietto
chiamava in continuazione di notte per essere portato in bagno, e avevo paura
che mi chiamasse per essere aiutato. Ho anche notato che la notte, dopo cena,
chiudeva la porta di ingresso a chiave, lasciando la chiave nella serratura, forse
per impedire che la moglie potesse aprire con la sua chiave. Quell'uomo
si è limitato alle parole come gli altri, oppure è andato oltre? E'
successo, una notte, nella seconda metà di aprile 2005, che mi sono sentita
male, ho avuto mal di pancia, e ho avuto bisogno di andare in bagno. Quella notte,
per riuscire a dormire, avevo preso due compresse di Oxazepam da 10mg, farmaco
che avevo portato dalla Polonia e che mi era stato prescritto dal mio medico.
Alle 3 circa, ho aperto la porta che era come sempre chiusa a chiave, sono uscita
e sono andata in bagno. Ho cercato di fare pianissimo per paura di farlo svegliare.
Quando sono uscita dal bagno, ho trovato E. P. nel corridoio che mi aspettava.
Mi ha presa per le braccia con la forza, lui era fortissimo, grossissimo, io ero
debolissima, per il sonno, per il malore, per le pillole. Con la forza, contro
la mia resistenza, mi ha spinta verso la mia stanza. Con la forza mi ha fatto
delle cose orribili che preferisco non raccontare, che non riesco a raccontare. Come
si è comportato nei giorni successivi? Il
giorno dopo quell'uomo mi ha gravemente minacciata per dissuadermi dal raccontare
quello che era successo. Si
è rivolta a qualcuno? Quel
giorno, dopo pranzo, sono andata come al solito a casa di Marco, con il motorino
che questi mi aveva prestato. Lì lavorava una ragazza di 22 anni di nome
Emilia che conoscevo da quasi due mesi. Emilia ha visto che ero strana, che non
parlavo, che mi tremavano le mani, allora ha domandato con insistenza cosa era
successo. Io mi sono messa a piangere, e dopo che mi ha giurato di non dire niente
a nessuno, le ho raccontato che ero stata violentata da E. P., che ero stata minacciata,
che non potevo dire niente a nessuno, e le ho chiesto di aiutarmi, di consigliarmi.
Così mi ha consigliato di dire che mia figlia sta male, che ha bisogno
della mamma e che devo perciò tornare in Polonia. Ha
seguito il consiglio della sua amica? Sì,
il pomeriggio, ho detto al signor E. P. che dovevo andare in Polonia al più
presto perché mia figlia si era ammalata e cercava sua mamma. Per non farlo
arrabbiare gli ho detto che sarei tornata dopo due settimane e che avrei pregato
Marco di dargli un'altra persona in sostituzione. Così lui ha telefonato
a Marco ed è andato a prendere una ragazza di circa 25 anni di nome Alicja,
che doveva stare insieme a me fino alla mia partenza, cioè fino alla domenica
1 maggio. Come
si è comportato questo signore fino alla sua partenza? Da
quando ho detto che dovevo partire, E. P. dalle minacce era passato alle promesse.
Prometteva che, se lasciavo mio marito, avrebbe mandato via la sua donna, mi avrebbe
sposata, avrebbe venduto tutto e sarebbe venuto a vivere con me e mia figlia in
Polonia. Prometteva che se non volevo lasciare mio marito, potevo farlo venire
insieme alla bambina e ci avrebbe ospitati nella casa di campagna, dove avremmo
lavorato entrambi, che ci avrebbe fatto il permesso di soggiorno e il contratto
di lavoro. Diceva che ci regalava un'automobile, per me e mio marito, che mi avrebbe
fatto prendere la patente. Anche ripeteva che quello che aveva fatto era stato
uno sbaglio, che si era lasciato prendere dall'eccitazione, che non l'avrebbe
fatto mai più. Comunque da quando lavoravo insieme con Alicja, E. P. non
ha avuto più possibilità di usarmi violenza. Infatti io dormivo
chiusa nella mia stanza, Alicja dormiva con il vecchietto, e E. P. dormiva nell'altro
appartamento con la moglie. Di giorno io stavo sempre vicino a Alicja. In
totale, quanti giorni ha lavorato in casa di quest'uomo? 19
giorni, e il primo di maggio sono andata via da questo inferno. Ha
avuto contatti con quest'uomo, mentre era in Polonia? E.
P. ha continuato a chiamarmi in Polonia, a casa di mio padre e al cellulare, perché
ho fatto lo sbaglio di dargli i numeri prima che mi violentasse. Continuava a
fare le solite promesse, e io per non irritarlo, gli promettevo che sarei tornata
da lui. Quando
è ritornata in Italia, e dove è andata? All'inizio
di giugno, sono partita per andare a lavorare in una città vicino Palermo.
Questo lavoro mi è stato trovato da una amica di mia cognata, perché
non volevo che qualcuno sapesse cosa era successo. Purtroppo è andata male.
Era un lavoro in un pub, fino alle 3 di notte, era pieno di uomini che mi mettevano
paura. Abitavo in una casa in affitto, con l'altra polacca che lavorava in quel
pub. Questa polacca portava uomini a casa di notte, uomini che invitavano anche
me a stare in loro compagnia. Avevo paura, quella situazione non mi piaceva. Ero
anche stata ingannata, mi avevano promesso prima di partire che avrei guadagnato
650 euro al mese, ma quando sono arrivata mi hanno detto che potevano pagare solo
400 euro al mese e dovevo con questi soldi pagarmi l'affitto e il mangiare. Ho
deciso di andare via e, non avendo scelta, ho telefonato a Marco pregandolo di
aiutarmi. Avevo lavorato quasi due settimane e non mi hanno pagato nulla, dicendo
che per me avevano pagato all'intermediaria 250 euro, e che perciò non
mi spettava nulla. Avevo solo 20 euro, che mi bastavano appena per arrivare a
Modica. Dovevo lavorare, non potevo tornare in Polonia senza niente. Così
ho preso da Palermo l'autobus diretto per Modica. Così
lei è ritornata a Modica, da Marco? A
metà giugno sono arrivata a Modica alla stazione degli autobus dove Marco
è venuto a prendermi. Gli ho subito detto che avevo paura e che stavo troppo
male per andare subito a lavorare, e gli ho chiesto di ospitarmi finché
non mi sarei sentita meglio. Anche lui, vedendo in che condizioni ero, magra,
tremante, con una tosse insistente, ha detto che nessuno mi avrebbe preso al lavoro,
che sembravo una malata di anoressia. E
il signor E. P. sapeva che lei era tornata a Modica e che si trovava da Marco? Sicuramente,
perché di pomeriggio veniva a fare visita alle polacche che lavoravano
da Marco, Alicja, la ragazza che lavorava da E. P.. Veniva con una bicicletta
che le era stata prestata da Marco. Sicuramente lei lo informava di tutto. E'
successo qualcosa mentre lei si trovava ospite di Marco? Un
sabato sera, circa 10 giorni dal mio arrivo a Modica, io, la ragazza di Marco,
e Marco stesso, uscivamo dal supermercato, dopo avere fatto delle compere. Il
supermercato si trova nello stesso stabile, in via Sacro Cuore, in cui abita E.
P.. Quando siamo usciti insieme, io e la ragazza di Marco ci siamo dirette verso
lo scooter di lei, e Marco verso il suo ciclomotore. Abbiamo visto che, ad aspettarlo,
c'era E. P. appoggiato alla parete accanto al motorino. Marco non si è
accorto di lui, ha appeso il sacchetto al manubrio, quando E. P. l'ha aggredito
iniziando a picchiarlo. A questo punto, io e Anita abbiamo chiesto aiuto alle
molte persone presenti e siamo andate via terrorizzate. Ho poi saputo che E. P.
aveva fratturato una mano a Marco. Dopo pochi minuti che eravamo partite, Marco
ha telefonato al cellulare di Anita invitandoci a tornare, perchè era arrivata
la Polizia. Così siamo tornate sul posto. Appena arrivate, l'E. P. non
c'era più. C'era invece la moglie che parlando e gridando ai presenti diceva
"Marco e Barbara sono due delinquenti, ci ricattano per estorcerci dei soldi". Come
faceva E. P. a sapere che il Marco sarebbe andato a fare la spesa? Non
poteva saperlo, perché il Marco non ha abitudini e raramente va a fare
la spesa. Sicuramente E. P. e la moglie hanno tenuto sotto controllo il parcheggio
per tutto il pomeriggio, dal balcone, e forse per diversi giorni. Secondo
lei perché E.P. ha fatto questo? Penso
per spaventarci, per fare capire che non scherza, per non farmi denunciare l'accaduto.
E ha aggredito Marco in pubblico, incurante della presenza di numerose persone.
Dopo questo grave episodio, Marco si era insospettito e ha incominciato a farmi
domande, sul perché E. P. poteva avere fatto una cosa del genere. A questo
punto ho dovuto raccontargli cosa era successo. Mi sono decisa anche per un altro
motivo. Verso la metà di giugno, mentre ero ospite da Marco, chiamando
a casa da mio padre, ho saputo che qualcuno stava cercando in quale scuola materna
andava la mia bambina, che qualcuno aveva telefonato alla direttrice della scuola
materna, quella frequentata da mia figlia, e faceva domande su di me e sulla bambina.
E per questo ho avuto molta paura, perchè ho subito ricordato le minacce
proferite da E. P. dopo che ha abusato di me sessualmente. C'è
stato qualche altro episodio, successivo a quest'ultimo, e collegato alla vicenda? Il
giorno successivo all'aggressione, di notte, si è presentato a casa di
Marco un signore, con la scusa che aveva bisogno di una badante per il padre.
In realtà, appena arrivato, ha detto che era un amico di E. P., e Marco
mi ha subito fatta chiamare. Era un uomo enorme, forse 130kg o più, che
può avere intorno a 35 anni, che avevo visto in casa di E. P. alcune volte,
che si chiamava Michele, e che mi faceva paura. E in questa occasione, ha minacciato
me e Marco per dissuadermi dal denunciare l'accaduto. Quali
erano, secondo lei, le intenzioni di E. P.? Ripeto
che fin dal primo giorno di lavoro, quell'uomo ha mostrato di avere delle intenzioni
ambigue. Ho sempre avuto la certezza che la mia presenza era del tutto inutile,
in quanto quel lavoro non era un lavoro come gli altri. Negli altri posti la badante
sta con la persona anziana, e basta. E si occupa di tutto. Invece lì con
l'anziano ci stava E. P., ci dormiva lui, lo vestiva e lo imboccava lui, veniva
una signora italiana per lavarlo, venivano due infermieri per curarlo, il mangiare
lo preparava la moglie per tutti. Quindi
la badante non serviva per l'anziano? Assolutamente
no, per quello che ho potuto vedere, e che ho subito, sono certa nel potere dire
che questo E. P. cerca le badanti per suo uso personale e non per accudire il
padre, e che la sua condotta era certamente premeditata. C'è
qualche altro episodio che conferma che quest'uomo avesse brutte intenzioni? Certamente!
Dopo il mio ritorno in Polonia, E. P. ha voluto una seconda persona, che dormisse
nella stanza col padre di notte, si è rivolto a Marco il quale gli ha affidato
una Renata che lavorava da lui. Dopo solo un giorno E. P. l'ha riportata indietro,
dicendo che Renata non aveva la forza per sorreggere il padre. Ma Renata è
molto più alta e forte di me (io sono alta 150 cm e peso 40 kg), Renata
lavora con i muratori in casa di Marco, solleva e scarica i sacchi di cemento,
i blocchi di pietra, impasta il calcestruzzo. Però Renata ha 40 anni, ne
dimostra 50, non ha denti, ha gli occhi storti, cammina storto, è assai
bruttina. Quindi
l'ha buttata fuori perché non era gradita fisicamente, non perchè
era debole? Sicuramente
sì. E quando E. P. ha riportato al mittente Renata, ha visto Emilia che
lavorava con i muratori, 22 anni, bella, bionda, abbronzata, in pantaloncini.
E ha detto a Marco "mizzica! questa mi dovevi dare". E questi gli ha
risposto educatamente che gli ha dato Renata perchè la riteneva più
adatta per stare con un vecchio ammalato. Da
chi ha saputo queste cose? Da
Marco, da Emilia. Una delle volte che E. P. ha telefonato da me in Polonia, per
chiedermi di tornare, mi ha raccontato di questa Renata, e di averla mandata via
perché era senza denti. E
la moglie o convivente che sia, che ruolo aveva? E'
molto strano il ruolo della moglie, in tutta questa vicenda. Infatti dopo la violenza,
la signora S. F. è diventata stranamente più gentile con me. Mi
ha fatto dei regalini, mi ha portata in giro con la sua automobile, faceva di
tutto per essere mia amica. Sembrava quindi che sapesse tutto e volesse evitare
al suo uomo le conseguenze di quello che aveva fatto. Come
si sente lei adesso, come affronta la vita? Dopo
questi avvenimenti, ho perso la fiducia in tutti, ho paura degli uomini, ho paura
di lavorare. Credo che non riuscirò più a fare il lavoro di badante,
a stare in una casa in cui può entrare qualche uomo. Non riesco a mangiare,
se mangio mi viene il vomito, sono molto dimagrita dopo questa disavventura. Ho
anche tentato il suicidio, mentre ero ospite in casa di Marco, ingoiando circa
12 compresse di un farmaco che credevo fosse per il cuore. Invece si trattava
di un antiinfiammatorio, che mi ha fatto vomitare per un giorno e mi ha bruciato
lo stomaco. Sono però stata prontamente curata dal Marco stesso, che ha
comprato tutti i farmaci necessari, e sono guarita in appena due giorni. Ha
un desiderio da esprimere, una speranza? Per tutto questo, per me e per le altre che si sono trovate e possono trovarsi in queste situazioni, che possono essere vittime di E. P. o di altri come lui, per tutte quelle che vengono per guadagnare onestamente e che vengono trattate come prostitute, per tutte quelle che subiscono il mio stesso trattamento e non hanno il coraggio di denunciarlo, chiedo che venga fatta giustizia. Chiedo che venga data una lezione a tutti quelli che sfruttano le persone come me, che lasciano la famiglia spinte dalla miseria, che si trovano in un Paese straniero in cui non contano nulla, in cui nessuno le aiuta, che vengono tenute in una condizione di quasi schiavitù, a lavorare in nero con un misero stipendio, pretendendo da noi, compreso in questo misero stipendio, il nostro corpo, oltre alla nostra libertà. Intervista a cura di C. Ruta
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