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maggio 2005 BAPR.
Alfredo Garozzo accusa i vertici di gravissime irregolarità. L'intervento
che Garozzo avrebbe dovuto pronunziare all'assemblea della BAPR il 29 aprile 2001.
In quella occasione venne fatto oggetto di pressioni perché recedesse dal
pronunziarlo. E alla fine è stato raggiunto lo scopo. Il documento è
arrivato comunque alla conoscenza dei soci ed è finito, per volontà
di Garozzo e del catanese Enrico Lentini, presso la procura di Ragusa. Ma la denunzia,
formalizzata l'anno successivo con un dettagliato esposto-querela, che viene proposto
in altra pagina di questo sito, non ha sortito fino a oggi nessun esito giudiziario.
(c.r.) Signor
Presidente, Signori soci,
il
motivo di questo mio intervento è quello di portare, o far portare a conoscenza
dei sig.ri soci due grosse operazioni di natura finanziaria eseguite negli esercizi
92 e 99 che, pur avendo avuto, se confermate, importanti riflessi negativi, non
sono state comunicate alle relative assemblee dei soci in quanto non se ne trova
alcun chiaro cenno in nessuna delle relazioni che accompagnano i bilanci. A mio
avviso, infatti, la conoscenza di tali operazioni e dei relativi riflessi negativi
sul conto economico, qualora fossero state regolarmente segnalate o contabilizzate,
avrebbero potuto avere conseguenze non prevedibili sul risultato della votazione
per l'approvazione del bilancio, sino a metterne in discussione l'approvazione
stessa. Alla fine ogni socio tragga le proprie conclusioni. La prima delle
due operazioni sulla quale voglio informare i soci fa riferimento al 1992 quando
tra il settembre/ottobre di quell'anno il CDA della nostra banca convalidava o
autorizzava acquisto di titoli obbligazionari per parecchi miliardi (in diverse
tranches) presso una società finanziaria del centro nord che ne era proprietaria,
ad un prezzo di molto superiore a quello di listino dell'epoca. Fatto "curioso":
il dott. Giovanni Cartia, che era membro del CDA di quella finanziaria, poco prima
di tale operazione si era in tutta fretta dimesso (pare per telegramma) da tale
carica. Risulta chiaro che il vantaggio regalato alla predetta società
finanziaria è pari al danno (parecchi miliardi) che tali operazioni hanno
arrecato alla nostra banca e quindi a noi soci, anzi il danno è maggiore
in conseguenza alla minore redditività dei titoli acquistati in virtù
del maggior prezzo pagato. A cosa era finalizzato tutto ciò? Quali sono
stati i motivi? Perché il Collegio Sindacale della banca non si è
fermamente opposto a tali operazioni di sicuro danno per i soci? Perché
i soci non sono stati informati del danno effettivo loro arrecato? Semplicistico
ed insufficiente è l'affermare che la minusvalenza realizzata nel corso
del 1992 ed ammontante ad oltre 3,6 miliardi è stata totalmente addebitata
al conto economico: una enormità tale importo, se si considera che corrisponde
ad oltre il 50% dell'utile distribuito ai soci e se si tiene conto soprattutto
della netta ripresa dei prezzi dei titoli avvenuta nell'ultimo bimestre del 1992. In
mancanza di risposte convincenti ed esaurienti, si potrebbe ipotizzare un abuso
di mandato, e mi riservo, con un gruppo di soci, un approfondimento del caso,
ove necessario, in altre e più opportune sedi. L'altra operazione, più
recente e rientrante nelle competenze del responsabile del Settore Finanziario,
ma eseguita sicuramente in perfetto accordo con il direttore generale, considerato
l'elevato importo, consiste nell'acquisto, in diverse tranches, di circa 95/100
miliardi di titoli obbligazionari "strutturati" avvenuto nel corso del
1999. Ebbene, tale operazione si è rilevata subito incauta forse, ma
fallimentare senz'altro, in quanto in poco tempo i titoli hanno subito una rilevante
perdita di valore tanto da determinare una minusvalenza pari a circa 13/14 miliardi
di lire. Ripeto: 13 o 14 miliardi di perdite, forse evitabili se la Direzione
avesse prestato maggiori attenzioni alle segnalazioni ricevute sulla dubbia convenienza
di tali operazioni. Non sarebbe opportuno, chiedo ai signori amministratori,
espletare una indagine ad alto livello che possa mettere in chiaro se attraverso
le modalità di acquisto di tali titoli, usando la normale diligenza, un
attento operatore avrebbe potuto, sin dall'inizio, accorgersi di inconvenienze
tali da sconsigliare l'effettuazione delle operazioni? Mi chiedo altresì
come si sia potuto fare sparire tale rilevante minusvalenza dal bilancio del 1999,
in quanto non risulta né contabilizzata né indicata in nessuna voce
del bilancio. Tale mancata contabilizzazione ha evidentemente determinato un
utile di esercizio fittizio di circa 32 miliardi al posto degli effettivi 17/18
miliardi che si sarebbero invece avuti con la corretta valutazione e registrazione
del valore effettivo dei titoli e quindi delle minusvalenze. Così facendo
il Consiglio d'Amministrazione, oltre ad aver sottoposto all'approvazione dell'assemblea
un utile fittizio, ha imposto alla banca il pagamento anticipato di parecchi anni
di imposte e tasse (circa 7 miliardi), e, fatto a mio avviso ancora più
anomalo, ha determinato il compenso per gli amministratori sulla base di utili
che in realtà non erano stati prodotti. Di tutto ciò non si trova
alcun cenno nel bilancio e tanto meno in nessuna delle relazioni che tale bilancio
accompagnano, e cioè quella degli amministratori, quella dei Sindaci e
quella della società di revisione. In definitiva, signori soci, ci è
stato sottoposto per l'approvazione, all'assemblea dello scorso anno, un bilancio
mancante di notizie importanti e determinanti che ometteva la registrazione di
gravi minusvalenze, seppur accompagnato dalla relazione della società di
revisione che, per questo, si dovrà assumere, se ci sono, le proprie responsabilità. Mi
chiedo ora se il CDA fosse stato informato o meno delle suddette errate valutazioni,
in quanto a pagina 65 al punto 2.2 del bilancio '99 si afferma, così come
la legge impone, che i titoli non immobilizzati sono stati valutati al minore
tra il costo di acquisto ed il prezzo di mercato. Questo non è vero! I
titoli in questione, invece, sono stati valutati al prezzo di acquisto e non a
quello di mercato che era di gran lunga inferiore. Così facendo si è
palesemente contraddetto quanto affermato nel bilancio. Da chi, come e perché
sono state fatte ed avallate le errate valutazioni? La direzione, che era stata
informata per tempo sulla inesattezza delle valutazioni, perché non ha
inteso prendere alcun provvedimento? Aveva tutto ciò lo scopo di nascondere
la minusvalenza? Perché la società di revisione ha inteso certificare
il bilancio seppur in presenza di tali gravi irregolarità? Perché
si è ritenuto opportuno nascondere ai soci le gravi potenziali perdite?
Si aveva forse paura di presentarsi in assemblea con un utile di esercizio in
netto calo rispetto a quello dell'anno precedente (circa il 40% in meno) e scalfire
così l'immagine della attuale gestione della banca? L'avere poi trasferito
i titoli in questione (pag. 83 punto 2 del bilancio 2000), come è stato
fatto in sede di verifica alla redazione della semestrale 2000, sulla base di
una delibera del CDA del dicembre 1999, da attività finanziarie non immobilizzate
ad immobilizzi, l'avere cioè trasferito i titoli in collocamento contabile
inteso ad essere considerato e classificato quale investimento durevole fino a
scadenza naturale, al momento dell'acquisto dei titoli stessi (quindi nell'esercizio
1999) e non dopo un certo tempo e per lo più a bilancio già approvato
e depositato. Così facendo si è incorso, credo, almeno in due
diverse anomalie e precisamente, da un lato, con tale operazione si intendono
giustificare politiche di bilancio finalizzate ad obiettivi legati al risultato
di esercizio, cioè a nascondere delle perdite, e dall'altro si viene a
modificare, anche se in modo formale, il contenuto del bilancio già approvato
e pubblicato. E poi che senso ha trasferire titoli in investimento durevole
quando hanno dei flussi cedolari bassissimi, come si evince dalla enorme minusvalenza
che esprimono, e vita media di oltre 13 anni? Che senso ha se non quello di nascondere
ulteriormente le responsabilità di quanti hanno concorso a creare, effettuare
e non segnalare tali incaute operazioni? E' chiaro anche che tale artifizio
contabile ha avuto semplicemente l'effetto di "anestetizzare" la ferita
che ancora però rimane aperta. Le perdite potenziali infatti, purtroppo,
ancora sussistono e vengono ora segnalate nella nota integrativa per un importo
pari a circa 10 miliardi. Sarebbe ancora interessante e opportuno verificare,
con attenta e seria indagine, quali criteri siano stati utilizzati per valutare
i titoli in questione in modo da essere certi dell'affidabilità di tale
importo e non incorrere quindi in brutte sorprese nel caso in cui si decidesse
di smobilizzarli o svalutarli nel perdurare di costanti minusvalenze. Ma, signori
soci, viene da chiedersi, tra l'altro, il perché della omissione di controllo
ed il silenzio assoluto da parte del Collegio Sindacale che aveva il dovere "istituzionale"
di controllare e segnalare le predette anomalie, sia nella relazione del '99 che
in quella del bilancio che ci accingiamo ad approvare, relazione dove, ancora
una volta, nulla ci viene comunicato o segnalato, se non in modo sfuggevole e
volutamente sintetico. Perché, ad esempio, non fu subito adottata la
delibera del Consiglio assunta nel dicembre del 1999? Come motivava questa delibera
la decisione di immobilizzo dei titoli? Il certificato di deposito di tipo CSM
(Constant Maturità Swap) segnalato a pag. 96 al punto 10.6 del bilancio
2000, fa parte dei titoli immobilizzati? Come mai detto certificato (20 miliardi
di valore nominale) in brevissimo tempo ha subito una così grave svalutazione
(forse addirittura pari al 20%)? Cosa vuol dire che "è garantito dal
Fondo Interbancario di Garanzia di tutela e dei depositi"? L'Ufficio Ispettorato
della banca come se non esistesse. Quanto accaduto evidentemente non lo riguarda:
eppure ha sempre mostrato forte sensibilità per tutto: per questi fatti
importantissimi, invece è stato come se la banca fosse priva di tale ufficio. I
soci, i particolare i soci dipendenti riflettano. Signori ammistratori e signor
direttore generale, quanto da me detto, con grande dispiacere, assume toni ancor
più seri anche alla luce di quanto accaduto alla Popolare di Novara ove,
per fatti perfettamente uguali, si è avuto il coraggio di
leggo
testualmente quanto pubblicato in un quotidiano nazionale: "Il CDA della
Banca Popolare di Novara ha deliberato di procedere legalmente contro tutti i
responsabili dell'operazione finanziaria che ha determinato minusvalenze potenziali
di 110 miliardi di lire (non contabilizzate l'anno precedente), compresa la società
di revisione che ha certificato il bilancio" Questo il comunicato. Ebbene,
i responsabili dell'operazione sono stati identificati, a Novara, nell'amministratore
delegato, nella società di revisione che certificò il bilancio senza
fare alcuna menzione sulle perdite verificatesi e nel responsabile del Settore
Finanziario da noi invece promosso ad amministratore delegato (provvedimento inopportuno)
della neo acquisita Concordia Sim, il cui acquisto (pagato intorno ai 7 miliardi)
si sta rivelando sempre più avventato ed inutile: da chi è stato
suggerito o consigliato? Apprendiamo ora che si è dimesso il responsabile
del Settore Finanziario (dopo oltre un anno dai fatti). E' solo lui il responsabile? Si
potrebbe anche far cenno ai fatti in corso alla Banca Popolare di Vicenza, ove
un gruppo di soci ha presentato un esposto (notizia apparsa sul "Sole 24
ore" del 23 marzo 2001) con il quale si chiede alla procura di verificare
se sussistono, nei confronti della gestione della banca, ipotesi di reato quali
"falso in bilancio", "false comunicazioni" ed altro; il tutto
sempre a causa della mancata segnalazione nel bilancio del 1998 di minusvalenze
scaturite da errate valutazioni finanziarie, note agli amministratori. Si legge,
sempre nel "Sole 24 ore", che il P.M. di Vicenza ha già notificato
avvisi di garanzia al presidente e all'amministratore delegato della Popolare
vicentina. Per concludere voglio sottolineare che il danno che la banca ha
subito e che continuerà a subire (vedi la bassissima redditività
dei titoli e la loro lunghissima vita media), il danno derivante dal pagamento
anticipato di imposte, sono fatti che ci devono fare riflettere in quanto derivano
da errate impostazioni di gestione, da errata mentalità di conduzione dell'azienda
da parte di coloro che vorrebbero a volte identificare ed accumulare, nel mandato
ricevuto, anche quei poteri che i soci non hanno inteso trasferire. Signori
soci, non è mio compito, e né lo voglio, dare indicazioni di voto,
in quanto lor signori sono in grado di agire in piena coscienza, senza soggezione
alcuna, e con piena consapevolezza. Io, per i motivi testé esposti,
dovrò votare contro con sincero rammarico; unico appello che rivolgo all'assemblea
è quello di far sentire con forza, e di far capire che si impone l'esigenza
di un rinno0vamento, chiaramente non traumatico, a tutti i livelli, ed a tale
scopo informo che, così come già suggerito opportunamente da un
socio della banca, è mia intenzione adoperarmi per costituire un comitato
di soci al fine di portare aventi questa iniziativa con serietà, nella
convinzione di agire per il bene dell'istituto e contro nessuno. Mi auguro una
forte partecipazione di iscritti. Infine voglio solo ricordare ai signori soci
che quando il consenso dell'assemblea viene espresso senza che questa sia stata
informata, da parte degli organi amministrativi, di fatti importanti e rilevanti,
anche e soprattutto se negativi, così come il mandato ricevuto impone,
ebbene tale consenso è da ritenersi moralmente non valido (e forse anche
legalmente). Chiedo che il testo di questo mio intervento venga incluso nel
verbale della presente assemblea e comunico che invierò copia alla Banca
d'Italia ed alla Consob. Alfredo
Garozzo
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