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1 febbraio 2005 Banca Agricola Popolare di Ragusa. I conti che non tornano Il sorprendente rapporto di Alfredo Garozzo, dirigente storico e socio della banca, presentato nel 2002 alla Procura di Ragusa, senza alcun riscontro.
La denunzia che qui si propone, firmata dal ragusano Alfredo Garozzo, già dirigente storico e socio della Popolare siciliana, assume indubbia rilevanza per la gravità dei fatti spiegati e documentati. E' stata presentata alla magistratura di Ragusa il 13 luglio 2002, a integrazione di alcuni esposti inoltrati nell'anno precedente, dallo stesso Garozzo e dal socio catanese Enrico Lentini. Dopo la presentazione di tale documento, redatto da una prospettiva interna e da una postazione di buona veduta, sarebbe dovuta partire una indagine giudiziaria di un certo profilo. Come possono bene intendere i lettori, ne ricorrevano infatti i motivi. Va ribadito che per storie analoghe dirigenti di altre banche italiane e di importanti società di revisione sono stati posti sotto accusa e condannati. E lo stesso Garozzo cita il caso della Banca Popolare di Novara. Ma, significativamente, in tre anni e mezzo, dalla prima denunzia, la Procura ragusana guidata da Agostino Fera non ha prodotto nulla. E alla luce di tante cose se ne possono intuire le ragioni. Il documento, fino a oggi inedito, viene pubblicato integralmente. A titolo illustrativo, alcune note sulla BAPR. E' l'istituto di credito che meglio ha saputo dirigere i processi finanziari della cuspide ibleo-siracusana, una delle aree più ricche della Sicilia, in virtù soprattutto delle filiere ortofrutticole che si spandono lungo la fascia cosiddetta trasformata. Forte di oltre un secolo di storia e di radicamento, è retta da un cartello di famiglie del sud est, a partire dai Cartia di Ragusa, e conta oggi novemila soci sparsi in tutta lisola e oltre. Ha messo solide radici in tutta la linea jonica, fino al Messinese. Per capitalizzazione è una delle prime Popolari e, in assoluto, la quarantesima banca italiana: cosa non irrilevante se si considera che prende le mosse dal sud estremo. Mai andata in passivo, in via ufficiale almeno, nellultimo decennio è riuscita a contrastare i trend nazionali, cercando spazio in Lombardia, dove ha acquisito la società dintermediazione Concordia Sim dalla famiglia Negri. Sul piano territoriale: accudisce i club daffari più importanti, con una studiata somministrazione del credito; risulta collegata con numerose amministrazioni pubbliche,di cui riesce a condizionare la politica; reca agganci forti con gli ambienti giudiziari delle aree di radicamento, da cui non ha mai subìto una vera inchiesta, malgrado sia stata più volte denunziata. c.r.
Il documento di Alfredo Garozzo presentato alla Procura di Ragusa
Il sottoscritto Garozzo Alfredo, nato a Ragusa il 4.12.1932 e ivi residente in via Ercolano n. 24, nella propria qualità di socio della Banca Agricola Popolare di Ragusa (di seguito BAPR) con sede legale e direzione generale in Ragusa viale Europa n. 65, espone: nel corso del 1999 i mercati obbligazionari erano in forte perdita ovunque, e le banche che avevano fondato le proprie previsioni su trend di crescita non realizzatisi si trovavano ad avere dei grossi portafogli obbligazionari nei quali si registravano forti minusvalenze. Questo è avvenuto anche alla BAPR, dove il responsabile del Settore Finanziario, Francesco Destefano, sbagliando le previsioni, si trovò a gestire un portafoglio di titoli obbligazionari in fortissima perdita. Il dott. Destefano era arrivato alla Banca Agricola nel gennaio 1998 con la qualifica di dirigente responsabile del Settore finanziario. Egli aveva lavorato per 4-5 anni a Londra presso una banca giapponese, la Yamaichi, fallita dopo qualche mese dall'uscita del Destefano; i suoi ex colleghi si sistemarono presso altre istituzioni finanziarie sia a Londra che in altre città europee. Il dott. Destefano era felicissimo di aver trovato lavoro in Sicilia in quanto, originario di Marsala, poteva ogni fine settimana andare a trovare i genitori e la figlia che viveva con la sua ex moglie. Nel mese di giugno 1999 il dott. Destefano si rese conto che i mercati difficilmente avrebbero avuto una ripresa per la fine dell'anno e quindi, forse preoccupato per le gravissime minusvalenze da evidenziare (dopo aver nei primi mesi dell'anno venduto tutti i titoli che presentavano una grossa plusvalenza, titoli che aveva trovato in portafoglio al suo arrivo in banca), mise in opera dei metodi contabili per far sì che le minusvalenze su titoli da lui acquistati, che avrebbero pesato in maniera pesantissima sul bilancio di quell'anno, non emergessero. Il metodo era molto semplice, e si avvaleva della concertazione della sede di Londra di una banca giapponese, IBJ, dove lavorava un caro amico ed ex collega del dott. Destefano, il napoletano Gennaro Buonocore. Questi i fatti di cui sono venuto a conoscenza e le mosse escogitate per non far apparire le ingenti minusvalenze utilizzando il seguente sistema:
1. Concambio titolo Efibanca Rev/Float con CD COMIT CSM Il giorno 11 giugno del 1999 il responsabile del Settore Finanziario della BAPR vendeva, alla filiale di Londra della Banca giapponese IBJ (Industrial Bank of Japan), 20 miliardi di lire del titolo obbligazionario Efibanca Rev/Flo 2013 codice IT0001260055 al prezzo di 104,70. Il titolo era stato acquistato dalla BAPR alcuni mesi prima al prezzo di 99,80, quindi tale vendita fece registrare alla banca un utile contabile di lire 980.000.000, utile dato da: (104,70 - 99,80) x 20.000.000 : 100 Da valutazioni fatte dall'ufficio tesoreria, ufficio facente parte del Settore Finanziario e dotato di tutti i software e delle professionalità utili per eseguire le valutazioni dei titoli (professionalità create dalla stessa Banca attraverso specifici ed adeguati corsi di formazione), risultava che il prezzo reale del titolo venduto dalla BAPR ad IBJ, cioè il suo effettivo valore di mercato, non fsse 104,70 bensì attorno a 94,00. Tale valutazione era suffragata da altri titoli di uguale natura quotati sui mercati regolamentati a prezzi che nulla avevano a che vedere con il 104,70 pagato alla BAPR da IBJ (vedasi ad esempio quotazione sul MOT di altra obbligazione Efibanca con caratteristiche similari). la vendita del titolo ad un prezzo di gran lunga maggiorato rispetto a quello di mercato, aveva un duplice effetto sul conto economico della Banca Popolare di Ragusa: 1. annullava la minusvalenza effettiva di lire 1.160.000.000 esistente sul titolo (minusvalenza data dalla differenza tra il prezzo di carico 99,80 ed il valore di mercato 94,00) 2. portava al conto economico della banca un utile d negoziazione di lire 980.000.000 dato dalla differenza tra il prezzo di carico 99,80 ed il prezzo di vendita 104,70. Da quanto detto si evince chiaramente che tutti i vantaggi economici avuti dalla BAPR sul conto economico si riflettono in maniera simmetrica ma negativa sul conto economico della IBJ. Ciò vuol dire che, avendo la IBJ acquistato 20 miliardi di un titolo dalla BAPR al prezzo di 104,70 quando invece avrebbe potuto acquistarlo da qualsiasi altra controparte al prezzo ben più conveniente di 94,00, ci ha rimesso la somma di lire 2.140.000.000 data da (94,00 - 104,70) x 20.000.000 : 100 Non essendo IBJ un ente di beneficenza, è più che ovvio che quantomeno debba recuperare tale somma "regalata" alla BAPR da un'altra operazione. Infatti, contestualmente all'acquisto del titolo a prezzo maggiorato, la banca giapponese vendeva alla BAPR 20 miliardi di un altro titolo, emesso dalla COMIT di Londra, al prezzo di 100 lire. Trattasi di una emissione privata (fatta cioè appositamente ed acquistata tutta dalla BAPR) sotto forma di Certificato di Deposito; è un ttolo del tpo Constant Maturità Swap. Inoltre il CD, pur essendo emesso dalla COMIT, contiene al suo interno il rischio di credito Efibanca: la COMIT, infatti, cessa ogni pagamento al verificarsi di un evento di default in capo ad Efibanca (tutto ciò si descrive per meglio far comprendere la complessa struttura del titolo). E' chiaro che tale titolo dovesse avere un prezzo di mercato che permettesse ad IBJ di recuperare quanto perso nell'acquisto (lit. 2.140.000.000). Ciò vuol dire che il valore del titolo COMIT non poteva essere superiore a 89,30; infatti solo così la IBJ, vendendo il titolo alla BAPR al prezzo di 100 recupera la partita precedente (100 - 89,30) x 20.000.000 : 100 = 2.140.000.000 Quindi se il valore del titolo COMIT venduto da IBJ a BAPR fosse stato 89,30, le due banche avrebbero fatto il concambio senza subire né perdite né guadagni; ma lo stesso ente emittente, su richiesta della stessa BAPR, valutava il titolo a 88,00 (tale valutazione fu fatta peraltro, a detta dell'operatore della COMIT di Londra, senza tenere conto del rischio di credito Efibanca presente nel titolo, e del rischio di liquidità in quanto emissione privata, che ne avrebbero diminuito ulteriormente il valore). Si stima che detti rischi (rischio di credito e di liquidità) influiscano per almeno 3 punti sul prezzo del titolo COMIT, abbassando quindi il valore effettivo di mercato a 85,00. Quindi la BAPR avrebbe pagato ad IBJ il prezzo di 100 lire per un titolo che in realtà ne valeva 85 (o forse meno), realizzando quindi una perdita di lire 3.000.000.000, data da (85 - 100) x 20.000.000 : 100 = 3.000.000.000 Riassumendo quindi, con la prima operazione (titolo Efibanca) la IBJ "regala" alla BAPR £ 2.140.000.000, con la seconda (titolo COMIT) ne recupera £ 3.000.000.000. E' chiaro che la differenza di £ 860.000.000 guadagnata dalla IBJ sia corrispondentemente perduta dalla BAPR. E' anche chiaro che l'effetto finale di tale operazione sul bilancio della BAPR sia quello di "gonfialre" l'utile di negoziazione con la vendita a prezzo maggiorato del titolo Efibanca e di eliminare la minusvalenza, in quanto a fine anno il titolo COMIT, acquistato a 100 è stato valorizzato sempre a 100 e non al suo valore effettivo. Una prima valutazione dell'Arthur Andersen (società di revisione della BAPR) segnalava un valore del titolo COMIT al 31.12.99 pari a 83,914 (prezzo comunque poi non portato in bilancio). Dalla valutazione effettuata, a fine anno, nell'Ufficio Tesoreria il valore risultava essere di 79,84. La differenza tra le due valutazioni dipende dal fatto che l'Ufficio Tesoreria applicò uno spread di 30 centesimi sulla curva dei tassi, mentre l'Arthur Andersen non applicò nessuno spread (cosa assolutamente anomala e non corretta per le valutazioni di quest tipo). Al 31 dicembre 1999 quindi la banca non contabilizzò su detto titolo la seguente minusvalenza: - con il prezzo valutato da Arthur Andersen (100 - 83,914) x 20 mld = lire 3.217.200.000 - con il prezzo valutato dalla Tesoreria della banca (100 - 79,84) x 20 mld = lire 4.032.000.000 Analogamente a quanto dettagliato nel caso precedente, in date successve venivano effettuate altre operazioni di "concambio" che, per brevità di espsizione, descrivo ora in maniera più sintetica:
2. Concambio titolo Mediocredito Lombardo Rev/Float con Mediocredito Lombardo CSM 2019 Data operazione: 21.07.1999 Valuta operazione: 30.07.1999 Controparte: IBJ Londra La BAPR vende alla IBJ 5 mln di Euro del titolo Mediolombardo cod IT000130728 (quotato sul MOT al momento dell'operazione 76,15) al prezzo di 99,80, corrispondente al prezzo di carico del titolo. In questo modo la banca elimina la minusvalenza presente sul titolo di euro 1.182.500 data da: (99,80 - 76,15) x euro 5.000.000 / 100. Contestualmente la BAPR acquistava, dalla stessa controparte, 12.500.000 euro del titolo Mediolombardo CMS 2019 codice 135854 al prezzo di 100. Il valore del suddetto titolo, che permetta ad IBJ di recuperare la perdita, sarebbe di 90,54, infatti: (100 - 90,54) x euro 12.500.000 / 100 = 1.182,500 euro. Da una valutazione del titolo effettuata dall'Ufficio Tesoreria, il valore di mercato era di 85,40 (valutato utilizzando uno spread emittente di 40 centesimi. Considerando tale valore, la perdita per la BAPR su tale acquisto è stata pari a euro 1.825.000 data da (85,40 - 100) x euro 12.500.000 / 100. Dalla operazione di concambio, quindi, la banca ha perduto un valore di 642.500 euro. A fine esercizio 1999 la banca valorizzava il nuovo titolo Mediolombardo avuto in concambio allo stesso prezzo di acquisto (100), non segnalando quindi alcuna minusvalenza. La società di revisione Arthur Andersen valutava il titolo 91,453 (prezzo comunque non portato in bilancio). L'Ufficio Tesoreria lo valutava 81,60. Anche in questo caso la differenza tra le due valutazioni è dovuta al fatto che la Arthur Andersen non ha caricato nessuno spread sui tassi swap e non ha tenuto conto del rischio liquidità (rischio presente in quanto trattasi sempre di emissione privata ed a lunghissima scadenza), mentre la Tesoreria della Banca, nella sua valutazione, teneva conto di uno spread di 40 centesimi comprensivo dei rischi di cui sopra. Quindi la minusvalenza non segnalata in bilancio risultava pari a: con il prezzo Arthur Andersen: lire 2.068.662.461 con il prezzo valutato dalla Tesoreria della BAPR: lire 4.453.421.000.
3. Concambio titolo BTP feb. 02 3% con VOLVO Step UP dic. 04 Data operazione: 13.10.1999 Valuta operazione: 29.10.1999 Controparte: IBJ Londra La BAPR vende alla IBJ 20 mln di euro del titolo BTP 15.02.02 (quotato sui mercati ufficiali al momento dell'operazione 97,05) al prezzo di 98,91, prezzo corrispondente al prezzo di carico del titolo. In questo modo la banca elimina la minusvalenza presente sul titolo di euro 372.000 data da: (98,91 - 97,05) x euro 20.000.000 / 100. Contestualmente la BAPR acquista, dalla stessa controparte, 10.000.000 di euro del titolo VOLVO 29.10.04 codice interno BAPR IT0000012109 al prezzo di 100. Il valore del suddetto titolo, che permetta ad IBJ di recuperare la perdita, sarebbe di 96,28. Infatti: (100 - 96,28) x euro 10.000.000 / 100 = 372.000 euro. Da una valutazione del titolo fatta dall'Ufficio Tesoreria, il valore di mercato era di 95,46 (valutato utilizzando uno spread emittente di 32 centesimi). Considerando tale valore, la perdita per la BAPR su tale acquisto è stata pari a euro 454.000 data da (95,46 - 100) x euro 10.000.000 / 100. Dalla operazione di concambio, quindi, la banca ha perduto un valore di 82.000 euro dato da: - 454.000 + 372.000 = 82.000. Al fine di evitarne la valutazione a fine anno, il titolo VOLVO era stato utilizzato a copertura di un prestito obbligazionario emesso dalla banca precedentemente; però tale procedura non venne accettata dalla società di revisione per cui la valutazione del titolo a fine esercizio 1999 fu di 96,40 (spread su curva tassi swap 4 centesimi). Si precisa che lo Step up è un titolo semplice a tasso fisso con cedole crescenti negli anni. La società di revisione Arthur Andersen valutava il titolo a lire 96,83. L'Ufficio Tesoreria lo valutava a lire 95,35. Anche in questo caso la differenza tra le due valutazioni è dovuta al fatto che la Arthur Andersen non ha caricato nessuno spread sui tassi swap e non ha tenuto conto del rischio liquidità (rischio presente in quanto trattasi sempre di emissione privata), mentre la Tesoreria della Banca, nella sua valutazione, teneva conto di uno spread di 30 centesimi comprensivo dei rischi di cui sopra (si ribadisce che non è pensabile di valutare il titolo VOLVO senza applicare nessun spread emittente, come confermato dalle altre emissioni dello stesso emittente presenti sul mercato). Quindi la minusvalenza non segnalata in bilancio risultava pari a: con il prezzo Arthur Andersen: nessuna con il prezzo valutato dalla Tesoreria della Banca : 203.308.000 (euro 104.999).
4. Concambio titolo Banca IMI CMB in USD con KBC Range Note 2007 Data operazione: 03.04.2000 Valuta operazione: 20.04.2000 Controparte: Credit Lyonnaise La BAPR vende al Credit Lyonnaise 5 mln di dollari del titolo Banca IMI in USD (quotato al momento dell'operazione 90,40) al prezzo di 97,00. In questo modo la banca elimina la minusvalenza di USD 330.000 data da: (97,00 - 90,40) x usd 5.000.000 / 100, che al cambio dell'epoca corrispondevano ad euro 345.044. Contestualmente la BAPR acquista, dalla stessa controparte, 5.000.000 di euro del titolo KBC Range Note 2007 codice interno BAPR 78569 al prezzo di 95,10. Il valore del suddetto titolo, che permetta ad IBJ di recuperare la perdita sarebbe di 88,20. Infatti: (95,10 - 88,20) x euro 5.000.000 / 100 = 345.000 euro. Da una valutazione del titolo fatta dall'Ufficio Tesoreria il valore di mercato era di 83,90 (valutato utilizzando uno spread emittente di 15 centesimi, visto il buon Rating dell'emittente). Considerando tale valore, la perdita per la BAPR su tale acquisto è stata pari a euro 560.000 data da: (95,10 - 83,90) x euro 5.000.000 / 100 = 560.000 Dalla operazione di concambio, quindi, la banca ha perduto un valore di 214.956 euro dato da: - 560.000 + 345.044 = 214.956 Tutti i titoli provenienti dai concambi sopra descritti (tranne il titolo VOLVO), assieme ad altre obbligazioni, sono stati poi immobilizzati nella semestrale dell'esercizio 2000 ai prezzi non svalutati dal bilancio 1999 e le minusvalenze, in tale occasione, furono segnalate nella nota integrativa per circa 10 miliardi senza alcun effetto sul conto economico.
Valutazioni portafoglio titoli non quotati al 31.12.1999 Oltre alle operazioni spradette e specificate, segnalo le valutazioni del portafoglio titoli non quotati di proprietà della Banca, a fine esercizio 1999. Infatti su un portafoglio non quotato totale di 603 miliardi di lire si evidenziano i seguenti dati: - minusvalenze portate in eserczio 1999: lire 6.051.003.919 - minusvalenze da princing effettuato dalla tesoreria: lire 17.762.438.422 - differenziale non portato in bilancio: lire 11.711.434.053 Da prme valutazioni effettuate da Arthur Andersen, relative solo ad alcuni titoli non quotati presenti nel portafoglio (titoli con strutture particolari e diversi da quelli che avevano generato lit. 6.051.003.919 di minus), emergono minusvalenze per lire 7.803.774.562 (comunque non riportate in bilancio). Se si fosse tenuto conto della valutazione fornita dalla società di revisione, le minusvalenze da portare in bilancio avrebbero dovuto ammontare almeno a lire 13.854.000.000 (6.051.003.919 + 7.803.774.562). Tuttavia preciso che due dei titoli valutati dalla società di revisione (valutazioni effettuate nel febbraio 2000) entrarono in quotazione nel mese di gennaio 2000. Trattasi del titolo IMIBank codice IT000125980 e del titolo BEI codice IT000652830 (valutati da Arthur Andersen al 31.12.99 rispettivamente a 108,607 e 89,759) i cui prezzi medi di borsa del mese di gennaio 2000 furono rispettivamente di 93 e 82,67. Ciò comporta che le minusvalenze segnalate da Arthur Andersen dovevano essere maggiorate di ulteriori 2.123.000.000 di lire circa, che sommate ai precedenti 13.854.000.000 danno una minusvalenza effettiva di 15.977.000.000, contro i soli 6.051.003.919 dichiarati in bilancio dalla banca. Le "errate" valutazioni, inoltre, non furono solo quelle sui titoli strutturati analizzati nel documento della società di revisione, ma anche quelle su gli altri titoli non quotati del portafoglio della banca, titoli per i quali, sempre ai fini della valorizzazione, il responsabile del Settore Finanziario decise di caricare uno spread emittente massimo di soli 10 centesimi, quando invece, per la maggior parte di ssi il mercato esprimeva spread ben più alti, che, se correttamente applicati per le valutazioni, avrebbero ulteriormente aumentato le minusvalenze. Non comprendo quali sono stati i motivi per i quali la socetà di revisione certificò il bilanco pur in presenza di tali importanti scostamenti nelle valutazioni dei titoli. * * * * * Gli esempi sopra rassegnati dimostrano che la IBJ acquistava dalla BAPR dei titoli pagandoli a dei prezzi ben al di sopra dei prezzi di mercato, in modo che la BAPR potesse registrare la vendita eliminando la minusvalenza; in alcune operazioni addirittura il prezzo pagato da IBJ era talmente alto che la BAPR realizzava anche un utile di negoziazione; contestualmente però la IBJ vendeva alla BAPR altri titoli a prezzi ben al di sopra del valore effettivo che questi esprimevano, recuperando così il sovraprezzo pagato con la prima operazione. Si trattava di titoli con strutture particolari e quindi di non semplice valutazione in modo che a fine anno il dott. Destefano aveva la possibilità di "mascherare" l'effettivo valore di tali titoli. I fatti anomali e anche penalmente rilevanti che scaturiscono da queste operazioni sono sicuramente molteplici: alcuni dei titoli ceduti dalla banca ad IBJ erano quotati in Borsa, per cui avendo un suo prezzo ufficiale non si poteva trattare a prezzi completamente diversi eludendo le regole del mercato ufficiale (Borsa Italiana). Per altro verso, la IBJ, con la vendita alla BAPR di titoli a prezzo maggiorato rispetto al loro valore effettivo, recuperava molto di più di quanto aveva perso dalla prima oprazione di acquisto; questo come detto generava un utile per la IBJ ed una perdita per la BAPR. In altre parole si verificava questo: supponiamo di avere un titolo comprato a 100 che oggi mi vale 80 lire. Trovo la controparte disposta a comprarlo ed a pagarmelo 100 o addirittura di più. Contestualmente questa controparte mi vende a 100 lire un altro titolo. Anche senza fare nessuna valutazione è normale che quest'ultimo titolo non può valere più di 80 lire, ma se vale di meno, supponiamo 75, io ho fatto un pessimo affare regalando 5 lire alla mia controparte. A fine esercizio si registrarono in bilancio i titoli avuti in concambio al prezzo di acquisto e non al loro valore effettivo. Questo artificio contabile consentì di occultare le minusvalenze presenti sui titoli. Tornando all'esempio di prima si vule dire che la banca ha segnalato come valore di mercato del titolo avuto in concambio non 75 lire bensì 100 lire, eliminando la minusvalenza. ho sentito dire che continui e duri furono i contrasti tra alcuni addetti dell'Ufficio Tesoreria della BAPR e il dott. Destefano; ciò avveniva ogni qual volta si denunciava la perdita secca che la banca subiva dalle operazioni di concambio. In occasione di una di queste operazioni è pervenuta conferma via fax dalla controparte IBJ senza nessuna indicazione dei prezzi relativi al titolo venduto e al titolo acquistato. A detta del dott. Destefano tutto questo era normale e non occorreva nessuna conferma scritta, ma chiesta con insistenza conferma a Londra per avere almeno telefonicamente i prezzi e provvedere alla registrazione della telefonata, il sig. Gennaro Bonocore della IBJ di Londra continuava a dire che non poteva mandare la conferma scritta contenente i prezzi dei titoli perché "capite che io non posso confermare quei prezzi, mi volete mandare in galera?" (la registrazione della telefonata si trova in banca all'Ufficio Ispettorato che archivia i CD contenenti tutte le registrazioni telefoniche). Ancora più duri furono i contrasti quando a fine anno, dovendo comunicare all'Ufficio Contabilità generale il valore di mercato dei titoli non quotati per la registrazione in bilancio, il dott. Destefano decise di registrare i titoli oggetto del concambio con IBJ al loro prezzo di acquisto, non comunicando quindi la grossa minusvalenza presente su quei titoli. Anche la valorizzazione di tutti gli altri titoli obbligazionari non quotati presenti in portafoglio fu fatta, su indicazione del dott. Destefano, in maniera molto azzardata, utilizzando cioè un criterio che aumentava in maniera considerevole il valore di mercato dei titoli e diminuiva di conseguenza le minusvalenze presenti, contraddicendo in maniera palese il principio di prudenza al quale per legge devono essere ispirati i bilanci. Pare che il Destefano, a parte il tentativo di giustificare le operazioni con argomentazioni che contraddicevano le più elementari regole di matematica finanziaria e di buon senso, affermò più volte che il guadagno che scaturiva dalle operazioni di concambio a favore della IBJ (e quindi la perdita secca per la BAPR) era naturale e dovuto in quanto nessuna banca estera fa operazoni del genere gratis e che in ogni caso la direzione generale era al corrente di tutto. Corre voce che la dott.ssa Puglisi, nel ruolo di responsabile dell'Ufficio Tesoreria (ufficio facente parte assieme ad altri tre del settore finanziario e che si occupava tra l'altro anche di tutte le operazioni in titoli e della loro valutazione), informò, sin dalla prima operazione avvenuta all'inizio del giugno 1999, il Direttore Generale sulla non opportunità di tale operatività poco trasparente che sicuramente avrebbe causato seri problemi in sede di valutazioni di bilancio. Il direttore sembrò molto interessato ma in effetti non successe niente che impedisse al Destefano di continuare ad effettuare tali operazioni, per cui a seguito di una delle ultime operazioni di tale tipo (aprile 2000) è stata informata la Direzione per iscritto descrivendo dettagliatamente l'operazione ed evidenziando le differenze a sfavore della banca. La d.ssa Puglisi ne parlò col dott. Spata (allora vice direttore), il quale le chiese di cnsegnare a lui la lettera che avrebbe provveduto a sua volta a farla avere al direttore generale e a parlarne con lui. Altri problemi e polemiche iniziarono quando nel mese di febbraio 2000 la società di revisione Arthur Andersen iniziò il lavoro di revisione e contemporaneamente ottenne l'incarico di valutare tutti i titoli strutturati presenti in portafoglio. I revisori si accorsero immediatamente delle rilevanti anomalie presenti nelle valutazioni di tali titoli e quindi delle minusvalenze non contabilizzate; sembra che addirittura in un primo momento dalle loro valutazioni emergevano minusvalenze superiori rispetto a quelle che venivano fuori dalle valutazioni effettuate nell'Ufficio Tesoreria. In quei giorni, in banca, correvano voci che la Arthur Andersen, a causa di queste irregolarità, non volesse certificare il bilancio. In un secondo momento invece la citata società di revisione produsse un documento riservato nel quale indica la metodologia da seguire per la valutazione dei titoli strutturati ed il loro valore effettivo di mercato al 31.12.1999. Ebbene, tale documento del quale mi è pervenuta una copia, segnala una minusvalenza non contabilizzata per circa 8 miliardi, ma comprende due grossolani errori che entrarono in quotazione nel mese di gennaio 2000 (quotazione conosciuta da Arthur Andersen, la quale in un primo momento aveva detto che per quei due titoli non occorreva procedere alla valutazione in quanto bisognava far riferimento alla quotazione ufficiale di gennaio) e che avrebbero portato le minusvalenze da loro segnalate a più di 10 miliardi. Pare che dopo vari incontri tra il direttori generale ed il partner della Arthur Andersen il bilancio fu certificato senza fare acuna variazione alle valutazioni, e cioè senza tener conto nemmeno degli 8 miliardi di minusvalenze. Inoltre gli 8 miliardi segnalati dal documento della società di revisione provenivano da una valutazione molto benevola fatta per motivi diplomatici, così come affermava lo stesso dipendente della Arthur Andersen dott. Giulio Conti, che effettuò materialmente le valutazioni; costui dsse che i suoi capi gli imposero di non infierire troppo sui prezzi e di fare in mdo da far venire fuori una minusvalenza non troppo elevata. Nel mese di maggio 2000 arrivò la ispezione dalla Banca d'Italia. L'ispettore dedicato al Settore Finanziario era il dott. Sommella. Questi si accorse ovviamente sia dei concambi che delle minusvalenze occultate in bilancio. Continue e precise furono le richieste di documentazione da parte del dott. Sommella, che chiese le corrette valutazioni dei titoli non quotati all'Ufficio Tesoreria, che produsse tutti i calcoli ed i tabulati che evidenziavano la minusvalenza non contabilizzata. Il dott. Sommella riportava i gravi fatti accaduti nel Settore Finanziario al capo dell'ispezione, dott. Giornetti. Non sono in grado di sapere cosa accadde negli incontri tra la Direzione Generale ed il dott. Giornetti. Non so se fu fu iniziato alcun procedimento ufficiale, ma suppongo che grossi rilievi siano stati fatti nella relazione dell'ispezione. Ma ciò che può essere considerata una ammissione di colpevolezza è che la banca, a giugno del 2000, decise di spostare i titoli strutturati dove si nascondevano il grosso delle minusvalenze dal comparto titoli destinati alla negoziazione a quello dei titoli immobilizzati. In tale comparto i titoli possono essere registrati al loro prezzo di acquisto, imponendo però di comunicare in nota integrativa (senza effetto quindi sul conto economico) il loro valore di mercato. Ebbene, nella nota integrativa la banca finalmente comunica che i suddetti titoli esprimono una minusvalenza di circa 10 miliardi. E' quindi chiaro che tale minusvalenza doveva necessariamente esistere, non registrata, nel 99. Questa dichiarazione in nota integrativa è a mio avviso la prova incontrovertibile dell'occultamento delle minusvalenze del bilancio 1999 approvato nel 2000. E' infatti impossibile che tale grossa minusvalenza (10 miliardi) possa essere stata prodotta nei primi sei mesi del 2000 con un mercato obbligazionario in ascesa. Intanto sui giornali si apprendevano le notizie che giungevano da Novara dove, per operazioni ed accadimenti del tutto analoghi ai nostri, il CdA della Popolare Novarese iniziava dei procedimenti giudiziari contr tutti coloro che avevano contribuito ed avallato le operazioni di concambio e che avevano occultato le minusvalenze. Gli accadimenti della Popolare di Novara sono identici a quelli della Popolare di Ragusa; la differenza semmai sta nel fatto che a Novara il CdA ha dichiarato di essere all'oscuro di tutto ed ha quindi potuto denuciare i responsabili (direttore finanziario e società di revisione), mentre a Ragusa il CdA era al corrente di tutte le operazioni, almeno a quanto Distefano riferiva. Nell'assemblea dei soci di aprile 2001 lo scrivente aveva intenzione di portare a conoscenza dei soci le gravi anomalie presenti nel bilancio in relazione alle minusvalenze non contabilizzate. Poco prima del suo intervento il sottoscritto fu, quasi a forza, portato in una stanzetta privata dal vice direttore generale dott. Spata, dal presidente del Collegio dei Sindaci rag. Paolino, e da altri funzionari della banca. In questa stanza s trovava il direttore generale Giovanni Cartia, il quale prima di iniziare i lavori assembleari voleva a tutti i costi avere la assicurazione che lo scrivente avesse desstito da fare l'intervento. Lo scrivente fu convinto a non fare l'intervento sia da argomentazioni di natura sentimentale ("si immagini cosa accadrebbe a centinaia di famiglie ragusane se lei con questo intervento scatenasse problemi giudiziari ai vertici della banca"), sia con promesse di cambiamento nella gestione della banca. Alcuni mesi dopo l'assemblea citata, lo scrivente, vedendo disilluse le promesse di cambiamento avute, decise di divulgare per via epistolare a tutti i soci (con l'aiuto del socio Enrico Lentini) il suo mancato intervento e di consegnarlo alla Procura di Ragusa. Tale atto ha causato: il trasferimento (con demansionamento) di tutti i propri parenti che sono impiegati alla BAPR e della dott.ssa Puglisi (rea dell'adesione del marito ad un comitato di soci intanto costituitosi), nonché l'espulsione da socio dello scrivente e del socio Lentini Enrico. Non solo, perché lo scrivente è stato addirittura denunciato per aggiotaggio e il relativo procedimento penale recante il numero 546/02 R.G.N.R. si trova in fase di indagini preliminari dinanzi codesta Procura. * * * * * Per quanto esposto si propone formale querela per il delitto di "false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori" p. e p. dall'art. 2622 c.c. nei confronti di tutti coloro che - amministratori, direttori generali, sindaci o che comunque con tali soggetti devono ritenersi concorrenti nel reato - hanno esposto nel bilancio della BAPR del 1999, depositato nel 2000, fatti materiali non rispondenti al vero, quali la (falsa) quotazione dei titoli sopra indicata omettendo di evidenziare le realizzate e certamente misconosciute minusvalenze. A tal fine ricorrono tutti gli elementi costitutivi del reato, quali l'intenzione di ingannare i soci sulle effettive perdite conseguite nell'esercizio sociale indicato (non si spiegherebbero altrimenti gli artifici contabili posti in essere) e l'idoneità degli artifici stessi a trarre in errore gli ignari soci, il fine di conseguire un ingiusto profitto (gli emolumenti di alcuni dirigenti sono commisurati al risultato d'esercizio e comunque la "celata" performance negativa potrebbe arrecare danno ai responsabili), il danno patrimoniale procurato ai soci in cnseguenza delle falsità. La falsità stessa ha alterato in modo sensibile e rilevante la rappresentazione della situazione economica, finanziaria e patrimoniale della società, e ha determinato una variazione del risultato economico di esercizio al lordo delle imposte superiore al 5 per cento e una variazione del patrimonio netto superiore all'1 per cento. Si chiede altresì di voler valutare se la condotta dei responsabili della società di revisione dell'Arthur Andersen possa integrare il delitto di cui all'art. 2624 c.c. "falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione" nel caso in cui venissero ritenute scientemete false le attestazioni redatte dalla società di revisione relative alla valutazione dei titoli sopra indicati; in caso di riscontro positivo ricorrerebbe l'ipotesi grave di cui al secondo comma della norma incriminatrice per il danno patrimoniale provocato dalla falsità. Si chiede che vengano sentiti quali persone informate sui fatti: la dott.ssa Puglisi, nata a Ragusa il 6.12.1949 e residente a Ragusa via Archimede n. 287, responsabile pro tempore dell'Ufficio Tesoreria; il dott. Felice Garozzo, nato a Ragusa il 14.10.1967 e residente a Ragusa via Stiela n. 3, vice responsabile pro tempore dell'Ufficio Tesoreria. Si chiede di essere avvisato dell'eventuale richiesta di archiviazione ai sensi dell'art. 408 2° co. c.p.p. e dell'eventuale concessione di proroga del termine delle indagini preliminari ex art. 406 3° co. c.p.p. Ragusa, 13 luglio 2002 Alfredo Garozzo
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