| | Giornalista
in Sicilia. Usata, umiliata e spremuta come un limone. Mi chiamo Natalia Bandiera Caro
Carlo, ogni tanto affiora la punta di un iceberg. Nessuno è più
in grado di controllare la barca del giornalismo siciliano. In questa lettera
che ho ricevuto da una bravissima collaboratrice del Giornale di Sicilia c'è
il dramma di decine e decine di giovani utilizzati dai giornali;giovani che credono
- facendo anni di gavetta - di ottenere un giorno una sistemazione. Dietro questo
dramma umano c'è anche quello economico delle aziende che secondo i dati
pubblicati da Prima Comunicazione in Italia ed all'estero perdono il 30 per cento
delle vendite e producono giornali contenitori di pubblicità. Il giornalismo,
le inchieste, i servizi? Lontani ricordi di una stagione irripetibile: gli anni
Sessanta e Settanta. Il sindacato? Accerchiato dai padroni che usano poveri cristi
per fare uscire il foglio anche quando c'è sciopero; uno sciopero che -
guarda caso - è per evitare la scomparsa delle figure professionali dal
contratto nazionale di lavoro. Quindi una spaccatura tra gli ultimi redattori
ed i giovani peones che lavorano con la schiena piegata. Che succederà?
Per ora molti giornalisti tempestano di telefonate alcuni noti avvocati che già
hanno vinto alcune vertenze di lavoro. Il metodo adottato dalla direzione sta
producendo i suoi effetti. Una valanga di vertenze li seppellirà. E con
loro anche le promesse mai mantenute a vecchi e giovani che hanno creduto nel
mestiere, che si sono sacrificati per anni e che alla fine sono stati messi da
parte, soppiantati da altri (contrattisti a termine). Senza speranza. Applausi.
Un saluto. Antonio
Giaimo (già redattore de L'Ora)
P.S.
Puoi sentire il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia Franco Nicastro,
il segretario regionale dell'Ordine, Riccardo Arena, il segretario regionale del
sindacato unico (associazione siciliana della stampa) Daniele Billitteri che è
in aperta rotta di collisione con l'editore, i consiglieri regionali e quanti
altri operano per fermare lo sfascio della categoria e l'impoverimento culturale
del prodotto. La
lettera di Natalia Bandiera inviata a tutti gli indirizzi del GdS
Usata, umiliata e spremuta
come un limone.Mi chiamo Natalia Bandiera, a dicembre compirò 33 anni e
faccio parte dell'esercito dei precari del giornalismo italiano.Dopo oltre dieci
anni di intensa collaborazione con il Giornale di Sicilia, un vero e proprio caso
di sfruttamento di lavoro nero, ho deciso di alzare la testa e di non scendere
più a compromessi con la mia dignità per soddisfare la mia passione
per un mestiere che adesso, mi fa ritrovare con un pugno di mosche in mano. Si,
perchè ormai sono troppo grande per ricominciare da capo, non ho più
nè la forza, nè l'energia di tutti quei ragazzi adescati dall'azienda
per riempire pagine di aria fritta, di pseudo notizie. Non mi faccio più
'ubriacare' da una firma su un giornale che ormai ospita anche quelle di giovani
alle prime armi che percorreranno la strada del nulla per arrivare, tra una manciata
di anni al fallimento personale. Ed io, ringraziando a Dio, ho un marito. Mi chiedo
come fanno tutti quei miei coetanei che hanno mogli e figli da sfamare e non hanno
uno straccio di lavoro sicuro.Forse loro stanno continuando a lottare per l'assunzione
o per l'ennesimo contratto di sei mesi che non darà loro mai sicurezza.Forse
stanno continuando a sperare e non so se stanno facendo bene loro che perseverano
o io che ho gettato la spugna. Ho cominciato nel '95 alla redazione del Gds di
Messina.Poi, la redazione ha chiuso e nonostante le voci di corridoio che si sono
succedute negli anni, non l'hanno mai riaperta. Un gruppo di collaboratori è
sempre riuscito a garantire le notizie, raccolte a proprie spese, andando in giro
la mattina, con il proprio telefono e senza un fax.Ho seguito casi 'delicati'
come lo scandalo all'università con la compravendita di esami. Omicidi
ed inchieste di mafia. Per nove anni ho fatto cronaca nera e giudiziaria.Le querele
me le sono 'risolte' da sola e a spese mie.L'unico risultato raccolto è
stato un articolo 12 nel novembre del 2001 , 158 euro al mese e sette lettere
d'encomio da parte dell'editore. Una vita da cani e mai un contratto di sostituzione
ferie, nè la minima possibilità di diventare professionista.A livello
economico riuscivo a sopravvivere perchè seguendo due settori come la cronaca
nera e giudiziaria, nonostante la pesantezza del lavoro in una città come
Messina, riuscivo a scrivere quegli articoli giornalieri che mi garantivano di
sbarcare a stento il lunario e di pagare le bollette salate del telefono.(riuscite
ad immaginare cosa voglia dire fare il giro di nera a spese proprie e telefonare
sui cellulari degli avvocati per l'esito delle sentenze dei processi?).Qualche
anno fa, tuttavia, le cose si sono messe ancora peggio perchè sono stati
'adescati' una sfilza incredibile di collaboratori perchè il territorio
venisse coperto il meglio possibile. Una lotta continua per riuscire a continuare
a scrivere con la concorrenza di ragazzi che, nonostante non avessero mai scritto
una parola su un giornale, pretendevano di fare la loro parte.Così, gli
articoli da scrivere sono diventati sempre meno e pur di difendere il mio lavoro,
ho rinunciato a vacanze e feste.Nel 2004, mi sono ritrovata a lavorare con una
gravidanza a rischio e fino all'ottavo mese.(Non potevo permettermi di lasciare
spazio ad altri pronti a prendere il mio posto). Non ho percepito alcun contributo
per la mia maternità. L'anno scorso, mi sono trasferita ad Agrigento ed
ho fatto l'esperienza della redazione. In un posto angusto, ho provato a rimettermi
in gioco, ma è stato lì che ho capito di non essere nessuno per
il giornale. La mia presenza è stata vista come una minaccia da tutti quei
collaboratori che si scannano ogni giorno per vedere pubblicato il proprio articolo.
Ad Agrigento ho capito che o mi assumevano o la smettevo perchè con trecentocinquanta
euro al mese non era possibile subire quello stress. Non sono stata tutelata da
nessuno. Ma è passato un altro anno e oggi, ho la consapevolezza che non
lo faranno mai.Non sono figlia di politici o di gente che conta per 'meritarlo'.
Dopo un periodo di riflessione, ho constatato che il Giornale di Sicilia vive
con le centinaia di collaboratori che scrivono anche 10 articoli al giorno e che
come ho fatto io, sopravvivono con la speranza della 'sistemazione'.Collaboratori
che hanno lasciato gli studi come dieci anni fa ho fatto io.Ragazzi che stanno
in redazione dalla mattina alla sera, che fanno pagine e titoli. Collaboratori
che non consentono ai più anziani di ribellarsi perchè tanto se
alzi la testa, vai via e c'è chi è pronto a rimpiazzarti e a ricominciare
la strada del nulla.Perchè l'ordine consente tutto questo? Perché
è permesso a editori e direttori sfruttatori di avviare alla professione
per poi buttare sulla strada centinaia di giornalisti? A questo punto vi chiederete:perché
ci hai raccontato tutto questo? Il perché è semplice. A 33 anni
mi trovo spiazzata e senza un lavoro dignitoso. A chi è in tempo dico di
non far passare gli anni come ho fatto io. Ai potenti del giornale dico che se
si facessero i conti in tasca riscontrerebbero che con il prezzo di dieci collaboratori
mediocri che contribuiscono alla crisi editoriale, potrebbero pagare e assumere
tutti quei professionisti che aspettano da anni. Giornalisti che hanno dato tanto
al Giornale e che per dignità non possono farsi scavalcare da ragazzini
alle prime armi.Che il nostro direttore la smetta di andare ospite nelle trasmissioni
televisive, ma si renda una buona volta responsabile del 'reato' di sfruttamento.
Basta con i 'cinesi' del giornalismo. Che si faccia qualcosa per mettere la parola
fine a questa situazione vergognosa. Io ho rinunciato al mio lavoro, ma spero
che la mia triste situazione serva a qualcosa anche se si dovesse trattare di
una semplice riflessione. Grazie. Natalia
Bandiera
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