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8 giugno 2002 A chi servono gli sconci di Vittoria
Aiello sindaco rimane un gran conforto: per le destre legalitarie e no, per i comitati, per le consorterie. Egli incarna un modo d'essere della politica che ha finito con l'accentuare il disagio di Vittoria. Ha dovuto difendere sé e la famiglia, gliene va dato atto. Ma ha mediato, ha condiviso, è sceso a patti. Ed esistono motivi per ritenere che sia andato oltre. E' stato posto reiteratamente sotto accusa, ma ha sempre rifiutato di spiegare, di opporre delle ragioni. In ultimo, con un tardivo atto di stile avrebbe potuto interrompere il tempo del comando, porsi da parte con pacatezza, lasciando ad altri il compito di dirigere una città difficile, dopo sei, sette sindacature, di cui le ultime consecutive, come vuole la legge. Invece no. Rieccolo veemente in piazza del Popolo, ebbro dei voti incettati nei soliti quartieri, al Forcone, al Fanello, a Chiusa Inferno, dove forte arriva il messaggio della società che più ha acceso le cronache degli ultimi decenni. Vittoria, come la maschera che la incarna da tempo, è davvero tragica, infelice. Di là dalle personali determinazioni, i concorrenti del centrodestra hanno contribuito comunque al risultato. Non hanno inoltrato ricorsi sulla terza candidatura, dicendosi convinti di poter battere Aiello sul campo. Il governo di Cuffaro non si è opposto, benché potesse farlo agevolmente, puntualizzando alcuni paragrafi della legge regionale. Fino all'ultimo la compagine si è mostrata divisa e senza un candidato. E' prevalso in definitiva il disimpegno, e non è la prima volta dal 21 giugno 2001. Uno dei primi atti del governo Berlusconi è stato lo scioglimento del consiglio municipale di Cinisi, a guida diessina, per supposte contiguità mafiose, ma su Vittoria non si è mosso nulla, a onta delle tensioni del passato. Evidentemente, la città delle serre, primo baluardo DS del sud, è un tema troppo importante perchè non si pensi di usarlo negli anni come arma di pressione, prima che alcuni importanti processi alla politica d'affari giungano allo snodo. E la vicenda di Terrasini reca i tempi e i modi corruschi di un segnale. Sintomatica è al riguardo la prospettiva della Commissione antimafia. Il siracusano Roberto Centaro, che ne è a capo, ha operato lungamente nell'Ippari e nel resto degli Iblei da magistrato. Eletto poi senatore di Forza Italia, è intervenuto ripetutamente sul caso Vittoria. E' stato lui a rendere pubblico il dossier del prefetto Prestipino del 1993. Ha affrontato vicende giudiziarie, uscendone per lo più vincente. Subito dopo l'eccidio vittoriese del 2 gennaio 1999 ha firmato una importante interrogazione in parlamento, in cui nette appaiono le responsabilità municipali, riguardo alla gestione dei mercati. Ebbene, forte delle sue nozioni e dei suoi convincimenti, come mai non si muove adesso che possiede i mezzi, da presidente dell'Antimafia? Centaro è una persona perbene, e il suo passato ne dà conto. Ma è logico ritenere che gli si voglia impedire di essere conseguente. E la medesima influenza si avverte nella Commissione Antimafia dell'ARS, da alcuni mesi presieduta da Carmelo Incardona, esponente della destra legalitaria e figlio di un martire di mafia. c.r. ______________________
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26 marzo 2002 Liria, Sipario, e poi? Una operazione efficace, quella denominata Liria, promossa a metà marzo dalla Dda catanese, e realizzata sul campo dalla squadra mobile di Ragusa. Importante l'esito: lo smantellamento di una organizzazione albanese-iblea, che muoveva a livello italiano armi, narcotici e prostituzione. Ciò nondimeno necessita un appunto. Nell'area, in particolare nell'asse Modica-Scicli, di certo operano organizzazioni meglio radicate, a direzione iblea. E alcuni elementi di polizia potrebbero esserne a conoscenza, per aver indagato su particolari segmenti, per avere ascoltato delle denunzie, o altro. I magistrati della Dda catanese Fabio Scavone e Carlo Caponcello potrebbero investigare allora in tale direzione, ponendo in campo, come hanno fatto adesso, le notevoli facoltà organizzative e cognitive degli organi territoriali, Ps e CC, che, quando vogliono, sanno intercettare, controllare, utilizzare le tecnologie telematiche, carpire le informazioni che interessano. In particolare, si potrebbe partire da alcune denunzie passate, rimaste curiosamente inascoltate, da alcuni esposti che pare siano pervenuti alla Dda, si potrebbe indurre l'ex boss Pietro Ruggieri a confessare per davvero, e sarebbe per gli Iblei la santabarbara, su taluni imprenditori e notabili che con lui, e non solo, hanno tramato. Altro appunto merita poi l'operazione Sipario, che a pochi giorni dalla Liria ha sortito nel vittoriese 43 arresti. Dà atto da un lato della forza aggregativa dei gruppi malavitosi nel sud-est siciliano, che da anni appare perfino anomala rispetto quanto avviene in altre aree dell'sola. Dall'altro, una volta ancora, testimonia le notevoli facoltà degli organi di PG, quando decidono di fare risultato. Si perpetua nondimeno un paradosso. A tali successi nell'attività di contrasto alla malavita, più o meno organizzata, corrisponde una patente inefficienza riguardo ai livelli superiori del crimine, a partire dal grande riciclaggio di denaro, che pure, come si evince da numerosi indizi, è nell'area in notevole incremento. I magistrati catanesi della Dda, Fonzo, Caponcello, Licata, e altri, se non vogliono alimentare dubbi e riserve, potrebbero allora decidersi a riordinare, in piena autonomia dalle logiche territoriali e di fazione, la scaletta delle priorità. ______________________ |
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6 aprile 2002 Vittoria. Adesso basta Lettera alla sinistra
Negli Iblei, da anni si assiste a incongrui che tolgono il fiato, che aggiungono danno a danno, orrori a quelli che già si conoscono. Adesso è il momento di dire basta. La ricandidatura di Francesco Aiello a sindaco di Vittoria, per la terza volta consecutiva, costituisce un nuovo, definitivo smacco per la città, che resta con Gela la più tragica d'Italia, e per tutti coloro che, a sinistra e no, credono ancora nei valori della correttezza e della ragione. La mole degli indizi è impressionante. I riscontri non si contano. Le sedi dell'accusa e del dubbio sono le più varie: magistrati, commissioni parlamentari antimafia, giornali, organi di polizia, prefetti, gruppi di cittadini, uomini di chiesa, associazioni civili, esponenti della cultura. Le condotte che vigono nell'Ippari da oltre un ventennio sono in sostanza note a tutti, al pari degli effetti, calamitosi. Ciò nondimeno, un'accorta trama di scambi consente al politico di Vittoria di fare le regole, sottrarsi a ogni chiarimento, rimanere in auge, forte di un'area moralmente corriva e delle sordine che cingono il sud-est. La cosa è davvero intollerabile. In realtà, pure negli Iblei mancano guide sicure, mentre l'affarismo, coi risvolti criminosi che si sanno, serra l'area come mai in passato. E in tale notte, che appare interminabile, tutto è possibile. Come altrove in Sicilia e nel paese, il prezzo è manco a dirlo cocente: la disaffezione alla politica, lo scoramento diffuso, in ultimo la débacle del giugno 2001, che ha tolto al ragusano l'attributo, quasi centenario e unico nell'isola, di provincia rossa. Tutto questo a beneficio dei concorrenti della destra, impudenti quanto basta e sempre meglio inseriti nelle trame affaristiche dell'isola: i fratelli Minardo, divisi fra politica e petrolio; l'ex presidente di regione Giuseppe Drago, che esce da Palazzo d'Orleans con accuse di ladrocinio; il deputato Mauro, sul cui capo pendono decine di reati, dall'associazione a delinquere alla truffa. Tutti vincenti guarda caso, tutti a Roma, a dispetto dei fatti e delle evidenze giudiziarie. Ci si indigna, a ragione, per la statua del gerarca fascista Pennavaria che il sindaco ragusano vorrebbe imporre alla città, ma curiosamente il dileggio delle regole civili e le soperchierie non costituiscono un problema. E' congruo tutto questo? Ci si mobilita contro gli orridi del passato, che qualcuno vorrebbe stoltamente legittimare, mentre vengono elusi ad arte quelli del presente. Si pensa così, con il cinismo, di riacquistare dignità? La sinistra iblea, come tutta quella siciliana, vanta una storia, delle culture, tante pagine esemplari. Ne sono state espressioni, a vario titolo, Rosario Cancellieri, Nannino Terranova, Maria Occhipinti, Feliciano Rossitto, Giovanni Spampinato. Possibile che tutto questo non insegni qualcosa? Possibile che, fra un girotondo e l'altro, le idee giuste e la coerenza non abbiano parola? C. Ruta ______________________ |
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24 settembre 2001 Scicli: il "piromane" e la mafia
______________________ 23 settembre 2001 Vittoria, una storia che ritorna
Adesso la questione si ripresenta per le candidature alla provincia. La parola d'ordine, che giunge da varie dirigenze di partito, regionali e nazionali, rimane quella di fermare, con la dovuta prudenza, il politico vittoriese, sicuri peraltro che si è ormai allo snodo. Ancora una volta, le cose non evolvono però nella chiarezza. A motivi legittimi di critica, che trovano riferimenti in particolare nelle aree giovanili dei DS, si sovrappongono infatti calcoli privati e di fazione, che vanno esplicandosi con un crescendo di mosse proditorie. Gli esiti saranno quindi deleteri. ______________________ 21
agosto 2001
Agguato di mafia nell'Ippari Nel pomeriggio del 18 agosto, è avvenuto a Vittoria un ennesimo fatto di sangue. In un agguato ha perso la vita Giuseppe Privitera di 20 anni, è stato gravemente ferito Giuseppe Nigito di 32 anni, originario di Niscem e da decenni residente nell'Ippari con la famiglia, mentre un terzo giovane è riuscito a sfuggire al fuoco degli attentatori, che evidentemente volevano la strage. Una prima sommaria lettura fa ritenere che gli attuali reggenti della compagine che si richiama a Carmelo Dominante abbiano voluto colpire, ancora una volta, il gruppo che da tempo ne contesta maggiormente l'autorità, riconducente ai Russo di Niscemi e guidato dai fratelli Nigito, decisi a conquistare in città la supremazia nel traffico dei narcotici. Notevoli sono peraltro le analogie con la strage, anch'essa tangibilmente dimostrativa, del luglio 1996, quando tre giovani vittoriesi contigui ai Nigito e ai capimafia di Niscemi furono ritrovati uccisi nei pressi di Vizzini. In definitiva, i boss vittoriesi hanno dato prova di saper governare il territorio e le situazioni di fuoco, come è peraltro nella tradizione. A dispetto dei blitz, delle centinaia di arresti e delle rassicurazioni ufficiali a più livelli.
______________________ 12 luglio 2001 Il segreto di Scicli
______________________ 10 luglio 2001 La Sicilia dopo il 24 giugno
______________________ Editoriale 15 aprile 2001 Perché non sia il silenzio Negli ultimi anni ho scelto di affiancare agli studi storici e letterari che mi impegnano nell'ordinario un iter di analisi "sul campo" riguardanti alcune realtà della Sicilia. Il percorso, scandito da alcuni libri d'inchiesta, si dipana in particolare dal sud-est, beneficiando di conoscenze dirette e al seguito comunque di numerosi riscontri e valutazioni. Da oltre un secolo quest'area viene presentata come esente o comunque toccata appena di riflesso dai fenomeni sociali degenerativi che si sono espressi in altre parti dell'isola. Invece, di là dal mito, ha solo saputo nascondere il bubbone: che nell'ultimo Novecento ha avuto però modo di mostrarsi a più livelli, talora con il fragore degli eccidi. Le lesioni civili che interessano il sud-est richiamano beninteso la storia, che sarà motivo di una pubblicazione prossima, e, più da vicino, lo sfondo economico, politico e istituzionale, che ho cercato di vagliare lungo varie direttrici. Nel computo degli ultimi decenni, il quadro delle responsabilità, dirette e no, si conferma in ogni caso rilevante, e nondimeno coerente con le sordine dell'area, che reggono in definitiva al clamore dei fatti, alle statistiche, alle stesse evidenze giudiziarie.
______________________ 15 aprile 2001 Allarme a Pozzallo Un imprenditore modicano nel mirino della mafia Nel più assoluto silenzio, e senza che sia scattata finora alcuna protezione da parte degli organi preposti, un imprenditore quarantanovenne di Modica, Natale Massenzio, titolare di un'azienda di prodotti per l'agricoltura situata a Pozzallo in contrada Pantanelli, sta vivendo con la sua famiglia momenti drammatici. Dal novembre 2000 è vittima infatti di una incredibile sequela di attentati e azioni malavitose in genere, che riconducono evidentemente a un unico disegno criminale. Le logiche non appaiono quelle del racket estorsivo: evocano bensì una strategia del terrore, opera di menti raffinate, volta a debilitare e a coartare l'imprenditore modicano, che evidentemente viene considerato da taluni un pericolo o comunque un ostacolo per il raggiungimento di determinati scopi. Non mancano beninteso indizi, che portano a realtà del comprensorio modicano dove notevole è la contaminazione delle consorterie mafiose. E a maggior ragione appare inquietante che per cinque mesi Natale Massenzio sia stato lasciato solo a sostenere tali assalti. Bisognerà attendere il peggio prima che qualcuno intervenga?
Atti malavitosi e attentati subiti da Natale Massenzio presso la sua azienda di prodotti per l'agricoltura, ubicata a Pozzallo in contrada Pantanelli. Notte 16-17 novembre 2000. Nel piazzale retrostante il magazzino, vengono incendiati un'autovettura del titolare, una catasta di legname, alcuni sacchi di concime. Notte 13-14 febbraio 2001. Qualcuno riesce a introdursi all'interno del locale, danneggiando un'ondulina in cemento, senza tuttavia asportare alcunché: impedito probabilmente dall'entrata in funzione del sistema d'allarme. Notte 14-15 febbraio 2001. Ignoti danneggiano con un coltello un rotolo di plastica per uso agricolo adagiato sotto la tettoia adiacente il magazzino. Inoltre vengono versati nel terreno cinque tonnellate di concime Liqui-fertflus contenuto in quattro cisterne di plastica. Notte 26-27 febbraio 2001. Qualcuno cerca d'introdursi nel magazzino. Recatosi al lavoro, il titolare scorge infatti due aperture nel tetto, danni a una finestra, alla rete metallica di recinzione, a un rotolo di plastica. Notte 2-3 aprile 2001. Ignoti forzano il lucchetto di chiusura del cancello d'ingresso esterno, una delle due porte d'ingresso scorrevoli, sfondano il tetto e, neutralizzando il sistema d'allarme, scendono con una scala di legno all'interno del magazzino, da cui asportano merce, soprattutto fitofarmaci, per un valore di ventiquattro milioni di lire. 10 aprile 2001. Nell'orario di chiusura del primo pomeriggio ignoti danno fuoco a circa tre metri cubi di legname accantonato nel piazzale retrostante il magazzino, e a sei cisternette contenenti concime liquido biologico. 12 aprile 2001. Nella tarda mattinata ignoti danno fuoco a sterpaglie e trucioli di legno all'interno dell'azienda. Gli operai si accorgono di quanto sta accadendo e riescono a spegnere le fiamme prima che arrechino danni alle strutture e alle merci.
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