19 giugno 2004 Nell'assemblea dell'Antonveneta, a Padova, volano accuse e vengono testimoniate trame oscure, truffe, malversazioni, cui i vertici non danno alcuna risposta. In due interventi, alcuni scorci attuali del metodo Pontello.
Come era scontato, l'assemblea degli azionisti Antonveneta, tenutasi a Padova l'otto maggio, si è chiusa con l'approvazione pressoché unanime del bilancio. E, come è consuetudine, il dato conclusivo è bastato perché la banca proiettasse all'esterno una immagine rassicurante, a tutto tondo, con l'ovvio contributo dell'informazione regionale più influente, a partire dal Gazzettino della SEP, saldamente in mano alle famiglie del "miracolo", le medesime che, con gli olandesi dell'Abn Amro e alcune espressioni dell'altra Padania, reggono le sorti della banca. In realtà, sulla falsariga della drammatica assemblea del 17 ottobre 2003, che ha portato Antonio Ceola alle dimissioni, insistono aree di dissenso, seppure abilmente compresse, in grado comunque di raccordarsi con il dibattito che si è acceso nel paese sulle movenze della grande finanza, specie dopo le vicende Cirio e Parmalat. Il presidente Tommaso Cartone e l'amministratore delegato Giuseppe Montana, quest'ultimo uomo di Bankitalia, possono ostentare beninteso un progresso, dopo gl'inconvenienti del 2003, alle soglie dello scandalo. Seppure di poco, i conti sono ritornati attivi. I prestiti agli amministratori e ai soci forti, coincidenti in gran parte con le famiglie del "miracolo", risultano drasticamente ridimensionati, sebbene resti ineludibile e non assimilabile l'esposizione pregressa, per diverse migliaia di miliardi. Per forza di cose, la situazione resta in realtà convulsa, con l'affiorare in tutta la penisola di trame affaristiche, malversazioni, addirittura intrighi internazionali. E su tale sostanza, che richiama l'osservanza a un codice, si appuntano alcuni interventi in assemblea, come quello del sindacalista Aldo Cavalli e quello del piccolo azionista Franco Tandin, di cui qui si espongono alcuni brani. Carlo Ruta Dall'intervento del sindacalista Aldo Cavalli Il Consiglio di Amministrazioni e i Sindaci (della banca) hanno sottovalutato l'importanza dei controlli, omettendo l'adozione dei necessari interventi correttivi, anche quelli più urgenti, nonché riportando osservazioni per anomalie sul piano dei controlli ed episodi di malversazione nei confronti dei sindaci ("Milano Finanza", Banca e banchieri, pagina 16, del 23 luglio 2003, a firma Rosario Dimito). I crediti classificati a sofferenza per cifre enormi nel 2003 sono certo riconducibili agli anni precedenti. Di quali esercizi si parla e chi componeva il Consiglio in tali frangenti? E' vero che la banca ha collocato le proprie obbligazioni alla clientela con la promessa di poterle ricomprare alla bisogna ed ora invece è sommersa da richieste di cui non riesce a fare fronte con un pessmo risultato d'immagine? Un funzionario di Milano, tale Pianetti, è stato incriminato per una vicenda legata al finanziamento di un truffatore internazionale, che prelevava somme miliardarie dal conto acceso presso i nostri sportelli senza la maturazione degli assegni versati sul conto acceso, poi risultati scoperti. Vogliamo sapere se in questi o altri giochetti la banca ha rimesso ingenti somme, in quale bilancio è stata allocata e in quale voce di bilancio. Inoltre, poiché il malversatore internazionale, tale personaggio di nome Carta, ha avuto un importante ruolo nella vicenda di tale Fasulo, che si è notoriamente schiantato con l'aereo contro il Pirellone, tutto questo ha una luce molto sinistra. Domanda: come poteva Pianetti, che non ne aveva i poteri, autorizzare gli sconfinamenti del truffatore Carta? Qualcuno ha autorizzato per iscritto? O peggio, ha autorizzato verbalmente? Vi chiedo se la capogruppo e il responsabili dei servizi esecutivi, a fronte di queste cifre milionarie, in euro, ignoravano i tabulati? Quali provvedimenti sono stati presi nei confronti dei responsabili di questo grave danno, che sono certo più di uno? Dall'intervento dell'azionista Franco Tandin Intanto vorrei chiedere se questa è una riunione massonica, dato che non si può avere la registrazione dell'assemblea. Questo prima dell'intervento, anche perché ci sono state più denunce riguardo la notaia e c'è anche un'indagine della magistratura al riguardo. Allora, io darei questo titolo alla presente riunione: "tutto a posto e niente in regola", perché, come abbiamo sentito dal dottor Cagnoni, è stato fatto tutto il possibile. Peccato, perché l'ispezione della Banca d'Italia dell'aprile 2003, con i successivi pesanti provvedimenti, di cui non si è accennato in questa assemblea, ha portato il Ministero dell'Economia a multare tutti, i membri del collegio sindacale e gli amministratori. Come mai queste cose non le dite? Va tutto bene, come in passato? Allora mi chiedo: se tutto va bene in fondo, come mai ci sono oltre 4.000 miliardi di crediti in sofferenza e svalutazioni? Sono stati fatti accantonamenti, 1.500 miliardi di crediti, cioè di perdite della banca, d'esercizio. Poi ci sono altri 1.500 miliardi dati agli amministratori, che stranamente in un anno sono diminuiti notevolmente. Chissà con quale operazioni sono diminuiti in questa maniera. Sembra più una gestione di una banca fallimentare o commissariata quella che si è vista l'anno scorso. Io infatti ho avuto anche l'occasione di avere in pratica un incontro con il dottor Anfosso, direttore provinciale della Banca d'Italia di Padova, che mi ha detto chiaramente: "La Banca d'Italia non può permettersi che l'ottavo istituto bancario italiano vada a rotoli". Ora c'è da chiedersi se l'operato degli amministratori, del collegio sindacale della Grant Thornton, ora chiamati Italaudit, e della Deloitte & Touche, che ha operato nelle cartolarizzazioni, sia più operato di professionisti o quello di una associazione dedita alla truffa. Infatti clienti, azionisti, addirittura adesso il personale della banca, si sente truffato. Sono stati truffati i clienti con spese non giustificate e gonfiate; prassi usata in tutta Italia, questo soprattutto nei conti correnti. A Roma ci sono stati undici rinvii a giudizio. Gli azionisti che, oltre a non avere dividendi, hanno assistito hanno assistito a tutta una serie di operazioni degne dell'attenzione della magistratura. A partire dalla scandalosa OPA Interbanca, in cui è emerso il vero conflitto d'interesse di questa banca, e cioè che il 30 per cento del patto di sindacato opera a danno del 70 per cento, che sono i piccoli azionisti. E dopo avere messo in crisi la banca Antonveneta con questa operazione, intascando fior di miliardi, agli amministratori è avanzato anche di fare insider trading. Inoltre in questi anni sono stati presentati, come ho detto più volte, bilanci falsi, perché non si può giustificare che ci siano stati questi accantonamenti tutti in un anno. Nelle fusioni sono emerse comunque irregolarità, per non dire dei miliardi spesi tra consulenze, tasse, notai per lo spin-off immobiliare, bocciato da Banca d'Italia. In tali fusioni gli amministratori hanno dovuto fare un vergognoso dietrofront e sono emerse cose allucinanti: immobili dati in comodato gratuito, pagamento di affitti su immobili non utilizzati, addirittura pagamento da parte di Banca Antonveneta per avere l'usufrutto di alcuni immobili. Poi c'è la questione dei crediti concessi come abbiamo detto agli amministratori, che fino all'anno scorso ammontavano a 6.000 miliardi di lire e ora sono stranamente scesi. Sono rientrati questi crediti?
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