Maggio 2004

L'Antonveneta incalza con un libro su Silvano Pontello. Una decisione ponderata, sicuramente utile se serve a incentivare la discussione su un protagonista, che ha comunque innovato i meccanismi della finanza, dal nord-est al sud d'Italia.

 

Si direbbe una replica di banca: propria di chi, a voler evitare riverberi fastidiosi o poco governabili, sceglie di giocare al meglio lo strumento della propaganda. Occorre tuttavia riconoscere che l'operazione di cucitura di Stefano Vietina, capo ufficio stampa dell'Antonveneta, pur evidenziando un impegno veloce, verosimilmente di poche settimane, è stata condotta con coerenza. Si tratta di un tributo corale a Silvano Pontello, il più autorevole banchere del nord-est, morto di tumore agli inizi del 2002, due mesi prima che l'istituto di Padova, divenuto grazie a lui il settimo gruppo italiano, venisse quotato in Piazza Affari. Ne sono estensori, per le edizioni Marsilio di Venezia, Ferruccio De Bortoli, Francesco Jori, Massimo Moratti, Gilberto Benetton, Ennio Doris, Emilio Gnutti, Dino Marchiorello, Francesco Spinelli, Mario Carraro, Giuseppe Stefanel, Francesco Micheli e numerosi altri.

Di là dal tono scontatamente agiografico, verosimilmente dettato, come detto, da motivi contingenti, il lavoro di Vietina costituisce una operazione utile per più ragioni, e lo è tanto più se servirà a incentivare discussione su un protagonista, qual è stato appunto Pontello, che, nell'accezione più ampia, si direbbe schumpeteriana, ha comunque innovato i meccanismi della finanza, dal nord-est al sud d'Italia, riuscendo a impostare un modello duttile, adeguato alle situazioni e ai tempi. In tal senso, è importante che alle difese d'ufficio, a certi livelli pure chiarificatrici, seguano su tale esperienza, di certo straordinaria nel dritto come nel rovescio, analisi, investigazioni, studi che fino a oggi sono mancati, da differenti prospettive.

Con il nulla osta della Banca d'Italia e la condivisione dei gruppi industriali veneti, a partire dai circoli della Delta Erre, che in qualche modo perfezionano le movenze delle vecchie logge d'affari, Pontello ha contribuito risolutivamente ai destini economici dell'altra Padania. Ma, come accennato, è andato oltre. Sulla spinta della riforma Amato dei primi anni novanta, ha suggerito percorsi finanziari praticabili, spesso in rotta con la tradizione, a scapito di secolari identità. Forte di una visione globale della finanza, ha stabilito accordi strategici con una delle prime banche al mondo, l'olandese Abn Amro, senza tuttavia dovere rinunziare, nelle sostanze, alla propria autonomia operativa. Dettando le linee della penetrazione dal nord al sud, ha permesso di "liberare" e rendere governabili capitali ingenti, di ogni provenienza, di arbitrare economie in competizione, di garantire dalle pressioni delle DDA. E in tale quadro, l'Antonveneta, meglio di qualsiasi altra banca italiana, è stata in grado istituire un ponte strategico fra la Padania e la Sicilia, con quel che ne consegue. Pontello soleva dire di avere imparato da Sindona tutte le cose che non si debbono fare. In realtà ha finito con l'innovare il sistema da cui ha preso le mosse, quale addetto alla presidenza della Banca Privata Finanziaria, bonificandolo delle scorie e adeguandolo ai nuovi regimi dell'economia.

Carlo Ruta

Documento 1 - Dall'inchiesta sul caso Sindona

Un passaggio dell'inchiesta sul caso Sindona, in cui appare Silvano Pontello, allora addetto alla vice presidenza della Banca Privata Finanziaria.

"... Dalle risultanze dell'istruttoria dibattimentale si desume che il sen. Andreotti rappresentò per Michele Sindona un costante punto di riferimento anche durante il periodo della sua latitanza, e che il raccordo tra i due soggetti era noto ai settori di "Cosa nostra", i quali, contestualmente, operavano in modo illecito a favore del finanziere siciliano ... come è stato evidenziato dalla sentenza n. 20/86 della Corte di Assise di Milano, negli anni successivi al crak del suo impero finanziario Sindona, per piegare il corso degli eventi in suo favore, utilizzò nel modo più spregiudicato la rete di amicizie, di compiacenze e complicità che si era costruita negli anni della sua potenza, ed impiegò le cospicue risorse finanziarie che era riuscito a mettere al sicuro presso banche estere. (...). Il teste maresciallo Novembre ha dichiarato che l'avvocato Rubbi (capo ufficio legale del Banco di Roma, con il quale egli era in contatto per motivi di lavoro) gli disse più volte che l'on. Andreotti era il "referente politico" dell'avv. Barone ... inoltre il teste Novembre - premesso di aver accertato che la somma di lire 2.000.000.000 rientrante nelle riserve occulte delle banche di Sindona era stata allocata su tre libretti al portatore a disposizione della Direzione, ed era stata riscossa dal dottor Silvano Pontello, il quale riferì di averla consegnata all'on. Micheli, allora segretario amministrativo della DC - ha dichiarato di aver appreso dall'avv. Rubbi che la dazione di questo importo pecuniario costituiva "un compenso per la nomina dell'avvocato Barone ad amministratore delegato".