Le inchieste

giornale d'informazione civile

a cura di Carlo Ruta

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L'offesa a Giovanni Spampinato e a "L'Ora"

In questa pagina le testimonianze di: Etrio Fidora, docente universitario e già direttore de L'Ora; Antonio Giaimo, redattore del GdS e già cronista de L'Ora; Giovanni Meli, segretario della federazione ragusana del SUNIA; Giuseppe Casarrubea, storico e dirigente scolastico; Pippo Gurrieri, direttore di Sicilia Libertaria; Franco Tandin, operatore economico e opinionista di Venezia; Gino Scasso di Legambiente; Francesco Crescimone, regista. Per informazioni, adesioni e testimonianze: accadeinsicilia@tiscali.it

 

27 novembre 2004

Ragusa. I poteri forti minacciano. L'inchiesta continua.

Prima di dare spazio alla nuova dirompente testimonianza di Sebastiano Agosta, è necessario rivolgere due parole ai lettori. Si sono aperte falle di conoscenza importanti. Su questo sito informativo, in particolare, diverse persone stanno cominciando a testimoniare a viso aperto, con determinazione e a loro rischio, sui bubboni più o meno nascosti che da decenni corrodono la città di Ragusa: il deprimente stato della giustizia, le trame lobbistiche della Banca Agricola Popolare, il malaffare nelle istituzioni, gli insoluti della vicenda Tumino-Spampinato. In altre parole, il muro atavico del silenzio, fondato sull'intimidazione costante dei cittadini, comincia a incrinarsi. Ebbene, la reazione a tutto questo è rabbiosa e allarmante. Resisi conto infatti delle improvvise scoperture, i registi più o meno in ombra della città stanno usando tutti i mezzi perché determinate voci vengano definitivamente spente. E a firma di Carmelo Di Paola, espressione di tali poteri, quale patrocinatore legale della BAPR, adesso viene addirittura chiesto a un magistrato del tribunale di Ragusa l'oscuramento di questo spazio informativo, che conta oggi oltre duemila documenti, divisi fra documentazione storica, letteratura civile, inchieste, testimonianze, cronache, reportages. Evidentemente, si è arrivati al fondo. Si fa un uso distorto degli uffici giudiziari, vengono vilipese le persone che stanno testimonando, si ricorre platealmente alla falsificazione, come se nulla fosse cambiato dall'età del baronaggio e dei roghi, in spregio comunque alla Costituzione della Repubblica e alle leggi, che garantiscono il diritto di cronaca, la liceità della critica civile, la libertà d'informazione. Ovviamente, non ci si lascerà intimorire. Di ogni abuso verrà informata l'opinione pubblica. L'inchiesta continua.

Carlo Ruta

Vogliono oscurare "Accade in Sicilia"

sono pervenuti messaggi di solidarietà di:

Enrico Lancia, musicista, Vittoria; Beppino Tartaro, webmaster www.processionemisteritp.it, Verona; Umberto Montefameglio, giornalista, Melegnano; Stefano Colonna, senza indicazioni; Rosario Spinello, Architetto, Firenze; Antonio Schininà, Ragusa; Laura Abbozzo, Coordinamento Antimafia di Firenze; Franco Tandin, operatore economico, Venezia; Francesco Crescimone, regista, Roma; Rocco Sciarrone, docente universitario, Torino; Giovanni Franzò, responsabile "Opposizione civile" di Ispica; Rita Rossini, Ferrara; Ugo Arioti, architetto, Partinico; Eriberto, funzionario Telecom, Ragusa; Gaetano G. Perlongo, Delegato Accademia Il Convivio, Palermo; Riccardo Orioles, giornalista, Roma; Lorenzo Baldo, vicedirettore di ANTIMAFIA Duemila; Simone Spina, giornalista, Roma; Dino Giarrusso, regista, Roma; Salvo Palazzolo, giornalista, Palermo; Giovanna Vitrano, responsabile PMLI per la Sicilia, Palermo; Rita Benigno, giornalista, Cosenza. Giuseppe Taibi, Alessandra Consiglio, Salvatore Mangiapane, Carmelo Nocera, Salvatore Barone, Adriano Madonia, e tutti i componenti dell’Associazione e della redazione del giornale "CartaVetrata", Cammarata (Ag); Marco Guastella, studente, Catania; Francesco Chiantese, regista, Accademia Minima del Teatro Urgente, Siena; Ulisse Signorelli, Palazzolo Acreide e SISSIS Catania.

Leggi i messaggi

Per testimonianze: carlo.ruta@tin.it - accadeinsicilia@tiscali.it

Caso Ragusa

1 dicembre 2004

Dal comunicato emesso dal catanese Enrico Lentini, già socio storico della Banca Agricola Popolare di Ragusa, a seguito degli insulti ricevuti dall'avvocato Carmelo Di Paola, portavoce legale della BAPR, nell'ambito della richiesta di oscuramento di "Accade in Sicilia".

L'avvocato Carmelo Di Paola, difensore della Banca Agricola Popolare di Ragusa, chiede, con provvedimento di urgenza al Tribunale di Ragusa, che venga oscurato il sito www.accadeinsicilia.net, assumendo altresì che il giornalista Carlo Ruta sarebbe in combutta con "tale" Lentini Enrico, già socio della BAPR. Il termine "tale" usato dall'avvocato Di Paola nei miei confronti si ritorce sullo stesso: è come lo sputare in cielo che in faccia ritorna. Con buona pace dell'avvocato Di Paola io sono il signor Lentini. (...) L'avvocato Di Paola, poi, non si deve dolere poiché c'è un detto: chi semina a tumulo raccoglie a salme. Il sottoscritto non combutta con nessuno, aderisce soltanto alle corrette e giuste attività dei media; l'avvocato Di Paola potrà rinvenire coloro i quali sono in "combutta" fra i suoi vicini, i vertici della BAPR...

Enrico Lentini

Catania 30 novembre 2004

 

Ragusa

27 novembre 2004

Vittima di accuse infamanti, Sebastiano Agosta denunzia: "l'avvocato Carmelo Di Paola mi ha proposto una mazzetta al bar Mediterraneo perché tacessi sull'affare Provincia-Ellepi srl". Indaghi a questo punto la Direzione Distrettuale Antimafia.

 

Nel "Ricorso per provvedimento d'urgenza", con cui l'avvocato Carmelo Di Paola, arriva a chiedere grottescamente l'oscuramento del sito informativo "Accade in Sicilia", lei, al pari del catanese Enrico Lentini, viene tirato in causa e pesantemente diffamato, solo perché ha avuto il coraggio di testimoniare su una storia di malaffare. Cosa risponde?

Rispondo che ho 74 anni, la mia vita è stata un libro aperto, e non temo nulla. Ho denunziato l'affare Provincia-Ellepi srl senza remore, su carta intestata e firmandomi. Ho inviato tale denunzia a varie autorità pubbliche: amministrative e istituzionali. Tali denunzie sono pervenute agli uffici giudiziari, che mi hanno chiamato a deporre. Il Di Paola dice quindi delle falsità documentabili. Aggiungo che nel caso non ho soltanto scritto e firmato denunzie. Ho anche parlato. Mi sono confrontato con persone. Può testimoniare il dottor Elio Giannì, interessato alla vicenda. Può testimoniare il signor Giovanni De Maria, che aveva dato alla provincia in affitto un capannone per settanta milioni di lire l'anno. Mi sono esposto in tutti i sensi, e per questo mi hanno variamente intimidito e vilipeso, facendomi passare ad arte come persona inattendibile.

Come replica in concreto alle accuse infamanti del Di Paola?

Di queste offese, che colpiscono in profondo la mia dignità, il signor Di Paola dovrà rispondere davanti al giudice. Fra qualche giorno presenterò infatti la querela per diffamazione. E farò di tutto perché la verità venga a galla in tribunale. Ho chiesto inoltre un colloquio con un magistrato della DDA di Catania, con cui discuterò anche di questo.

Vuole dire come sono andate effettivamente le cose?

Sì, è arrivato il momento di far conoscere per intero all'opinone pubblica i fatti di cui ho solo accennato le volte scorse, assumendomene piena responsabilità. Nel momento in cui ha saputo che ero interessato a consultare il fascicolo della compravendita del capannone, l'avvocato Carmelo Di Paola mi ha telefonato, profittando del fatto che ci conoscevamo: una volta l'avevo ospitato infatti nel mio ristorante in Germania, dove era giunto su indicazione dell'avvocato Giovanni Cilia, amico mio da lunga data, per via della comune militanza nella sinistra. Mi ha detto che intendeva parlarmi circa l'affare Ellepi-Provincia, e gli ho risposto che se lo riteneva opportuno poteva raggiungermi al Bar Mediterraneo di Via Roma, perché lì in quel momento mi trovavo. Il Di Paola è arrivato in effetti dopo pochi minuti, e mentre prendavamo un aperitivo mi ha detto che i suoi clienti della Ellepi srl, contraenti dell'affare miliardario, erano in una botte di ferro. Io gli ho risposto che non ero interessato ai suoi clienti, ma ai miei colleghi dell'Amministrazione provinciale, che si stavano coinvolgendo in una faccenda sporca.

Al bar Mediterraneo, mentre consumavate un aperitivo, cosa le ha proposto il Di Paola in dettaglio?

Dicendomi che non c'era tanto da spartire, mi ha offerto, in cambio del mio silenzio sull'affare, una mazzetta di una decina di milioni di lire, facendomi capire tuttavia che tale cifra poteva essere maggiorata. Sorpreso e sdegnato che fosse arrivato a tanto, gli ho risposto che proponeva qualcosa di indecente e che stava profittando di una persona perbene. Con sprezzante ironia gli ho detto infine che non avevo bisogno dei soldi che mi offriva, perché ero in grado di comprarmi il pane. Al che lui si alzò e andò via.

Tale incontro al Bar Mediterraneo è avvenuto di mattina o di sera?

E' avvenuto di mattina. Eravamo seduti in disparte, in un angolo in fondo alla sala. E ricordo un particolare di cui chiederò il riscontro in sede giudiziaria. In quella occasione si avvicinò a noi casualmente un cronista dell'emittente modicana Video Mediterraneo, che mi intervistò brevemente per un reportage che stava realizzando sulla superstizione, con particolare riferimento ai costumi locali. Credo che poi quell'intervista sia andata in onda.

Lei ha altri elementi per potere dimostrare che quell'incontro c'è stato?

Sì. E' stato preceduto come detto da una telefonata sul mio cellulare. Chiederò quindi che il magistrato faccia richiesta dei tabulati del mio cellulare e del telefono dello studio del Di Paola, da dove credo costui mi abbia telefonato. Provvederò a fornire inoltre altri elementi utili, dal momento che di questa faccenda ho parlato a caldo con delle persone.

Lei sta dicendo cose di gravità inaudita, che la magistratura competente non può più eludere, se non vuole cadere completamente nel discredito. Teme qualcosa?

Come le ho detto, non temo nulla. Dopo la pubblicazione delle mie testimonianze ho subìto dei tentativi di condizionamento, ma non torno indietro.

Cosa le è successo in particolare?

E' successo, per esempio, che un procedimento in corso da parecchi anni per difformità edilizia su una struttura in legno precaria e stagionale è stato ulteriormente differito con danni considerevoli. La cosa naturalmente mi ha lasciato assai perplesso. E' come se mi si volesse fare il vuoto attorno. Sono arrivati poi altri segnali, cui do una minore rilevanza: qualche operazione andata "inspiegabilmente" a monte; qualche pratica che si è improvvisamente arenata, e così via. Però sono pure arrivati segnali di genere opposto.

In che senso?

Tanta gente mi ha fermato per strada per esprimermi solidarietà. Ho ricevuto telefonate da Catania. Una addirittura da Carpi in provincia di Parma, riguardante la Ellepi dei Chiaromonte. Mi si chiedevano delle informazioni su tale impresa, dal momento che questa pare abbia vinto un'appalto di svariati miliardi, a Carpi appunto, credo per illuminazione pubblica. E dalle parole che ho scambiato con l'interlocutore ho avuto modo di capire che anche lì sono stati ravvisati dei punti oscuri, delle trame affaristiche, che stanno creando allarme.

 

La BAPR sotto inchiesta

15 novembre 2004

Banca Agricola Popolare di Ragusa. Parla un ex socio forte, titolare di migliaia di azioni. Gli affari in Italia e all'estero. Le clientele. Il dissenso interno e le rappresaglie. Le mosse del trapanese Destefano. Il ruolo dell'avvocato Di Paola.

 

Sono pervenuti documenti significativi sugli iter della BAPR negli ultimi anni, che di qui in avanti verranno resi pubblici e spiegati, con approfondimenti, integrazioni su alcuni punti specifici, su cui si sta lavorando. L'inchiesta, puntata su un nodo cardine della finanza siciliana, avrà un decorso lungo. Si dirà di fatti, di documenti riservati, di conti inattendibili, di denunzie trasmesse, senza esito, alla Procura di Ragusa. Si dirà anzitutto di un estremo tentativo di moralizzazione operato da un dirigente dell'istituto, il ragusano Alfredo Garozzo, che per tutta risposta è stato posto prima ai margini, per essere infine espulso, mentre i figli, fatti oggetto di gravissime ritorsioni, hanno dovuto abbandonare l'istituto, dove prestavano servizio da dirigenti e funzionari. Garozzo è morto lo scorso anno, nel silenzio studiato della provincia ufficiale che, manco a dirlo, si è stretta attorno alla banca. E solo adesso, dopo l'apertura dell'inchiesta sul caso Ragusa, "Accade in Sicilia" viene a conoscenza delle sue argomentate denunzie, tramite Enrico Lentini, che con lui ha condiviso i richiami alla trasparenza mossi ai vertici dell'istituto. Già a capo di un'impresa commerciale di Catania, Lentini è stato un socio storico della banca, con la titolarità di diverse migliaia di azioni, fino al 2001, quando con Garozzo è stato espulso. Si tratta d'un uomo determinato, irriducibile a dispetto dei suoi 79 anni e delle rappresaglie subite. Si parte quindi dalla sua testimonianza, messa a punto, nella forma di intervista, il 14 novembre 2004.

Carlo Ruta

La testimonianza

Si presenti per piacere.

Sono Enrico Lentini di 79 anni. Sono residente a Catania in corso delle Province n. 12. Sono stato per decenni socio della Banca Agricola Popolare di Ragusa, fino al novembre 2001, quando io e il dirigente ragusano Alfredo Garozzo, avendo esplicitato il nostro dissenso verso la politica dei vertici bancari, abbiamo ricevuto dall'amministratore delegato Giovanni Cartia la lettera di espulsione. Faccio presente che ho investito gran parte delle mie disponibilità in questa banca, assumendo con il mio gruppo familiare migliaia di azioni, perché credevo nella stabilità e nella correttezza del suo gruppo dirigente. Ma con il tempo mi sono dovuto ricredere. Sono qui allora per chiarire una serie di fatti.

Partiamo dall'assemblea dei soci del 29 aprile 2001. Cosa è successo in quella occasione?

Faccio una premessa. Le assemblee della BAPR sono caratterizzate comunemente da un piatto e unanime assenso alle decisioni dei vertici, nella logica del "non disturbare il manovratore". Tale unanimismo in sede di approvazione di bilancio viene garantito da un congegno che si potrebbe dire perfetto. Dietro "suggerimento" di Giovanni Cartia, gran parte o tutti i dipendenti della banca, controllabili quanto basta, sono diventati, per così dire, soci della medesima, con l'acquisto di qualche azione. E dal momento che in assemblea chi possiede un'azione ha diritto di voto al pari di chi ne possiede diecimila, il gioco è fatto. Chiarito questo, occorre dire che nell'assemblea del 29 aprile 2001, un caso anomalo nella storia della banca, e tuttavia da nessuno registrato, alcune cose non sono andate secondo i piani di Cartia e dei suoi amici. Un socio e ex dirigente della BAPR, Alfredo Garozzo di Ragusa, aveva manifestato infatti l'intento di denunziare in quella sede dei fatti gravissimi, e la cosa ha creato un trambusto generale, tanto che l'inizio della discussione è stato ritardato di almeno un'ora. Pressato in tutti i modi, Garozzo è stato quindi costretto a rinunziare al suo intervento, ma pur avvisato di immancabili ritorsioni nel caso fosse andato avanti, non ha mollato, perché il testo della sua denunzia, che io ho condiviso da subito, è finito pochi giorni dopo in procura della Repubblica a Ragusa.

Cosa contestava Alfredo Garozzo alla banca con la sua denunzia?

Contestava diverse cose. La prima riguardava Giovanni Cartia personalmente. Questo nel 1992 era divenuto consigliere della società finanziaria di Bologna Commissionaria 2000. E profittando di tale ruolo aveva patrocinato una serie di scambi di titoli "pronto contro termine" fra i clienti della banca ragusana e l'anzidetta società emiliana. Si trattava evidentemente di una condotta irregolare, viziata com'era dal conflitto d'interessi.Quale direttore centrale della BAPR e, a un tempo, consigliere della Commissionaria 2000, il Cartia finiva con il rappresentare infatti la parte e la controparte. Ed è andato oltre. Durante l'estate 1992 la società bolognese si è trovata in difficoltà. Cosa ha fatto allora il Cartia, che era stato eletto consigliere qualche mese prima? Si è dimesso precipitosamente, per evitare di essere chiamato in causa penalmente in caso di bancarotta, e, contestualmente, dal 28 agosto, ha fatto acquistare alla banca ragusana BPT per parecchi miliardi di lire detenuti dalla Commissionaria 2000, pagandoli a prezzi assai superiori al valore reale, a danno ovviamente di tutti gli azionisti della BAPR.

E quali altri fatti contestava Garozzo al vertice della BAPR?

Denunziava alcune operazioni della banca avvenuta nel 1999, che hanno comportato, come cercherò di spiegare, il travisamento del bilancio, con implicazioni penali non indifferenti. Partiamo comunque dall'inizio. In quell'anno, su disposizione di Giovanni Cartia, la banca ha acquisito titoli per 93 miliardi di lire interamente strutturati, cioè di provenienza incerta e non quotati in borsa. E si è trattato di operazioni quantomeno avventurose. Non sono state prodotte infatti delle stime da parte dell'ufficio Tesoreria, né sono state richieste certificazioni da società esterne. Il risultato è stato che due titoli in particolare, MC Lombardo e COMIT, che rispettivamente hanno comportato una spesa di circa 24 miliardi e di circa 20 miliardi, sono stati acquistati a un prezzo superiore al valore reale.

Tutto questo ha avuto ripercussioni sul bilancio d'esercizio della banca?

Sì, ha avuto ripercussioni gravissime, nel senso che si è fatto ricorso a una vera e propria falsificazione. Il 31 dicembre 1999 gli amministratori della banca, Cartia in testa, avrebbero dovuto iscrivere a bilancio i titoli anzidetti al giusto valore. Ma questo non è stato fatto, perché, trattandosi di due titoli particolarmente pesanti, che hanno comportato alla banca un costo di oltre 44 miliardi di lire, la minusvalenza che ne è derivata, di circa 9 miliardi di lire, avrebbe sconvolto il bilancio, e avrebbe per ciò stesso determinato, per la prima volta, una drastica riduzione del dividendo, rispetto a quello maturato nel precedente esercizio. Ci sarebbero stati allora due "effetti collaterali". Si sarebbe incrinato, da un lato, il rapporto fiduciario dei soci nei riguardi degli amministratori, con pregiudizi non indifferenti per questi ultimi. Dall'altro, gli amministratori avrebbero potuto godere di minori emolumenti, dal momento che questi vengono commisurati proprio agli utili di esercizio. In sostanza si è fatto ricorso a un raggiro, ancora una volta a danno degli azionisti.

Lei sta esponendo effettivamente fatti gravissimi, pure sotto il profilo penale. E diceva che Garozzo, con la sua personale condivisione, ha provveduto a renderli noti, con un esposto, alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Ragusa. Può dire cosa è successo in dettaglio?

L'esposto è stato inoltrato in Procura il 12 luglio 2001, con la convinzione che la giustizia avrebbe fatto rapidamente il suo corso. Occorre tener presente che si trattava del reato di falso in bilancio, per il quale, come chiariva Garozzo nel documento, negli anni passati sono state azzerate e incriminate dirigenze di banche importanti come la Popolare di Novara. E le falsificazioni della BAPR erano tali che non potevano essere coperte neppure dal decreto Berlusconi, dal momento che le cifre travisate superavano di gran lunga i margini percentuali consentiti dal decreto medesimo. Comunque Giovanni Cartia, saputo del documento, che avevamo fatto pervenire a tutti i soci, e dell'esposto presentato alla magistratura, non è rimasto a guardare. Il 20 luglio 2001 ha inviato a tutti gli azionisti una lettera per rassicurarli, e ha trasmesso in procura un contro-esposto a sua firma, con cui difendeva in toto le operazioni effettuate, perché risultate, a suo dire, remunerative per la banca. Le sue argomentazioni, sicuramente frutto di una concertazione di vertice, non potevano dare tuttavia sufficiente risposta ai rilievi di Garozzo.

Dopo la presentazione dell'esposto alla Procura di Ragusa cosa è successo?

Io e Garozzo abbiamo aspettato, come detto, che la legge facesse il suo corso. E l'anno successivo, per via dell'imminente varo del decreto Berlusconi sul falso in bilancio, abbiamo pure ritenuto di dover rinforzare l'impianto dell'accusa. In sostanza, abbiamo deciso di inoltrare denunzia penale a tutti gli effetti, che abbiamo formalizzato, ognuno autonomamente dall'altro, nel luglio 2002. Tuttavia sul piano giudiziario non è avvenuto nulla. Non siamo stati convocati, né siamo stati informati su un'eventuale apertura d'inchiesta. Dopo un altro anno, nel novembre 2003, mi sono trovato quindi costretto a trasmettere un'istanza al capo della Procura generale di Catania, dottor Scalzo, perché avocasse a sé il procedimento, che a Ragusa, chissà perché, non progrediva. La risposta comunque è stata negativa.

Per riandare al fronte della banca, lei e Garozzo come avete replicato all'espulsione?

Dopo l'espulsione, comunicataci come detto il 14 novembre 2002, abbiamo fatto ricorso al collegio dei probiviri. Ma questo organo, nel gennaio successivo, ha ratificato il provvedimento di Cartia. E a quel punto ho potuto meglio conoscere colui che la banca ha chiamato a presiedere tale collegio, che per definizione dovrebbe dare garanzia di equanimità e d'imparzialità. Mi riferisco all'avvocato Carmelo Di Paola, di cui si è detto peraltro in codesto giornale a proposito di un discusso affare miliardario a Ragusa. Ebbene, a mie spese, ho scoperto che questa persona, di cui prima ignoravo quasi l'esistenza, non avendoci avuto mai a che fare, ha finito con l'assumere nella BAPR un ruolo cardinale, in diretto contatto con Cartia, Inghilterra e Spata. Ho scoperto, in particolare, che ama giocare a tutto campo, ricoprendo ruoli che dovrebbero essere fra loro incompatibili, sul piano morale prima che sul piano legale. E' un socio forte della banca, e su questo non ho niente da dire. Presiede come detto il collegio dei probiviri, di cui fanno parte il notaio Leonardo Cabibbo e il dottor Giovanni Occhipinti. E tale carica, sinonimo di imparzialità, dovrebbe in qualche modo distrarlo dai contenziosi giudiziari fra gli amministratori e gli azionisti. Lo abbiamo ritrovato invece legale patrocinatore della banca nei processi che questa ha promosso contro Garozzo e me. Adesso si viene a sapere da "Accade in Sicilia" che è pure grande amico e avvocato patrocinatore del procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera. Naturalmente non voglio insinuare nulla, non ho alcun elemento per poterlo fare, ma come cittadino italiano debbo dire che, alla luce di tante cose, mi sento profondamente turbato. Mi chiedo, cosa sta succedendo a Ragusa?

Dopo la ratifica dell'espulsione da parte del collegio dei probiviri, cosa è avvenuto?

Non ho accettato ovviamente il fatto compiuto. Ho denunciato la cosa ai soci della banca, con una lettera in cui ho messo in rilievo la colpevole parzialità del collegio dei probiviri, in particolare del Di Paola. E per tutta risposta costui mi ha citato per diffamazione, chiedendomi un risarcimento di un miliardo di lire per danni patrimoniali. Quando però il mio avvocato, ha richiesto al magistrato la presentazione del modello 740 da parte del Di Paola, perché fosse possibile valutare la congruità della cifra richiesta, questo si è tirato improvvisamente indietro, precisando per iscritto che sarebbe stato disposto ad accettare una cifra minore, su indicazione del magistrato. Evidentemente l'esibizione del 740 gli avrebbe creato qualche problema.

In definitiva, da quello che lei ho potuto constatare, da socio storico e poi da oppositore, cosa è cambiato nella BAPR negli ultimi anni?

Sono cambiate tante cose. Con la compiacenza dei vertici storici, sono andati in auge elementi spregiudicati, capaci di attività "separate", talora di dubbia legalità. Sono cambiati gli scenari operativi. Sono cambiate le mire dirigenziali, in una chiave sempre più privatistica, con i suggerimenti di Di Paola e altri personaggi, mentre si è acutizzato il conflitto, studiatamente taciuto, fra Cartia, Spata e Inghilterra. Dato che siamo in tema posso portare l'esempio del trapanese Francesco Destefano, già distaccato a Londra quale dirigente di una banca Giapponese. Costui ha operato per circa due anni alla BAPR quale direttore finanziario. E in tale veste, sulla scorta di accordi privatissimi, ha avuto un ruolo in alcune delle operazioni anomale di cui si diceva all'inizio di questa conversazione. E in sede d'inchiesta avrete modo di approfondire tale trama sulla scorta di taluni documenti e altro. E' diventato quindi il "beniamino" di Giovanni Cartia. E in tale veste si è fatto notare per l'alterigia, l'eleganza ostentata, la porsche fiammante da centinaia di milioni di lire, in definitiva il fare tipico di certi ambienti. Infine, quando è cominciata a tirare aria di scandalo, ha avuto il benservito con una liquidazione enorme, e l'aggiunta fuori sacco, cioè "riservatissima", di 270 milioni di lire, che gli sono stati pagati dalla cassiera Maria Carmela Rovella, presso l'agenzia 2 di Ragusa.

Vuole dire che aveva una particolare presa su qualcuno?

Intendo dire che ha seguito un percorso pericoloso, per sé e per la banca, ma lo ha fatto con astuzia. Pare che in una occasione abbia affermato che se gli fosse successo qualcosa sarebbe stato in grado di mandare in galera un po' di gente, a partire da Giovanni Cartia. E qui concludo.

La testimonianza, verosimilmente la prima a essere resa pubblicamente dalla prospettiva interna della banca, si chiude qui, con la definizione alcuni modi d'essere di un potentato economico che, a partire da Ragusa, è divenuto, come viene unanimemente riconosciuto, una espressione fra le maggiori della finanza siciliana. L'inchiesta, che potrà pure contare sulle analisi e sugli accurati rapporti lasciati da Alfredo Garozzo, come detto ex dirigente di primo piano dell'istituto, è dunque aperta, lungo quattro direttrici fondamentali: i percorsi lobbistici della BAPR sul terreno civile e finanziario; i gruppi di potere interni; gli affari in Italia; gli affari in campo internazionale.

Per interventi e testimonianze: accadeinsicilia@tiscali.it

 

Caso Tumino-Spampinato

25 novembre 2004

L'arresto di Marco Tumino e il passato che ritorna. Le anomalie di una operazione giudiziaria e il dubbio agghiacciante di una trama nella testimonianza di un amico.

 

A seguito di un'inchiesta promossa dalla Procura di Modica, retta da Domenico Platania, il 5 novembre sono stati arrestati Marco Tumino, modicano, e il suo amico Marco Gurrieri, ragusano. L'accusa per entrambi è gravissima: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione personale. A Gurrieri viene contestato inoltre il reato di violenza carnale. Il primo, arrestato per motivi analoghi qu