Dicembre 2005 Salviamo la vita di Ignac Aradi, destinato a morte sicura se verrà estradato in Ungheria
Dall'avvocato Casimiro Mastino di Sassari giunge un appello che non può lasciare indifferenti le persone oneste, né gli strumenti d'informazione che nel nostro paese operano con coerenza sul terreno dei diritti fondamentali. Un cittadino ungherese, Ignac Aradi, attualmente ristretto presso un carcere della Sardegna, verrà sicuramente ucciso se per decisione del ministro della Giustizia Castelli, cui spetta l'ultima parola, verrà estradato nel suo paese di origine.Sul suo capo pendono infatti diverse taglie spiccate dalle più efferate organizzazioni criminali ungheresi, che lui ha contribuito a contrastare da collaboratore degli organi di polizia. Si invitano le sedi e le espressioni della società civile a fare sentire la loro voce nei modi che sono possibili: la vita di un uomo è in serio pericolo, ed è importante che si faccia qualcosa prima che sia tardi. c.r.
Ignac Aradi è un informatore della polizia ungherese, che ha contribuito all'arresto e alla condanna di oltre trecento pericolosi delinquenti nel suo paese. Non è un poliziotto, ma viene pagato dalla polizia per infiltrarsi in bande criminali e vive di questo lavoro. Ad un certo punto, succede qualcosa e viene scaricato dai funzionari della polizia ungherese che tenevano i contatti con lui. Si determina la tragica situazione per cui, da un lato è accusato di aver partecipato ai crimini che aveva contribuito a sventare, dall'altro ci sono almeno trecento persone che hanno interesse a ucciderlo per vendicarsi. Di queste, una ha detto: Mi auguro che Ignac non si impicchi da solo, così, se lo trovo io, prima lo torturo e poi gli taglio la gola. Altre due persone e si badi bene non parliamo di ladri di polli, ma di capi della criminalità organizzata ungherese hanno posto sul suo capo una vera e propria taglia, rispettivamente di dieci milioni e di tre milioni di fiorini ungheresi, in favore di chi glielo porterà davanti, vivo o morto. Si tratta di cifre favolose per il livello di vita ungherese, che è sensibilmente più basso di quello italiano. Ignac cerca di fuggire ma viene catturato da un gruppo di criminali che vogliono riscuotere la taglia su di lui. In attesa di consegnarlo, sfogano il loro odio nei suoi confronti, dapprima torturandolo con un coltello, poi picchiandolo selvaggiamente e infine sodomizzandolo. Ignac riesce ad approfittare di un momento in cui i suoi sequestratori sono ubriachi per fuggire e rifugiarsi in Italia facendo uso dei documenti di suo fratello, che gli assomiglia molto. Arriva in Italia, poi in Sardegna e trova infine un lavoro a Sassari presso un'agenzia d'affari. Non ha problemi per un po' di tempo, sinché il suo datore di lavoro non viene accusato di partecipare ad un giro di sfruttamento della prostituzione. Anche lui viene coinvolto nell'indagine, nonostante le accuse nei suoi confronti siano marginali (gli si contesta di aver fatto alcune telefonate a ragazze in Ungheria) e questo porta ad un controllo delle sue impronte digitali ed alla scoperta della sua vera identità. A quel punto il Governo Ungherese ne chiede l'estradizione in due successivi procedimenti davanti alla Sezione di Corte d'Appello di Sassari. Il suo difensore ha cercato di convincere la Corte d'Appello dell'inopportunità di concedere l'estradizione stante l'assoluta certezza che Ignac possa essere ucciso se rimette piede in un carcere ungherese, ma la Corte, seguendo un ragionamento inappuntabile sul piano giuridico, ha stabilito che la valutazione della Corte d'Appello concerne esclusivamente la legale possibilità dell'estradizione passiva, esulando dalle sue attribuzioni ogni valutazione di opportunità. Lo stesso ha deciso la Corte di Cassazione sul ricorso presentato da Ignac, confermando una giurisprudenza costante per cui, in casi del genere, in ultima analisi spetta allo Stato richiedente difendere l'estradando. Tutti bei ragionamenti, ma sul piano pratico sappiamo tutti, a meno che non vogliamo prenderci in giro da soli, che dentro un carcere, di qualsiasi paese, anche quando vi sia buona volontà da parte dell'apparato statale di proteggere un detenuto (e, su questo, qualche dubbio ce l'abbiamo) le possibilità di difendere una persona presa di mira dalla criminalità organizzata locale sono praticamente nulle. L'ultima parola spetta al nostro Governo in persona del Ministro della Giustizia, che ha l'autorità di decidere autonomamente e con tutta la possibile discrezionalità, se concedere o meno l'estradizione. Ed a questo punto possono entrare in campo i cittadini, con un clic o con una lettera cartacea, come preferiscono, per chiedere al Ministro della Giustizia di negare questa estradizione. Ma perché questo funzioni dobbiamo essere in tanti. Devono esserci centinaia, migliaia di e-mail e/o di lettere o fax che chiedano al Ministro di non consentire questo assassinio annunciato. E bisogna cominciare subito! Non sappiamo quanto tempo passerà ancora, prima che il Ministro si trovi sulla sua scrivania il fascicolo di Ignac. Potrebbero essere settimane o mesi o solo qualche giorno. I tempi delle pubbliche amministrazioni sono imprevedibili, nel bene e nel male, e non si può giocare con la vita di un uomo. Bisogna muoversi subito! Studio Legale Internazionale - Avv. Casimiro Mastino
Proposta di lettera da indirizzare al ministro della Giustizia Ignac Aradi racconta la sua storia contatti email: mastinolawfirm@tiscali.it
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