Il tribunale dà ragione ai soci Bapr «Giusto denunciare frodi della banca»

(dal quotidiano "Finanza & Mercati" del 7 novembre 2006)

Giustizia a scoppio ritardato, ma pur sempre giustizia. C’è qualcosa di buono nelle sentenze del Tribunale penale e civile di Ragusa che - dopo anni dai fatti - riconoscono gli illeciti commessi dalla dirigenza della Banca agricola popolare di Ragusa (Bapr), reintegrano nella qualità di socio Alfredo Garozzo (ormai deceduto) e archiviano le denuncie per calunnia nei confronti dell’altro socio escluso, Enrico Lentini. Soci che avevano denunciato le condotte fraudolente della banca e che inopinatamente erano stati estromessi dal collegio dei probiviri presieduto da Carmelo Di Paola, avvocato della stessa Bapr. Sul piano formale giustizia è stata fatta. Sui bilanci degli esercizi 1992 e 1999-2000 la procura di Ragusa ha chiesto l’archiviazione per effetto della nuova normativa sul falso in bilancio, ma certifica l’illiceità dei comportamenti: «Il mancato superamento della soglia di non punibilità prevista dalla legge scongiura la conseguenza del riconoscimento della responsab ilità penale dei vertici dell’istituto di credito ma non elide nei fatti la natura fraudolenta della loro condotta, desumibile dalle operazioni contabili poste in essere». Detto per inciso, i maquillage contabili messi in atto dalla Bapr hanno consentito di nascondere sotto il tappeto minusvalenze per diversi milioni di euro, che diversamente avrebbero afflitto il conto economico e il patrimonio di vigilanza dell’istituto ragusano. Operazioni contabili da cui, oltretutto, non sembrano del tutto esenti i bilanci successivi (esercizi 2002 e 2003). Ma le sentenze mettono a nudo un altro aspetto più inquietante: i dirigenti della banca - a partire dal presidente e amministratore delegato Giovanni Cartia - sono ancora tutti al loro posto. Si tratta di un effetto perverso prodotto dal meccanismo del voto capitario che regola la governance delle banche popolari e dalla totale assenza di iniziativa dell’organo di controllo, la Banca d’Italia, che pure era perfettamente a conoscenza degli i lleciti fin dalla primavera 2000 per effetto delle ispezioni condotte presso l’istituto ibleo. In questi anni nessuna sanzione ha colpito gli organi amministrativi (su cui pende ora una richiesta di rinvio a giudizio per calunnia nei confronti del socio Lentini), il collegio sindacale, né tantomeno il revisore che quei falsi ha certificato senza battere ciglio (Arthur Andersen prima, Deloitte poi). La Banca agricola popolare di Ragusa non è una «banchetta» da pochi sportelli e, forse, è proprio questo il problema. Si tratta dell’unico gruppo bancario siciliano indipendente che, a partire dalla fine degli anni ’90, ha tentato anche la strada dell’espansione al Nord con l’acquisto di una società d’intermediazione mobiliare, la Concordia sim (ora Finsud sim). Iniziativa che ha creato non pochi grattacapi ai soci della popolare (la sim, in perdita, è stata ricapitalizzata anno dopo anno) e le cui finalità non paiono a oggi del tutto chiare. Vista la nebbia che ha circondato per anni la g estione dell’istituto, non è escluso che presto possano emergere altre sorprese.

Paolo Fior

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